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	<title>scorsone artecontemporanea</title>
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	<description>Nuovo Blog Blog.teknemedia.net </description>
	<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 09:47:24 +0000</pubDate>
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		<title>Maria Pia Lo Verso - Voglia di Sicilia</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 09:47:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questi ultimi anni la fotografia, con mostre di ogni genere, ha pervaso tutto il continente anzi l’intero pianeta. Non si parla d’altro che di fotografia: è come se questa ultima  “musa” fosse nata solo ieri e pensare invece che è una giovinetta di quasi 180 anni (risale infatti al 1829 l’invenzione di Louis [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi ultimi anni la fotografia, con mostre di ogni genere, ha pervaso tutto il continente anzi l’intero pianeta. Non si parla d’altro che di fotografia: è come se questa ultima  “musa” fosse nata solo ieri e pensare invece che è una giovinetta di quasi 180 anni (risale infatti al 1829 l’invenzione di Louis Daguerre messa a punto poi, nel 1835, daWilliam Fox Talbot).<br />
Recentemente mi sono imbattuto in un catalogo di foto di famiglia molto corposo, stampato senza badare a spese, con oltre cento pagine tutte rigorosamente in bianco e nero, con copertina rigida e sopracopertina, ma la qualità delle foto era molto scadente: purtroppo di cataloghi e pubblicazioni di questo genere ce ne sono una infinità utilizzati per lo più per mostre fai da te senza che le foto pubblicate, in alcuni casi, abbiano un filo conduttore, un tema. Una serie di fotografie dalle inquadrature sghembe e spesso fuori fuoco quando non mosse.<br />
Ogni giorno, a seconda del gusto, si può scegliere di visitare una mostra, ovviamente di fotografia, dalla più insignificante alla più qualificata. Mostre che rappresentano pizzi e merletti, paesaggi tra i più svariati, foto d’ambiente, foto di viaggi in mari tropicali o del lido di casa tua, mostre di foto dei capricci di tuo figlio, di mestieri scomparsi, di tradizioni orali, di fatti e momenti di vita collettiva a volte mai esistiti se non nella fantasia di chi è fotografato nel momento del “racconto” o nella testa del fotografo.<br />
La foto, al contrario di quanto la gente pensi, è il racconto di una emozione, la necessità di fermare l’immagine catturandola con il proprio obiettivo, facendola propria per sempre. Raramente qualcun altro avrà la tua stessa fortuna di trovarsi lì in quel preciso momento e nelle condizioni emozionali in cui ti sei trovato tu nel momento in cui scattavi la tua foto e poco importa il soggetto fotografato. Nessuno meglio di te saprà interpretare l’emozione del momento fissato per sempre in quella foto. Fotografare è una passione ma è anche un mestiere. La passione tale è quando le situazioni emozionali che contraddistinguono il fotografo sono siffatte da rimanere nell’ambito personale, senza che quest’ultimo sfoci in momenti pubblici. Di contro, quando siamo in presenza di un professionista avvertiamo subito la differenza. Egli sa esattamente cosa inquadrare e l’effetto che produrrà quella fotografia sulla gente. Le sue foto appartengono agli altri e lui lo sa, infatti la prima cosa che tenterà di fare sarà quella di venderle, di far “cassetta”: in ogni caso di renderle pubbliche.<br />
C’è da chiedersi allora: quando una mostra di fotografie ha ragion d’essere? Quella di Maria Pia Lo Verso, Sicilia: da una sponda all’altra esposta in questi giorni presso la galleria Studio 71 in Palermo, è una mostra diversa che ha un suo tema e che si sviluppa attraverso momenti precisi di una stagione meteorologica e popolare. Ella infatti riesce a cogliere perfettamente alcuni aspetti tipici della nostra mediterraneità. Li ha cercati e trovati; i suoi scatti non sono casuali sono momenti che le appartengono anche quando è una cassata siciliana a far bella mostra di sé in maniera provocatoriamente invitante o i maliziosi cannoli o il buccellato dell’Immacolata o ancora l’&#8221;infausta&#8221; pecorella pasquale e la pupaccena. Sono foto che mettono in evidenza i vizi della gola mai disgiunti dai problemi della linea e del diabete. Una mostra quindi che “provoca” le papille gustative. Quella di Maria Pia Lo Verso è una mostra di elementi costituiti da scatti non casuali ma realizzati nell’ambito di una ricerca estetica fatta di oggetti comuni, di ceramica, di composizioni, di frutti mediterranei, di piante tipiche della nostra regione come i fichidindia, la pomelia (o, come sarebbe più corretto dire, plumelia), i centenari ulivi saraceni o magari il carretto siciliano. Una mostra che ha un ottimo impianto anche per la scelta delle immagini e la qualità delle stesse. Testo in catalogo di Mariella Calvaruso con una filastrocca di Vinny Scorsone. La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 17.00 alle 20.00 festivi esclusi. Galleria Studio 71 Palermo Via Fuxa n. 9. catalogo gratuito</p>
<p>Palermo,26/09/2008				        Francesco M. Scorsone</p>
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		<title>Tanina Cuccia e Pieluigi Tantillo - verticale</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 15:05:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marci</dc:creator>
		
		<category>Uncategorized</category>

