Essential Experiences a Palermo - Palazzo Riso e Abatellis, fino al 28 febbraio 2009
Mi dispiace, ma proprio non ci sto a subire una tale inutilità a spese della collettività come quella messa in atto da Palazzo Riso (Regione Siciliana) che ha commissionate agli artisti: Pedro Cabrita Reis, Dennis Oppenheim e Richard Nonas tre diverse “opere” (meglio sarebbe dire “situazioni”) che danno la sensazione della precarietà, non solo del sistema politico che le ha generate - e della Regione Siciliana in generale - ma che confermano soprattutto la certezza di una città incerta del proprio avvenire e che non sa peraltro dove andare. La scelta di Pedro Cabrita Reis, con la complicità degli addetti ai lavori di Riso, di creare con laterizi forati e sberciati una sorta di muro di sbarramento tra l’ingresso e il resto del piano terra è un pugno in un occhio. L’artista ha issato un muro tra le due colonne di marmo di Billiemi che caratterizzano ciò che è l’ingresso “nobile” di Palazzo Riso e che allo stato attuale non esiste più. “Il muro di Palermo” di Cabritas proprio non lo mando giù (il commento sulle altre due me le risparmio). Mi verrebbe voglia, inscenando una performance, di buttarlo giù con una mazza, proprio come hanno fatto i tedeschi con il loro muro. In una Europa in cui i muri si abbattono ecco che Palermo li alza in una sorta di contraddizione in termini. Lo dico e lo scrivo fuori dai denti. Non ho mai avuto nei confronti dell’attuale dirigenza di Palazzo Riso alcuna simpatia per le cose fin qui fatte. Sono prive di quel nerbo scatenante della passione. Non ho mai visto nulla che mi facesse scuotere il sistema nervoso se non queste cretinate. Non riesco neanche per un solo momento a trovare un punto di fusione tra me “cittadino” e la casta a cui certamente non appartengo. Mi sono sempre definito un proletario al servizio del popolo. Un servitore sì ma non un servo da appagare con le briciole che cadono dalla tavola imbandita solo per pochi. Che la mostra “Esperienze essenziali” non avrebbe portato nulla di nuovo c’era da aspettarselo, se non per alcune opere “forti” quali quella di Anselm Kiefer con il suo “Selportrait”, un’opera certamente di impegno artistico e politico che mi fa ricordare le nefandezze delle foibe. Un corpo semi mummificato emerge dalle sterpaglie. L’artista sceglie un momento preciso della nostra esistenza per indurci a riflettere sugli aspetti drammatici e conquistanti dell’arte. Interessante, per i riferimenti alle vicende leghista di qualche anno fa, l’opera di Michelangelo Pistoletto, “Cappio”. Altrettanto interessanti sono le opere di Gilbert & George, di Kevin Francis Gray con il suo “Ghost boy” in puro marmo bianco di Carrara, della oramai consolidata presenza di Marina Abramović con una sua immancabile “Pietà”, di un enorme “corallo” di cera e polistirolo rosso di Paolo Grassino dal titolo “Madre”. Le altre opere sono di: Danica Dakić, Jan Fabre, William Kentridge, Kimsooja, Ufan Lee, Motti Mizrachi, Roman Opalka, Orlan, Giuseppe Penone, Arnulf Rainer, Gerhard Richter, Günther Uecker Sandra Vásquez de la Horra. Mi sposto a Palazzo Abatellis, seguendo un’inutile e sicuramente costosa segnaletica incollata a terra, trionfo dell’inutilità del messaggio (in quanto quelle di Palazzo Riso le abbiamo viste mentre quelle di Palazzo Abatellis le vedremo da lì a poco). Gli amministratori di questa città non finiranno mai di stupirmi. Chissà cosa ne pensano il presidente dell’Amia o l’ufficio affissioni dei Vigili Urbani. Mah! Comunque troviamo, parimente interessanti rispetto a tutta la mostra nel suo complesso, le uniche tre opere esposte a Palazzo Abatellis di Koji Tanada con “Spider’s web boy” che fa da modesto contraltare allo straordinario piccolo busto di Eleonora D’Aragona di Francesco Laurana e l’opera di Gloria Friedman dal titolo “Le gigolo”. Quest’ultima installazione rappresenta un gigolò che “scopa” uno scheletro con un orribile rosso naso da pinocchio, sinonimo delle bugie che molto spesso si recitano in amore e soprattutto in arte. Questo lavoro della Friedman certamente fa discutere se non altro perché l’interesse è dato dal fatto che la scultura è posizionata di fronte all’opera ben più nota: “Il trionfo della morte” la quale ha aspettato oltre cinque secoli per “affrontare” la sfrontatezza di quell’irriverente gigolò. Francamente le opere di Palazzo Abatellis non meritano una così discutibile e “irriverente” contaminazione. Ma si sa in arte tutto è possibile. Tutti hanno diritto di esporre le esperienze della propria ricerca. Tutti possono invitare tutti. Ha ragione un mio inseparabile amico che mi accompagna a visitare le mostre parafrasando spesso Alberto Sordi in “vacanze intelligenti” il quale sostiene: “la inutile utilità dell’arte”. Un concetto che faccio mio aggiungendo che se non avessero nulla da criticare a che cosa servirebbero i critici? La nostra società in modo molto democratico dà facoltà ad ognuno di esprimersi esponendo in pubblico poi, il frutto del proprio lavoro senza frapporre limiti. Con lo stesso principio, mi avvalgo della facoltà di giudizio. Ad ogni buon conto, la mostra è visitabile fino al 28 febbraio 2009 dalle 10.00 alle 20.00 da martedì a domenica, mentre giovedì e venerdì fino alle 22.00 catalogo € 35.00 ingresso € 5,00.
Palermo,16/11/2009 Francesco M. Scorsone
Febbraio 14th, 2010 at 5:45 pm
I found this article useful in a paper I am writing at university. Hopefully, I get an A+ now!
Thanks
Bernice Franklin
Febbraio 14th, 2010 at 6:38 pm
Many thanks to you
Francesco Scorsone