La classe morta, Cesare Inzerillo e le sue mummie
Ho la piena consapevolezza che i limiti della logica, se di logica, in arte, si può parlare, non ce ne sono più, forse non ce ne sono mai stati. Ma poi che cosa è la logica in arte? Se è arte il complesso delle attività umane regolate per lo più da accorgimenti tecnici tali da rendere poi possibile il giudizio di valore culturale, vuol dire che esiste una logica in arte dettata dagli accorgimenti tecnici. Peraltro il giudizio di valore che può interessare e modificare i comportamenti di gruppi di persone o di intere generazioni deve rispondere alla logica che determina il giudizio, anche se in arte, lo stesso giudizio è relativo. Ma allora forse è appena il caso di valutare il prodotto elaborato dalla mente dell’artista prima ancora che venga esposto al pubblico il quale in relazione alla sua maturità e preparazione culturale lo recepirà o lo respingerà con le motivazioni più disparate.
Personalmente penso che il giudizio di valore sulla mostra di Cesare Inzerillo dato da Vittorio Sgarbi, concludendo il suo testo in catalogo con questa frase quasi lapidaria: “Nulla è immortale, se non Inzerillo”, è perlomeno azzardato e sono certo non farà bene all’artista. Certo lo sappiamo: da quando apparve per la prima volta nel salotto di Costanzo il tuttologo Vittorio Sgarbi è stato uno che non la manda a dire; che è stato sempre per gli opposti estremismi, anche quando la povera professoressa sarda, che aveva avuto l’ardire di fargli ascoltare una poesia, si alzò imbufalito dicendogliene di cotte e di crude e dando un calcio ad un ipotetico ramoscello che si era timidamente frapposto fra lui e la poetessa, in quel momento inebetita. Allora per riprendere il discorso, mi domando: se Inzerillo è immortale quanti altri uomini sono immortali? Se la storia dell’arte dovrà farsi carico anche di Inzerillo - per questa mostra che presenta il frutto di una sorta di repechage di metafore in cui le opere: Biancaneve, Abuso edilizio, Incaprettato e altre sono momenti di “vita” quotidiana in un senso o nell’altro e che peraltro, non stonano particolarmente con il “panorama” a cui ci ha abituato una politica latitante - chi saranno i suoi compagni di viaggio? E se poi ciò non fosse vero?
Gli esempi di mummificazione presenti nelle catacombe dei Cappuccini di Palermo sono talmente più significativi e pregni di quel fascino catalizzante di un corpo mummificato o semplicemente ridotto a scheletro (sia pure con gli abiti) che la mostra in oggetto, malgrado la buona ambientazione e alcuni accorgimenti scenografici per rendere ancora più tetro l’ambiente, riesce a dare.
Non ho trovato nulla di particolarmente dissacrante o devastante, la mostra in sé mi ha divertito, ma francamente non ha aggiunto niente a quanto già si conosce in materia. Lo stesso Cattelan avrebbe sorriso. Nel 1996 il giovanissimo Andrea Cusumano presentò nella Chiesa di San Nicolò del Gurgo alla Vucciria di Palermo la mostra: Istallazione dei Morti (presentazione in catalogo di H. Nitsch), una dissacrante parodia della morte con l’aggravante del sangue e, se ricordo bene, di feci. Molti anni prima, incuriosito da Albano Rossi che me ne parlava spesso, mi recai nella bottega di Matteo Puccio per vedere una inedita serie di opere che rappresentavano dei morti mummificati. Anche in quel caso l’impatto fu forte, ma non più di tanto. Molto più recentemente Salvo Ferlito curò allo Spazio BQuadro l’inquietante mostra dal titolo: l’immagine irrisolta. Sicché come si può notare anche la provinciale Palermo ha avuto una serie di mostre dedicate ai morti e alle mummie. Se non fosse per l’autorevole giudizio di Vittorio Sgarbi e dell’Assessore alla creatività Oliviero Toscani manifestati in catalogo circa la mostra di Cesare Inzerillo, francamente oserei dire che non c’è niente di nuovo sotto il cielo di Salemi.
La mostra è visitabile tutti i giorni fino al 21 Giugno 2009 al Castello Arabo Normanno resterà dal martedì alla domenica dalle ore 10.30 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 22.00.
Palermo,14/06/2009 Francesco M. Scorsone