TV UNA CHANCE PER INUTILI GIULLARI

Ormai da tempo politici, uomini, donne comuni, ragazzi e ragazze in cerca di un qualche successo, di una qualsiasi affermazione “personale”, approdano alla TV in cerca di spazio e di visibilità nella speranza che il loro futuro sia la scatola domestica denominata televisore. È vero che la politica, come spesso accade, è stata la peggiore messaggera di tale aspetto di così “scarso” e meschino protagonismo, perché negli anni, soprattutto quelli degli inizi della televisione, è stata l’unica interprete di un qualche interesse economico e di arrivo delle masse popolari. Non fanno testo le sparute minoranze votate ad altri interessi quali ad es. il cinema o lo spettacolo in genere e in qualche caso la stessa televisione. Sicché chiunque, quindi, convinto di avere una qualche chance, si presenta per fare dei casting senza avere la benché minima idea di cosa pensa di fare nella vita. Orde di aspiranti cantanti. In occasione delle selezioni per la trasmissione X factor, ad esempio, si sono presentate oltre 30.000 persone per un programma che al massimo ne avrebbe ospitato solo 12. Neanche il più allettante concorso pubblico poteva avere una schiera di così apprezzati sostenitori. Pubblico parlante e pubblico silente affollano le trasmissioni televisive. Non ce ne è una che non abbia il suo pubblico, un’inutile quanto fatua schiera di nullafacenti che arrotondano la giornata con “presenze” televisive nella speranza che qualcuno si accorga di loro. Rilevante inoltre è la grande partecipazione al dibattito politico - culturale che danno alla trasmissione queste masse oscillanti da un programma all’altro.
Non ci sono più argomenti tabù. L’ultimo, in ordine di tempo, quello relativo ai transessuali, è stato abbattuto contemporaneamente dalle trasmissioni, praticamente in parallelo, di Italia 1, Rai 1 e Canale 5 di qualche giorno fa. Si sono processati contemporaneamente vittime e carnefici insieme in un’unica grande kermesse nella quale entravano ed uscivano a titolo diverso trans, prostitute, corruzione, droga, ricatti, spacciatori di cocaina, fotografi, agenti, giornalisti bene informati, anche la immortale benemerita è stata risucchiata dalla grande onda oceanica mediatica – l’Arma per la quale da ragazzo avrei dato qualsiasi cosa per farne parte (a quel tempo dovevi avere 10/10 di vista per poterne far parte ed io miope come adesso non pensai di farmi raccomandare), ma questo è un altro discorso.
Un turbinio di dichiarazioni, di prese di distanze, ma soprattutto di tolleranze e intolleranze al tempo stesso. Ne è venuto fuori un panorama di opinioni abbastanza confuso e discutibile. A fronte di chi sostiene che scegliere una discesa in politica senza scheletri nell’armadio è il minimo che un politico possa fare, fermo restando le sue inclinazioni sessuali nel privato. C’è chi invece ritiene più corretto l’inibizione da ogni carica pubblica a chi fa uso di sostanze stupefacenti. Tutte argomentazioni condivisibili. Sono peraltro convinto che se non fosse stato travolto da questo scandalo, probabilmente evitabile, lo stesso Marrazzo si sarebbe espresso in maniera ferma e intransigente (se qualcuno gli avesse posto la domanda in tempi non sospettabili). Ma allora mi chiedo: se conduttori televisivi, giornalisti, politici, opinionisti, sessuologi, psicoterapeuti, criminologi e via di questo passo sono d’accordo che la droga è un inibitore della coscienza e della libertà decisionale, che in politica debbono candidarsi persone di specchiata moralità, che chi accede ad una carica pubblica non può avere pendenze di nessun genere con la giustizia, che la violenza non può essere una ratio per estorcere confessioni. Se tutti sono d’accordo che è criminale bastonare un prigioniero che non può difendersi dalla aberrante brutalità di un altrettanto brutale e criminale carceriere, quando non poliziotto o carabiniere. Se tutti sono d’accordo a che la società cresca evolvendosi attraverso il dialogo e la tolleranza, perché c’è sempre meno dialogo e meno tolleranza tra i popoli?
A proposito di tolleranza: mi chiedo che male poteva fare un “povero Cristo” appeso ad una parete che ha sconvolto una civilissima ex finlandese al punto che è stata “costretta” a rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea per avere “giustizia”?
Troppo spesso parliamo di situazioni senza avere la benché minima conoscenza di che cosa stiamo parlando. Meglio sarebbe utilizzare il detto di “nonno Libero” una parola è troppo due sono poche.
5 novembre 2009 Francesco M. Scorsone

Lascia un commento