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		<description><![CDATA[Mi chiedo spesso se il compito di chi scrive d’arte sia di scrivere dell’artista (o degli artisti) o diversamente cercare prima di interpretare quello che ha scritto, come commento alla presentazione della mostra, colui o colei che ha avuto il compito, dall’artista o dal curatore della mostra, di scrivere per tentare di aggiungere qualcosa in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiedo spesso se il compito di chi scrive d’arte sia di scrivere dell’artista (o degli artisti) o diversamente cercare prima di interpretare quello che ha scritto, come commento alla presentazione della mostra, colui o colei che ha avuto il compito, dall’artista o dal curatore della mostra, di scrivere per tentare di aggiungere qualcosa in più alle opere esposte, o meglio, cercare di entrare nel merito del lavoro dell’artista arricchendo la mostra di note e argomenti che diversamente sarebbe difficile da decodificare attraverso la semplice visita della stessa. È pur vero che in alcuni casi è ininfluente la lettura di una presentazione se si conosce bene l’artista, per cui scriverne è come raccontare un episodio, un istante di una quotidianità nota, ma è anche un momento di stima per il lavoro, per la professionalità, per l’impegno che mette in ogni sua piccola o grande cosa che fa. Ecco se dovessi raccontare o scrivere, come sto facendo, in termini concreti di Tanina Cuccia credo che non potrei tenere disgiunti i due momenti dell’artista che conosco. L’artista e la donna si fondono in questo suo modo di essere grande professionista e ricercatrice delle tecniche più consolidate nei secoli: dalla tempera all’uovo al collage, dalla pittura ad olio alle stesse volute lacune delle tavole ricostruite in biacca, più volte citate nella sua  presentazione da Francesca Mezzatesta (per la verità un po’ troppo ricca di termini ricercati). La scrittura dovrebbe avere la capacità di rendere fluidi i concetti, diversamente è uno sfoggio di conoscenza fine a se stesso. Tanina Cuccia è una persona discreta, attenta. In diverse occasioni abbiamo avuto modo di descrive, nel senso più concreto della parola, la costante necessità che ha di confrontarsi con altri artisti, affrontare con grande umiltà i pareri e i giudizi di colleghi, di operatori culturali e di critici d’arte. Un atteggiamento  poco riscontrabile in altri autori soprattutto della sua generazione. Questa mostra monrealese raccoglie un po’ tutta la sua produzione da: “Cielo di Pietra” del  1987 presentata da Francesco Carbone, alla mostra romana, “Ieratica minuendo” del 2008 passando attraverso “I confini del Sacro” del 2006. Una mostra quindi ben articolata, ricca quanto basta per avere una visione organica del lavoro dell’artista fin qui prodotto. Ma se lo spazio del Complesso Monumentale Guglielmo II della cittadina Normanna accoglie in una sorta di afflato i lavori Tanina Cuccia meno incisivi risultano le sculture e le istallazioni di Pieluigi Tantillo. Avevamo scritto in altre occasione sulla necessità di questo artista di presentare i suoi lavori verticali in un contesto che non fosse distrattivo. Ma è ovvio non siamo stati ascoltati. Ancora una volta le sue opere sono penalizzate, perché si disperdono non tanto perché l’ambiente è dispersivo ma perché si è continuamente distratti dai quadri degli altri autori. Al contrario le opere di Tantillo hanno assolutamente bisogno di essere viste e godute senza nient’altro intorno a loro. Mi piacerebbe entrare in un ambiente espositivo e vedere solamente opere di questo pur bravo scultore. La mostra di Cuccia e Tantillo realizzata in collaborazione con l’Associazione Riquadro ed esposta al Complesso Monumentale Guglielmo II di Monreale si concluderà il 24 settembre 2008. Orari: dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00. Domenica e festivi dalle 9.00 alle 13.00  ingresso € 3,00.<br />
Palermo, 15/09/2008					Francesco M. Scorsone  </p>
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		<title>Carini e la sua pinacoteca tematica dedicata a Laura Lanza</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 15:03:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marci</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Se fossimo chiamati a dare un giudizio su una mostra qualsiasi potremmo sostenere: ci piace o non ci piace, in relazione al gusto di carattere estetico che ci siamo formati a vario titolo. Ma in questo caso non si tratta di una mostra, ma della costituzione di una pinacoteca comunale che peraltro ha un carattere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se fossimo chiamati a dare un giudizio su una mostra qualsiasi potremmo sostenere: ci piace o non ci piace, in relazione al gusto di carattere estetico che ci siamo formati a vario titolo. Ma in questo caso non si tratta di una mostra, ma della costituzione di una pinacoteca comunale che peraltro ha un carattere tematico e cioè di quadri dedicati alla Baronessa di Carini. È bene chiarire che una pinacoteca ha un “segno” permanente, sicché le opere commissionate come in questo caso a un gruppo di artisti avrebbero dovuto avere un livello medio alto e invece constatiamo con molto disappunto che siamo in presenza in molti casi a lavori di modesta fattura. Niente di personale beninteso ma quel che giusto è giusto a fianco di artisti di buon livello anzi di ottimo livello sono stati affiancati autori che a parte la buona volontà non hanno aggiunto all’opera nient’altro che un aspetto didascalico. Ben poca cosa se si pensa che nella premessa alla visita della Pinacoteca, le dichiarazioni dell’Assessore alla Cultura del Comune di Carini Giuseppe Agrusa erano state penetranti e di grande apprezzamento sull’operazione Pinacoteca Comunale. Lo stesso discorso è stato ripreso peraltro con una certa enfasi dall’Assessore Provinciale alla Cultura Marianna Caronia arricchendolo in modo estremamente interessante con l’impegno dell’Amministrazione Provinciale a sostenere tutti quegli enti che sceglieranno la strada della costituzione di una pubblica pinacoteca. Parole di grande effetto che avevano tradito l’intenzione del curatore Pippo Buscemi (anch’egli pittore) di proseguire con una ulteriore iniziativa: “Carini e il suo territorio”.<br />
