Celio Bordin - allo Spazio BQuadro di Palermo
Per dirla con un frasario, in uso fra chi si occupa di comunicazione, avevo bisogno di trovare un gancio che mi facesse scattare la voglia di scrivere di questa mostra. Per la verità ne ho trovati diversi: detesto le pennette e Bordin, a quanto pare, ne è goloso, “mi invita” si fa per dire, ad assaggiare quelle che ha preparato per il suo video pranzo; detesto un linguaggio e la scrittura i cui termini esprimono il dissenso in maniera volgare usando la stessa terminologia di Marco Masini. Salvo poi essere costretti a giustificarne la necessità, sostenendo che le espressioni forti esprimono un concetto forte; non mi è mai piaciuto l’uso di simboli religiosi cristiani mirati alla dissacrazione della religione stessa.
Avevo appena intravisto, come in un flash, il servizio in televisione e mi ero ripromesso di andare a vedere questa mostra che tanto mi ricordava, nel nome dell’artista, il grande maratoneta Gelindo Bordin. Fra l’altro mi pareva che l’artista gli somigliasse pure. Così domenica mattina sono andato a visitare questa mostra. Per la verità, al di là delle considerazioni prima richiamate, mi è sembrata una mostra molto compatta e senza sbavature. Bordin era ciò che avevo visto in televisione con i suoi simboli, i suoi lavori, il suo video e il suo catalogo. Perfetto, tutto perfetto se non fosse per il vizio che ho di leggere i testi dei cataloghi e la biografia. Nulla da eccepire se non fosse per il semplice fatto che partendo dalla premessa che: (cfr) Anassagora “nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma”. In questo senso tutto l’universo, connesso al predetto “teorema”, la trash art ha una logica in quanto ogni cosa viene riutilizzata anche quando è priva della sua struttura originaria e qualora lo fosse ha subito il deterioramento del tempo.
Mi chiedo allora: ma nel caso in cui non venga annullata la condizione di qualità dell’oggetto - sicché un pezzo di cornice o una cornice intera tali rimangono anche se li recuperiamo poi per assumere ancora la veste di cornice - in questo caso quale significato gli daremo? Che definizione diamo alle opere e agli oggetti anche quando questi si trovano in una situazione di ammasso (cioè in fase di scarto pronti per essere gettati via) e senza che però abbiano subito alcuna deterioramento del tempo? Non sono forse i processi naturali che modificano e determinano la bellezza dell’oggetto, da cosa ad opera d’arte? Poiché con il termine inglese trash si intende nel nostro caso: rifiuti, immondizia, spazzatura, quale deve essere la condizione di partenza dell’artista perché egli possa assumere consapevolmente che l’operazione che sta compiendo non ha vocaboli equivalenti ma la sua è una operazione “culturale” irripetibile? (…) La sua necessità creativa lo rende artista fortemente concettuale. (…) cfr Laura Francesca Di Trapani dal testo in catalogo. Non è forse una contraddizione in termini quando invece poco prima si è espressa scrivendo: (…) Una zelante cura ed un’attenta preparazione portano Celio verso un’arte dell’assemblaggio che diviene sinonimo dell’arrangiarsi. È l’universo della trash art. (…) Se invece guardiamo asetticamente la mostra e ci “gustiamo” il video, tutto ciò risulta come si è detto prima è in linea con il prodotto artistico che richiede il mercato.
La mostra si inserisce nel progetto 7 artisti x 7 giorni x 7 settimane a cura di Laura Francesca Di Trapani. Spazio BQuadro Via XII gennaio Palermo con appuntamenti fino al 24 maggio 2009.
Francesco M. Scorsone
Maggio 30th, 2009 at 10:27 am
A MIO PARERE POTRESTI ESSERE UN PRETE, E SE NON … UN PRETE MANCATO, E UNA SENSIBILITà LIMITATA ALLA VOLONTà DI CAPIRE COSA HAI DI FRONTE, SAPESSI … QUANTO è FACILE LANCIARE COMMENTI, UNICA ARMA DELLA MASSA, SICURAMENTE AVRAI DEI FIORI SUL BALCONE E NON TI ACCORGI CHE LA PORTA DI CASA è APERTA, COMUNQUE GRAZIE TUTTO FA BRODO E PIù ENTRO NELLA CRITICA E PIù MI VANNO A FUOCO LE IMMENSE BARRIERE DEL PROSSIMO CHE NON è COME TE STESSO.
AUGURI X IL TUO LAVORO
Giugno 5th, 2009 at 8:24 am
Io non ho la pretesa di assomigliare al mio prossimo anche se del prossimo ho molto anzi moltissimo rispetto. Ho riletto ciò che ho scritto a proposito della sua mostra e non mi è sembrato di avere scritto cose di scarsa sensibilità. Al contrario ne ho scritto bene facendo alcune argomentazioni di carattere squisitamente personale. L’ironia delle pennette ci stava tutta per comprendere ciò che sono le differenze tra gli uomini. A me non piacciono le pennette ma questo non vuol dire che non ho avuto apprezzamenti positivi per la mostra. Per quanto riguarda al religioso, non capisco mai il fine della volgarità anche quando questa fosse espressa da persone di altissimo lignaggio.
In ogni caso, se le può interessare, la mostra era nel suo insieme ricercata e accattivante.
Cordiali saluti.
Francesco Scorsone