Santa Barbara open, free and full project: anno primo cava terza.
Lunedì, Febbraio 25th, 2008Peppe:
Caro mimmo, tempo addietro mi dissero:
tu non sai le cose, non conosci la vera storia
verrai manipolato!
(Parlo del S.B.P.; Santa Barbara Project)
Feci una riflessione, un ragionamento del cazzo per dirla in parole mie
e come facevano un volta nei film, cioè il solito girotondo (capisci vero?)
ogni cosa mi portava a cose che già avevo sentito anni fa….
Molti anni fa, quando bazzicavo per Napoli e dintorni a farmi spennare soldi come un pullastro, qualcuno mi parlava di un gruppo
di un certo “mario pesce a fora”….,
io non capì subito, ma già allora si parlava di una santa, allora pensai: ma se tanto mi da tanto, io conosco già sta cosa, sono altri che hanno preso il cazzo per la banca dell’acqua!!
Mimmo:
Curioso, quando abbiamo reso pubblica la nostra collaborazione anche a me dicevano di fare attenzione a chi vuole usarmi solo per farsi pubblicità, difendere seriamente le proprie ragioni e cercare di collettivizzarle ti porta in qualche modo a diventare tuo malgrado un artista pubblico, un artista del luogo comune, un artista per sbaglio che resosi conto della truffa tramandatagli geneticamente cerca di fare il non artista.
Da quando ho reso noto tutto il mio sdegno nei confronti di un sistema che tratta gli artisti peggio dei barbieri pur chiamandoli Maestri mi sono trovato a dovere esporre ed argomentare le mie ragioni (dovrei dire le nostre, ma prima di diventare le nostre erano le mie, ogni storia collettiva nasce in maniera intima e privata, quasi domestica, questo fa della famiglia un nido di ribellione naturale) davanti a tutti.
Sto facendo un grande sforzo comunicativo per rendere la mia icona un simbolo collettivo al servizio di un malessere diffuso all’interno di questo sistema dell’arte, ho smesso di dipingere e mi faccio pubblicità a costo zero abbandonando le mie opere, ho smesso di “lavorare” solo per il mio ego, vorrei fare capire in qualche modo agli artisti che un altra economia dell’arte in teoria potrebbe essere possibile, basterebbe uscire da logiche museocratiche, fintamente meritocratiche a qualsiasi livello si operi.
Oggi un artista per essere veramente pubblico deve essere quanto più privato è possibile e deve evitare di rincorrere nicchie di protezione, quando una ricerca è seria, basta raccontarla con trasparenza, questo è secondo me qualità etica, che di riflesso diventa estetica, mezzo e linguaggio se parliamo di arte sono la stessa cosa, a monte regna sovrano il pensiero, che quando è puro è anche naturalmente estetico.
Peppe:
scusa mimmo il mio esprimermi ad intercalarari
un pò volgari, potrei anche aggiustare la mira, ma mi soddisfa di più cosi.
Mimmo:
Non fosse così, non sarebbe un racconto a due voci.
Peppe:… ti dirò man mano morte vita e miracoli di ciò che si sentiva su mario,
tu lo sai già, altri no.
Mimmo:
Posso cominciare ad accennare io che Mario è stato un di pittore dilettante e “disobbediente” con protagonismi da Rione Sanità folgorato da una Santa mentre desiderava nascondersi in una galleria per riparasi da un mondo esterno senza pietà nei confronti dell’arte contemporanea?