Che c’era qualcosa che non funzionava, l’avevamo capito subito, non appena visto il catalogo. La sequenza degli artisti non era in ordine alfabetico e non vi era alcun testo che desse una spiegazione sui motivi della costituzione della pinacoteca comunale, ma avevamo pensato ad una stravaganza della direzione artistica. Purtroppo non è stato così. I nostri dubbi e le nostre perplessità sono state puntualmente confermate. Aida Vivaldi, Angelo Denaro, Anna Torregrossa, Antonella Affronti, Antonino G. Perricone, Antonino Prestigiacomo, Caterina Lala, Chiara Di Rosa, Cinzia Restivo, Enza Maria Orestano, Enzo Partinico, Fabio Mattaliano, Francesco Pintaudi, Fabrizio Costanzo, Francesco D’Agostino, Francesco D’Amico, Gabriella Lupinacci, Giacomo Vizzini, Giorgio Ravazzolo, Giovanna Genuardi, Giuseppe Marchese, Giuseppina Onorato, Leonardo Albanese, Leonardo La Barbera, Maria Laura Riccobono, Marialuisa Lippa, Marina Calabrò, Mariella Ramando, Mario Lo Coco, Marisa Battaglia, Nancy Sofia, Nunzio Mazzamuto, Aldo Sessa, Piero Strada, Pietro Tarantino, Pino Manzella, Pippo Buscemi, Pippo Giambanco, Rosalia Bono, Sebastiano Caracozzo, Totò Lucania, Totò Vitrano, Vincenza Loredana Troia, sono gli autori presenti in questa rassegna permanente dedicata a Laura Lanza e aggiungerei Ludovico Vernagallo, che certamente ebbe un ruolo determinante nel creare la “leggenda” della baronessa di Carini. Questa come tante altre celebri coppie che il Sommo Poeta avrebbe collocato tra i lussuriosi nel V canto dell’inferno assieme a Paolo e Francesca non avrebbe avuto alcun risalto se una forma di mano di colore rosso non fosse impressa in un muro della sua stanza. Bene i lavori di Pippo Giambanco con il suo delicatissimo ultimo abbraccio, Anna Torregrossa con Castello di Carini, una struttura dai muri ciechi, come a significare l’assenza totale di una qualsiasi libertà di pensiero emancipativo, argomento bene interpretato da Mario Lo Coco col il suo Tradimento del prete, si racconta infatti che sia stato un prete a tradire gli amanti e come la chiesa del tempo fosse molto vicina ai potenti feudatari e ancora una singolare Mariella Ramando con la sua: Sulle note della Baronessa riesce a cogliere la drammaticità “erotica” della incombente morte.<br />
Castello di Carini. Pinacoteca comunale, orari di apertura dalle 09.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00 ingresso € 2,00. </p>
<p>Palermo, 13/09/2008					Francesco M. Scorsone </p>
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		<title>È stato intitolato ad Achille Saitta il Teatro Comunale di Sant&#8217;Angelo di Brolo</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 10:07:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marci</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Una architettura sobria senza particolari pretese, come si conviene ad un teatro della provincia siciliana nato nel 1901 sulle rovine nella Chiesa di Santa Chiara (molti teatri sorsero sui resti di chiese, quando non addirittura abbattute per far posto al teatro cittadino, come nel caso del Teatro Massimo di Palermo). In alto, come si conviene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una architettura sobria senza particolari pretese, come si conviene ad un teatro della provincia siciliana nato nel 1901 sulle rovine nella Chiesa di Santa Chiara (molti teatri sorsero sui resti di chiese, quando non addirittura abbattute per far posto al teatro cittadino, come nel caso del Teatro Massimo di Palermo). In alto, come si conviene ad ogni teatro, troneggia sul frontale la scritta: “L’arte plasma l’anima del popolo e ne ricrea lo spirito”. Parole di sicuro effetto alle quali oggi nessuno da più peso e significato. Di notevole pregio è il soffitto a cassettoni in legno scolpito e risalente probabilmente al Seicento mentre il coro ligneo, che faceva parte della ex Chiesa di Santa Chiara, é praticamente andato distrutto o ha cambiato destinazione. Chissà! Peraltro sono stati rimaneggiati anche i palchi in legno lavorato per far posto a sobri e molto più borghesi palchetti in calcestruzzo.<br />
Con un pubblico atto è stato intitolato ad Achille Saitta (commediografo e scrittore) il Teatro Comunale di Sant’Angelo di Brolo il 26 agosto c.a. alle 21,30   con la proiezione di una sua commedia: “Hanno ucciso il miliardario”interpretata a suo tempo da Nino Taranto e trasmessa dalla Rai  TV. È stata riproposta in omaggio a questo figlio di Sant’Angelo di Brolo.<br />
Leggiamo nella sia biografia: Achille Saitta, infatti è nato a Sant’Angelo di Brolo il 12 marzo 1898, è giunto al teatro nel pieno vigore della maturità, dopo aver dedicato la propria giovinezza al giornalismo. S&#8217;impose all&#8217;attenzione del pubblico sin dal 1952 con un testo di grande forza drammatica: Donne brutte, portato alla ribalta dalla Compagnia Paola Borboni - Filippo Scelzo. La bruttezza femminile, fino allora introdotta sulla scena come elemento complementare della vicenda, ne diventava invece il motivo centrale, profondamente umano. Uno dei più noti critici italiani, Eugenio Ferdinando Palmieri scrisse in quell&#8217;occasione: « L&#8217;audacia del Saitta è il calcolo d&#8217;un teatrante finissimo ». E A. G. Bragaglia osservava con stupore come Saitta avesse tenuto per tanto tempo nascosto, al contrario di molti altri autori, il suo istinto teatrale.<br />
Il teatro di Saitta è stato caratterizzato da una genuina umanità che infonde nei personaggi una vita veramente autonoma in cui non sì avverte mai l&#8217;intervento dell&#8217;autore<br />
