PINO CONCIALDI – EGO ET MEA IMAGO

In questi ultimi tempi è ritornata prepotentemente “la moda” dei cosiddetti artisti “irregolari”. Se ne è parlato e scritto molto. Le mostre di Gibellina dedicate a Giovanni Bosco, e prima ancora a Sabo, quella di Palermo a Willy Martinez, il libro scritto da Eva Di Stefano dal titolo: “Irregolari. Art Brut e Outsider Art in Sicilia” presentato proprio a Gibellina, sono segnali che esiste un certo interesse di carattere culturale intorno a questo fenomeno. Recentemente a Carpi, in occasione della mostra “Per turbamenti del potere”, sono stati esposti i ritratti di Mao, Giulio Andreotti, Andy Warhol e di Gheddafi di Cesare Paltrinieri, del Papa Alessandro IV di Paolo Baroggi etc. 21 artisti “irregolari” provenienti da “atelier” diversi quali: La Tinaia, Manolibera, Alice in Rosso, Adriano & Michele e Manica Lunga. Ma l’elenco di strutture che si occupano in qualche modo di arte e di artisti “irregolari” sono tantissimi. Una ulteriore realtà è presente nella stessa Missione Speranza & Carità di Biagio Conte a Palermo.
La cosa singolare è che in moltissimi casi tutti questi artisti, cosiddetti irregolari, hanno spesso come soggetto dominante del loro lavoro il ritratto proprio o di altre persone. Ho voluto richiamare la mostra di Carpi proprio per sottolineare questo aspetto dell’artista irregolare. Non perché la “questione” abbia relazione in senso stretto con la mostra di Pino Concialdi ma perché il soggetto che egli rappresenta nelle sue opere è il ritratto, in questo caso l’autoritratto. La sua mostra, attualmente esposta allo Spazio BQuadro di Palermo, è costituita da una serie, come si diceva prima, di autoritratti che poco si discostano l’uno dall’altro, fatta salva qualche eccezione. Oserei dire in maniera quasi ossessiva Concialdi si autoritrae come a volere cercare il miglior profilo, la migliore somiglianza o, forse meglio, quel tentativo continuo che l’artista chiede alla sua mano di pittore di trovare, attraverso il segno, il proprio io. “EGO ET MEA IMAGO” è il titolo che Salvo Ferlito ha voluto dare alla mostra dell’artista di Termini Imerese. Nell’attesa di cercare di capire direttamente dall’artista questo rapporto conflittuale o compiacente che egli ha con la propria immagine, seguiamo un video che scorre in un angolo della sala. Abbiamo la ferma convinzione, se mai ce ne fosse stato bisogno, che Concialdi non è un artista naif, non è un artista irregolare, egli è cosciente e consapevole della sua scelta estetica, srotola centinaia di suoi autoritratti, grandi, piccoli, piccolissimi. È sempre lui, ossessivamente lui. Ma allora qual è la risposta che ci possiamo dare a questa fenomenologia dell’arte? Frida Khalo può forse darci una risposta. In molti dei suoi lavori usava autoritrarsi, estrapolandosi da un contesto realistico e “modellando” l’espressione del viso in tale modo che diventasse difficile, per chi guardava l’opera, sostenerne lo sguardo. Che sia la voglia dell’onnipresenza quand’anche non si è presente? Nel “Ritratto di Dorian Gray”, un giovane ossessionato dal timore di perdere la propria bellezza, decide di farsi ritrarre da un tale pittore Basil Hallward e ottiene, con una sorta di sortilegio, che tutti i segni della propria vecchiaia finiscano nel suo ritratto mantenendo così fresca e giovane la sua immagine. Giacché il pittore rimprovera a Dorian tale vanità, lo uccide, diventando il ritratto una sorta di giudice accusatore caricato dalla vecchiaia che nel frattempo è sopraggiunta. Dorian squarcia con una pugnalata il ritratto ma è lui a cadere a terra morto, segnato dagli anni e dal vizio. Ora, può avere relazione questo fatto con Pino Concialdi? Certamente no. Ma è chiaro che ognuno di noi ha nel proprio ritratto qualcosa che non vorrebbe fosse presente e allora cerchiamo sempre il profilo migliore, accusando il nostro fotografo di non essere capace di scattarci una fotografia quando forse siamo noi che nel frattempo siamo cambiati proprio come Concialdi, che quasi non riconoscevo dopo tanti anni. La mostra di Pino Concialdi allo Spazio BQuadro di Via XII Gennaio a Palermo è visitabile fino al 23 luglio 2009 tutti i giorni escluso i festivi dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00

Palermo, 13/07/2009 Francesco M. Scorsone

Lascia un commento