Donne Brutte, pubblicato in: Ridotto: rivista mensile di cultura e di vita teatrale A. 8., n. 4 (aprile 1958), fu l&#8217;inizio di una serie di commedie fortunate. Se ne ricordano alcune; Non c&#8217;è regola, ahimè!, commedia di amara comicità, presentata per la prima volta dalla Compagnia di Ernesto Calindri  e giudicata da Carlo Terron sul « Corriere Lombardo » come la piena conferma « d&#8217;un autentico temperamento di commediografo »; I figli degli antenati, primo tra i testi italiani del dopoguerra ad affrontare il problema della gioventù bruciata; la commedia, come notò Arnaldo Fratelli, andò «dritta al successo » meritando all&#8217;autore una vera « ovazione »; Gelosia, cbe presentava un nuovo aspetto di quel tormentoso sentimento e il cui dialogo fu giudicato da Elìgio Possenti sul « Corriere della sera »: « svelto, snello, bene agganciato, a volte piccante, sempre disinvolto », capace di ravvivare con « note maliziose e spregiudicate » una materia familiare al teatro; La stampa è libera, che indicò le gravi responsabilità del giornalismo nella vita attuale e presentata dalla Compagnia Adani-Cimara al Teatro San Ferdinando di Napoli, ottenne anch&#8217;essa lusinghieri giudizi; Mario Stefanile scrisse sul « Mattino »: « La morale della commedia balza fuori evidente e balza fuori anche il problema fondamentale della libertà della stampa, dei suoi diritti e dei suoi soprusi&#8230; Ovunque questa commedia susciterà consensi o almeno discussioni ». Il commediografo, scrittore e giornalista visse per la gran parte della sua vita tra Roma e Parigi ma come spesso accade morì nella sua mai dimenticata Sant’Angelo il 25 novembre del 1981.<br />
Palermo,27/08/2008				Francesco M. Scorsone. </p>
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		<title>Lombardo - Sgarbi – Calderoli – come Cesare, Pompeo e Crasso</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 07:54:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marci</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Cosa non si fa per la “politica” del piacere che con la politica, quella vera, poco ci azzecca. Si va finanche a “Canossa” pur di piacere, pur di far parlare di sé, affinché non si spengano mai i riflettori accesi un giorno di aprile dell’anno di grazia MMVIII. Si va per coniare un altro importante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa non si fa per la “politica” del piacere che con la politica, quella vera, poco ci azzecca. Si va finanche a “Canossa” pur di piacere, pur di far parlare di sé, affinché non si spengano mai i riflettori accesi un giorno di aprile dell’anno di grazia MMVIII. Si va per coniare un altro importante epitaffio storico: La pace di Salemi. La storia, la futura memoria, dovrà anche ricordarsi di questo incontro tra Lombardo e Sgarbi due personaggi logorati dalla telecamera e purtroppo anche dalla politica, che cercano visibilità costi quel che costi. Ma mentre scrivo questo articolo, ecco giungere un’altra notizia: Lombardo incontra a Bergamo Calderoli con all’o.d.g. il federalismo e le riforme. Non c’è pace per questo infaticabile presidente della regione che va da una punta all’altra dell’Italia alla ricerca di qualcosa per far fronte alle promesse fatte ai siciliani qualche tempo fa. E così, dopo una presidente che ha fatto il romitaggio a Santiago de Compostela, abbiamo un altro presidente che fa il romitaggio a Bergamo, una provincia molto religiosa, ricca di santuari e luoghi di culto, che ha dato alla chiesa finanche uno dei più grandi e illuminati papi (Giovanni XXIII). Che nei siciliani la voglia di fare i pellegrini sia innata, non vi è alcun dubbio. Si va in pellegrinaggio ovunque: negli Uffici pubblici di ogni ordine e grado, negli Assessorati regionali, nei potentissimi uffici di Palazzo d’Orleans (che se sei un miracolato puoi incontrare anche Lombardo), all’Assemblea regionale per ora no perché sono in ferie fino a 15 settembre 2008 (si sono presi solo quaranta giorni di vacanza dopo nientemeno avere fatto 17 sedute). Stanchi di due mesi di duro lavoro, difatti, i deputati hanno pensato bene di prendersi qualche giorno di riposo, giusto per non farsi criticare dal ministro Brunetta che in questo momento cavalca la tigre dell’assenteismo. Perché parliamoci chiaro: il ministro non può intervenire sulle assenze dei parlamentari ma eventualmente sulle assenze dei sediari del presidente, del vicepresidente, dei capi gruppo, insomma del personale impiegatizio che ruota intorno all’Assemblea regionale e che al momento è assente sì, ma in ferie.<br />
È chiaro che non è tenendo desta l’attenzione dei siciliani con fatti molto lontani dalle necessità quotidiane che la politica risolverà i problemi dei cittadini. Bisogna che la politica esca dalla stanze del potere, ma non per andare nei mercati per incontrare le persone per fini propagandistici ma perché solo stando vicino alla gente potrà, tenendo desto l’udito, sapere cosa pensano i suoi amministrati. La politica si fa giorno per giorno e non ogni quattro anni, perché si rischiano spesso amare sorprese. La politica fallimentare della sinistra purtroppo forse non ha insegnato niente.  </p>
<p>Palermo, 22/08/2008				Francesco M. Scorsone </p>
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		<title>Mediterraneo – mitologia delle figure nell’arte italiana tra le due guerre</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 07:36:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marci</dc:creator>
		
		<category>Uncategorized</category>

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		<description><![CDATA[Raffinata, precisa (come è nello stile di Sergio Troisi) si presenta la mostra – Mediterraneo, mitologia delle figure nell’arte italiana tra le due guerre – esposta fino al 5 ottobre 2008 all’Ex Convento del Carmine di Marsala.
Altre mostre hanno raccontano il mito e il Mediterraneo: ad es. a Trapani “Sicilia Tra mito e realtà” del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Raffinata, precisa (come è nello stile di Sergio Troisi) si presenta la mostra – Mediterraneo, mitologia delle figure nell’arte italiana tra le due guerre – esposta fino al 5 ottobre 2008 all’Ex Convento del Carmine di Marsala.<br />
Altre mostre hanno raccontano il mito e il Mediterraneo: ad es. a Trapani “Sicilia Tra mito e realtà” del 1991; a Isola delle Femmine, Sulla rotta di Plinio, del 1999; nelle Isole Eolie, Le Isole Eolie: viaggio tra sogno e realtà, del 2004; Trapani, L’isola del mito, del 2005, solo per citarne alcune. Ma sono state tutte mostre che hanno avuto attinenza con il racconto, con il viaggio. Quella del Carmine ha il pregio di raccontare, attraverso le opere e la loro “mitologia”, un periodo storico dell’arte italiana tra le due guerre. Sicché Lucio Fontana, Fausto Melotti, Achille Funi, Felice Carena, Renato Paresce, Giorgio De Chirico, Lia Pasqualino Noto, Renato Guttuso, Nino Franchina, Mario Sironi, Carlo Carrà, Alberto Savinio, Aligi Sassu, Afro Basaldella, Emanuele Cavalli, Alberto Ziveri, Arturo Martini, Mirko Basaldella, Fausto Pirandello, Marino Marini, Renato Birolli, Giuseppe Capogrossi, Massimo Campigli, Carlo Levi, Alberto Magnelli, sono un consistente spaccato dell’arte italiana (e mi piace sottolineare dell’arte italiana, perché siamo sempre più contaminati da esterofilismi di ogni genere). Quella stagione fu sicuramente uno dei momenti più italiani di ogni altro periodo storico. Certamente il potere politico di quel tempo ebbe una grande influenza sullo “sviluppo” di questo momento storico della pittura, molti artisti furono definiti pittori di regime, non tenendo presente la critica del tempo ma anche quella post bellica che l’artista non risponde quasi mai alle necessità della committenza e quando lo fa riesce sempre a mimetizzare all’interno dell’opera elementi che nel tempo diventano oggetto di riflessione (Nudo di Donna di Mario Sironi del 1927). Ma torniamo alla mostra: il percorso espositivo si svolge attraverso cinque temi che pur essendo diversi tra loro: enigma, origine, attesa, sospensione, disagio, non esclude che gli stessi artisti possano essere presenti in uno o più temi prima citati.<br />
Una piccola opera di Giorgio De Chirico “bagnante”del 1929 ci accoglie nell’articolato plesso nel quale è allestita la mostra che segue un itinerario, come si diceva prima molto preciso. Enigma è il primo impatto con le opere del Carmine: De Chirico, Carlo Carrà, Mario Sironi, Alberto Savinio; Massimo Campigli etc. sono tutte opere che lo riecheggiano esso è presente come è giusto sia ovunque: nel modernissimo nudo di donna del 1927 di Mario Sironi e nel Pegaso del 1939, nella Venere Innamorata di Achille Funi del 1928 come nelle opere di Alberto Savinio Guerriero e Il vecchio e il nuovo mondo, entrambe del 1927. Ma non si possono citare tutte le opere che pure meriterebbero in un senso o nell’altro un qualche rimando. Una mostra così articolata merita l’attenzione del visitatore e non può non essere accompagnata dall’ausilio di una sia pur minima spiegazione. Il testo di Sergio Troisi nel nutrito e articolato scritto presente in catalogo (edito da Sellerio con qualche sbavatura di carattere cromatico) rende appieno il dibattito culturale e il fermento artistico di quel tempo. Vale la pena sottolineare come tutta la mostra segua una attenta e calibrata misura sia nei contenuti intrinseci dei temi prima richiamati, ma soprattutto nella qualità delle opere, che in qualche caso è notevole; vedasi due inediti lavori: Figure Nere del 1931 e Uomini del 1932 entrambe di Lucio Fontana e altrettanti lavori di Carlo Levi: Nudi luminosi e Donne antiche del 1934 che lasciano trasparire - senza che questi sia di disturbo né all’opera né tanto meno alla morale (considerato l’aspetto bigotto della pittura di quel tempo) - come l’artista, libero da qualsiasi forma di freno primordiale dipinge questo aspetto saffico della purezza dell’amore femminile. Ma la mostra offre molti spunti di riflessione e commenti sia sul piano squisitamente storico che artistico. Una mostra dunque da vedere. Ex Convento del Carmine Marsala fino al 5 ottobre 2008 catalogo € 10,00.</p>
<p>Palermo, 04/08/2008				Francesco M. Scorsone</p>
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		<title>Nel nome di Federico II il leggendario</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 07:32:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marci</dc:creator>
		
		<category>Uncategorized</category>

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		<description><![CDATA[Ci va giù duro e senza sconti Aurelio Pes nella sua cavalcata in difesa di Federico II nel pubblico processo svoltosi il 18 agosto 2008 a Isola delle Femmine in notturna e il cui tribunale era presieduto, da un dialetticamente appannato presidente nel momento di pronunciare la sentenza di assoluzione che proscioglieva Federico II dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci va giù duro e senza sconti Aurelio Pes nella sua cavalcata in difesa di Federico II nel pubblico processo svoltosi il 18 agosto 2008 a Isola delle Femmine in notturna e il cui tribunale era presieduto, da un dialetticamente appannato presidente nel momento di pronunciare la sentenza di assoluzione che proscioglieva Federico II dai reati per i quali veniva “processato”. Due i capi di imputazione: 1°) la scomunica patita ad opera di Papa Gregorio IX per avere stretto accordi politici e militari con eserciti infedeli contrari al potere del potente Stato Pontificio.  2°)  per avere istigato al suicidio, dopo essere stato accecato perché accusato di essersi appropriato di beni dello stato diventando ricchissimo, il suo primo ministro Pier delle Vigne. La performance di Pes è ineccepibile anche se un po’ stringata nei tempi egli infatti conduce per mano lo spettatore al pubblico processo cercando motivazioni tutte a difesa dello Stupor Mundi dal “prologo”, passando attraverso “l’incoronazione”, l’”ibnabad”, “Calatrasi” detto anche Ponte del Diavolo (1160 d.c.) nel quale in un filmato realizzato qualche tempo fa ci mostra uno spumeggiante Giorgio Albertazzi recitare una poesia e ancora “Anticristo”, “la Guerra” e infine la “Ricognizione”. Sono sette passaggi della vita di questo grande condottiero che anche se come tutti i monarca di quel periodo dovevano essere forti e decisi nelle risoluzioni che prendevano senza peraltro avere ripensamenti. Fu come tutti sanno anche un illuminato sostenitore delle arti e delle lettere a lui si deve la fondazione della 1a Università a Napoli, alla sua corte fiorirono le arti e le lettere (con la formalizzazione della struttura metrica del sonetto), ma anche la politica e l’economia. La scuola siciliana fu una vera corrente di pensiero di quel tempo, in cui arte e letteratura ebbero una  parte fondamentale nello sviluppo del regno. Fu a quanto pare un ecologista ante litteram anche se aveva una vera e grande passione per la caccia con il falco (ma si sa quando mai un cacciatore non ha sostenuto di essere anche un ecologista?). Federico II esercitò il potere inducendo gli arabi che fino al momento della sua incoronazione avevano dominato in Sicilia a ritirarsi oltre il canale di Sicilia verso la Tunisia o riducendo in schiavitù coloro i quali non si convertivano al cristianesimo. In altri termini Aurelio Pes ha tracciato per grandi linee nel suo discorso a difesa di questo personaggio leggendario una serie di possibili attenuanti sul fatto che possa avere effettivamente commesso i delitti a lui ascritti e per i quali oggi veniva processato. Non se la sente la giuria a condannare la leggenda, non ne ha i mezzi, non è indottrinata da leggi e studi specifici, non conosce i fatti (così qualcuno ha sostenuto) molti dubbi sono affiorati sulla reale colpevolezza di Federico II che viene prosciolto con formula piena dal  1° capo di imputazione, mentre per il 2° viene assolto con formula dubitativa. Una sentenza scritta, come scritta era quella di colpevolezza se mai i giurati avessero avuto il coraggio di condannarlo. Ma si sa, è luogo comune. È  più facile condannare un innocente che un colpevole. Possiamo ancora a distanza di otto secoli portarci dietro un fardello talmente pesante da non capire che non ci possono essere “condanne” di assoluzione. Le condanne sono di colpevolezza.  </p>
<p>Palermo, 19/08/2008				Francesco M. Scorsone</p>
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		<title>España -  una mostra lunga cinquant’anni</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 10:07:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marci</dc:creator>
		
		<category>Uncategorized</category>

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		<description><![CDATA[España: una mostra da vedere, da gustare sotto tutti gli aspetti, completa, ben amalgamata, senza sbavature. Capita di rado vedere a Palermo una mostra pensata per una struttura palermitana. Questa volta, questa mostra dedicata alla Spagna è stata pensata e strutturata per noi, per Palermo. Non avrà altri appuntamenti se non quello di palazzo Sant’Elia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>España: una mostra da vedere, da gustare sotto tutti gli aspetti, completa, ben amalgamata, senza sbavature. Capita di rado vedere a Palermo una mostra pensata per una struttura palermitana. Questa volta, questa mostra dedicata alla Spagna è stata pensata e strutturata per noi, per Palermo. Non avrà altri appuntamenti se non quello di palazzo Sant’Elia. Parla con passione l’ex Presidente della Provincia Francesco Musotto, di come è nata l’idea di una mostra che raccontasse la Spagna attraverso i suoi artisti; di come l’idea si sia sviluppata nel corso dei mesi, del passaggio al Commissario Straordinario Patrizia Monterosso che ha puntualizzato ponendo l’accento sui 5 decenni a cui fa riferimento la mostra, densi di critica sociale e di ripensamenti storici nell’evoluzione e nello sviluppo di quelle nazioni che si affacciano nel Mediterraneo. Le contaminazioni culturali, artistiche e architettoniche - ha sottolineato il Ministro della Cultura spagnola Antonio Molina intervenendo alla conferenza stampa - sono notevoli e rafforzano il legame tra i due popoli: a cominciare dalla strada in cui siamo (via Maqueda), i palazzi che in essa si affacciano come il Palazzo Comitini e Sant’Elia, la stessa suddivisione della città nei quattro mandamenti con Piazza Villena fulcro del nuovo assetto urbanistico di Palermo: tutte opere degli spagnoli in Sicilia che sicuramente, in quanto ad architettura urbanistica, non temevano concorrenti a quell’epoca e forse neanche oggi. Vale la pena sottolineare altresì che il ministro Molina ha voluto ricordare nel suo intervento che la Sicilia ha dato alla cultura mondiale premi Nobel come Salvatore Quasimodo e Luigi Pirandello e scrittori quali Giovanni Verga, Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Vincenzo Consolo i quali sono stati fautori di quella rivoluzione estetica nel campo della scrittura che ha coinvolto anche i massimi poeti spagnoli contemporanei quali Rafael Alberti e Antonio Machado, Luis Cernuda e altri.<br />
España, arte spagnola 1957 – 2007  è una sorta di viaggio, una sintesi per raccontare ciò che la Spagna ha prodotto in termini artistici in questo ultimo cinquantennio una “divagazione” diligente sullo stato dell’arte e un’analisi attenta sulle sue sfaccettature. Attraverso questa mostra siamo nella condizione di mettere a fuoco il potenziale culturale di una nazione, la Spagna, una mostra per raccontare il passaggio dalla modernità alla contemporaneità, ha affermato Demetrio Paparoni, curatore attento e appassionato della mostra, nel corso dell’affollata conferenza stampa tenuta a Palazzo Comitini (Sede della Provincia di Palermo). Un passaggio che ha il suo inizio con l’anno di fondazione del gruppo “El Paso” Formatosi appunto nel 1957 e, ci piace citare gli artisti che ne fecero parte  peraltro molti dei quali presenti in questa mostra: Luis Feito, Rafael Canogar, Manolo Millares, Antonio Saura, Manuel Rivera, Juana Francés, Antonio Suárez e Pablo Serrano. Un’esposizione che abbraccia come si diceva 50 anni di storia della pittura spagnola da Pablo Picasso a Mirò da Salvador Dalì ad Antoni Tàpies, da Eduardo Chillida a Juan Muñoz per arrivare ai nostri giorni con opere di giovani artisti quali: Manu Arregui 1970, Jacobo Castellano 1976, Enrique Marty 1969, Fernando Sanchez Castello 1970, MP &amp; MP Rosado 1971, e meno giovani come: Eduardo Arroyo 1937, Rafael Canogar 1935, Ester Ferrer 1937. Non mancano peraltro registi come Luis Buñuel con alcuni fotogrammi dei suoi più celebri film: La morte in giardino del 1956 o Il fascino discreto della borghesia del 1972. Di forte impatto sociale è il gruppo scultoreo di Francisco Leiro. L’ispirazione della scultura è tratta da una sequenza televisiva degli anni 80 di un fatto increscioso e antirazziale verificatosi a Los Angeles. L’opera pone in risalto il capovolgimento dei ruoli in quanto a bastonare in questo caso sono gli afroamericani e il malcapitato è un bianco. Circa 70 artisti tutti rigorosamente spagnoli a rappresentare i cinque cicli di storia e di cultura spagnola riferiti all’arte contemporanea: Existencialismo barroco; Quijotismo trágico; Misticismo pagano; Tenebrismo hispánico e Abstracción simbólico-formal. Una mostra quella spagnola che può servire alle nuove generazioni, sempre più distratte da inutili situazioni mediatiche. Che può servire per prendere coscienza che la vita di gruppo non è la vita del branco ma significa produrre idee insieme dandosi delle regole, formulare progetti, evitare di fare dell’inutile nomadismo metropolitano. In questo senso la dott.ssa Carmen Cafarel Direttrice dell’Istituto Cervantes, sottolineando l’importanza culturale dei centri di Milano, Roma, Napoli e Palermo (ex Chiesa di Santa Eulalia de Catalani)  i quali costituiscono una forte cerniera tra la Spagna e l’Italia ha ribadito, se mai ce ne fosse stato bisogno, che era appena il caso di alzare gli occhi andando in giro per la città per verificare come Palermo è intrisa di elementi e di rimandi alla cultura ispanica. Non sono mancati infine i ringraziamenti al direttore delle attività culturali della Provincia di Palermo dott.ssa Marianna Mirto e al direttore di Palazzo Sant’Elia Maurizio Rotolo per la loro professionalità i quali si sono adoperati affinché l’iter della mostra procedesse senza particolari intoppi burocratici. La mostra España 1957 – 2007 a cura di Demetrio Paparoni è stata prodotta da Arthemisia e promossa dalla Provincia Regionale di Palermo sarà esposta fino al 14 settembre 2008 a Palazzo San’Elia di Palermo. Catalogo Skira. Orari di apertura martedì, mercoledì, giovedì e domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00; venerdì, sabato e prefestivi ore 10.00-13.00 e 17.00-23.00. Lunedì chiuso. Biglietti: interi € 7,00 ridotto € 5,00. </p>
<p>Palermo, 19/05/2008				Francesco M. Scorsone</p>
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		<title>Judith Boy - Sirene</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Aug 2008 15:33:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marci</dc:creator>
		
		<category>Uncategorized</category>

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		<description><![CDATA[Avevo ricevuto più di un sms nel mio cellulare che mi invitava a vedere questa mostra di Judith Boy alla Libreria del Mare Via Cala n. 50 Palermo, fino al 9 agosto 2008. Ci andai accompagnato da un amico pittore con il quale commentai, dopo avere visto la mostra, sia gli abiti che certamente avevano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo ricevuto più di un sms nel mio cellulare che mi invitava a vedere questa mostra di Judith Boy alla Libreria del Mare Via Cala n. 50 Palermo, fino al 9 agosto 2008. Ci andai accompagnato da un amico pittore con il quale commentai, dopo avere visto la mostra, sia gli abiti che certamente avevano dell’estroso e del creativo ma che nell’ambiente della galleria risultavano ammassati e privi di quella necessaria spazialità che un abito ha bisogno per essere goduto, ma anche dell’atteggiamento dell’artista che ci apparve scostante e privo di interesse nei confronti di chi in un pomeriggio infernale (come oramai sempre più spesso accade a Palermo) aveva sfidato la calura perché era giusto indipendentemente dalle asprezze atmosferiche andare a vedere cosa produce in termini artistici la nostra città. Sull’argomento ne parlai casualmente in un incontro estemporaneo con Veronica Bauso anch’essa stilista creativa come la Boy,  pregandola di andare a vedere la mostra in questione perché avevo bisogno di un occhio allenato per avere anche un giudizio estetico sia sugli abiti che sulla mostra in generale. Qualche giorno dopo mi fece avere uno scritto che trascrivo testualmente:<br />
&#8220;Rivestirsi di pelle di coccodrillo impressa su tessuti impalpabili è un omaggio alla natura incontaminata, una dolce armonia che ricopre e sfiora un’altra pelle, è il ricordo di Dio che ci regalò, dopo la caduta, 2 tuniche perché gli abiti sono nostri. L’artista sfida con richiamo al creato ciò che la società contemporanea vuole illuderci come nostro possesso produttivo (e ben poco creativo) di un corporeo idolo. Fiabesco, fanciullesco nella pittura istantanea del bimbo che sogna, che imprime segni sui colori, ritrovando rametti della pace, piume di incantevoli uccelli, fiori che profumano del caleidoscopio della vita su questo cupo cemento armato.<br />
Abiti di scena, difficile trovare il coraggio di indossare la sfida con l’altra leale che dissimula realtà omologate. Svelare con l’aderenza, sottolineare la sinuosità del corpo è il rischio di essere solamente visti e non guardati. Molto audace, molto bello. Se si potesse far fluire le scene della vita, non come finzione scenica, ma come idillio di sincera vitalità.<br />
Bellissimi, graziosissimi abiti, regali e preziosi.&#8221; (Veronica Bauso)<br />
Non mi uniformo al giudizio di Veronica (e forse sbaglio) ma si sa, in arte, nella moda e soprattutto nell’abbigliamento, bisogna esserci dentro per capire le situazioni estrose di questo aspetto estremamente femminile e capriccioso dell’arte. Ciò che mi affascina di questo mondo sono i modelli della tradizione quelli che hanno ricoperto la pelle delle persone, qui vestiti che hanno qualcosa da raccontare perché realizzati affinché fossero indossati e non per finire in un museo come di fatto accade spesso. Mi affascina pensare che un determinato vestito è stato creato e indossato da un personaggio che nel bene o nel male ha fatto la “storia”. Ne puoi percepire la regalità o la miseria. In ogni caso quell’abito ha qualcosa da raccontare non è solo frutto (come da più parti si sostiene) di un’inutile creatività. L’arte tale è se ti arricchisce interiormente se ha la capacità di scandagliare percorsi mentali mistici e creativi, diversamente è una sterile forma di comunicazione. La mostra<br />
Palermo, 31/07/2008					Francesco M. Scorsone</p>
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		<title>Mimmo Paladino a Palermo con il suo Don Chisciotte</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 15:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marci</dc:creator>
		
		<category>Uncategorized</category>

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		<description><![CDATA[Se avessi bisogno di una controfigura, certamente sceglierei Don Chisciotte; non perché mi somiglia fisicamente e avrebbe la capacità di sostituirmi nelle imprese più disperate, ma perché io gli somiglio per la mia incapacità di affrontare in maniera ragionata le asprezze e i pericoli a cui vado incontro pur di difendere un’idea, un principio al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se avessi bisogno di una controfigura, certamente sceglierei Don Chisciotte; non perché mi somiglia fisicamente e avrebbe la capacità di sostituirmi nelle imprese più disperate, ma perché io gli somiglio per la mia incapacità di affrontare in maniera ragionata le asprezze e i pericoli a cui vado incontro pur di difendere un’idea, un principio al di là di ogni ragionevole speranza. Un po’ come Don Chisciotte. </p>
<p>Abbiamo tutti questa ingannevole, oscura<br />
benedetta passione per la verità<br />
Che non è vera se non è anche sogno.<br />
Vogliamo inventare una futura<br />
era di bellezza e di libertà.</p>
<p>Questi versi tratti da una splendida e quanto mai azzeccata poesia di Giuseppe Conte per definire la psicologia di un personaggio “mitologico” come Don Chisciotte - scritta e inserita nel catalogo di Mimmo Paladino per la sua mostra “Don Chisciotte a Palermo” esposta fino al 14 settembre 2008 nella restaurata ala della Sala della Cavallerizza di Palazzo Sant’Elia a Palermo – sono e fanno parte integrante delle tavole illustrative dell’opera dell’artista beneventano in questa sua ultima fatica. Incisioni, collages, acqueforti, impressioni tipografiche, acquerelli, un corpus di circa 60 lavori     esposti al pubblico che danno la sensazione di un ben più nutrito numero di opere realizzate nel corso del 2006 per la splendida pubblicazione edita dall’Editalia e tirata in 120 esemplari. A queste si affianca l’opera originale: un volume di grande formato cm 62 x 47 piegato e non rilegato che è in mostra ma che, a differenza delle tavole tutte esposte, non è ovviamente per ragioni di opportunità sfogliabile. Un’opera quella di Mimmo Paladino che racconta in maniera indagatrice quella che è stata la vita di questo hidalgo nato dalla penna di Miguel Cervantes e che in quattrocento anni di storia è riuscito, grazie al suo modo piuttosto pittoresco, infantile e passionale di vedere ogni cosa, di porsi all’attenzione del grande pubblico.<br />
Consci così come siamo di combattere a volte una sorta di battaglia perduta e senza speranza ci separa da Don Chisciotte questa consapevolezza. Una consapevolezza che sembra non avere mai sfiorato la mente di Don Chisciotte della Mancia. Un cavaliere senza macchia e senza paura, sfortunato fino alla fine dei suoi giorni, condannato a morire nel suo letto con tanto di testimoni, ivi compreso anche un notaio e non, come normalmente è dato ai cavalieri di ventura: una morte nobile, brandendo la “durlindana”, durante una epica battaglia tra cristiani e musulmani, tra ricchi e oppressi o magari tra ribaldi approfittatori di vergini e indifese fanciulle. La sua morte non verrà cantata da cantastorie, non ci sono ribaldi da citare nelle tormentate ed enfatiche frasi che avrebbero potuto declamare i nostri  cuntastorie da Ciccio Busacca a Vito Santangelo e, per altri versi, ai Cuticchio solo per citarne alcuni. La sua morte passa inosservata con le fredde parole dell’ultima tavola della mostra: “in breve dopo aver esecrato i libri di cavalleria, la morte di Don Chisciotte giunse”. Il freddo e malfermo tavolo su cui è disteso il cavaliere dei cavalieri nel momento della sua morte, con la spada, compagna fedele di tante “battaglie” che non fa più paura,  abbandonata a terra, senza “vita” come Don Chisciotte.<br />
Palazzo Sant’Elia Palermo. Ingresso gratuito. Catalogo € 20,00 con testi di Demetrio Paparoni, Corrado Bologna e Roberto Alajmo. La mostra è stata realizzata con il patrocinio dalla Provincia Regionale di Palermo.    </p>
<p>Palermo, 24/07/2008				Francesco M. Scorsone</p>
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