1000 artisti a Palazzo – vetrina dell’arte contemporanea

Nel 2005 Philippe Daverio e Jean Blanchaert curarono la mostra dal titolo: 1000 artisti per un’indagine eccentrica sull’arte in Italia (in quella occasione tutte le opere erano di formato cm. 13×17) esposta per la prima volta nella Chiesa di San Gallo a Venezia in occasione della 51ª Biennale e presentata successivamente a Biella, Lanificio Pria 28/10 – 11/12/2005. Un corposo e ricco catalogo, in rigoroso formato 13×17, accompagnava la mostra con le riproduzioni delle 1000 opere. In verità i lavori pervenuti erano oltre 1.500 ma, in quella occasione, si volle rispettare il titolo provocatorio dato alla mostra da Daverio per protestare sulla chiusura del padiglione Italia in quell’anno.
Proprio in questi giorni si è aperta una mostra che per certi versi ha delle analogie, almeno nel numero dei partecipanti, con quella veneziana. La mostra ha per titolo: 1000 artisti a Palazzo - vetrina dell’arte contemporanea, a cura di Luciano Caramel e nata dalla mente illuminata di un collezionista del nostro tempo Fiorenzo Barindelli (tanto per capirci quello degli Swatch), un attento scrutatore e indagatore delle modificazioni culturali che sta attraversando il nostro Paese. Non a caso è riuscito a coagulare intorno a sé un numero tale di artisti dalle estrazioni politiche e culturali più diversificate. Zelandesi, giapponesi, asiatici, malesi, nord e sud americani, africani, europei, tutti uniti dall’idea di utilizzare il packaging (un supporto ligneo ideato per il World Museum da Antonio Colombo) come base sulla quale realizzare un’opera dell’intelletto, della creatività, della estrosità secondo in quali mani finiva questo “straordinario” elemento anch’esso della creatività. Cm. 20×20 il suo formato sul quale ciascuno - dal grande maestro al neofita dell’arte - ha dipinto, disegnato, applicato ed elaborato qualcosa: talvolta di grande impegno emotivo e culturale, tal’altra per la sola voglia di esserci, di potere dire: ci sono anch’io. Scorrendo il lungo elenco in calce al catalogo mi accorgo che ne conosco molti di validi e meno validi. Tutti saranno ricordati per avere partecipato a questa grande kermesse dell’arte resa possibile grazie all’intervento e alla collaborazione degli artisti Max Marra, Alessandro Savelli, Dario Brevi e Tony Tedesco che hanno, in un primo tempo, coinvolto le accademie e gli studiosi d’arte che operano nel versante della contemporaneità e successivamente con il sistema passa parola, prima 200, 300, 500, 700 e infine 1000 e più artisti hanno aderito a questa insolita e straordinaria iniziativa. Utilissima e preziosa è stata la collaborazione di Valentino Vago che, d’intesa con l’organizzazione di “1000 artisti a Palazzo”, ha acconsentito ad inviare lo “sketch” dimostrativo ai diversi artisti che hanno partecipato. Sarebbe irriguardoso citare solo quelli che, in un modo o nell’altro, ho avuto modo di conoscere e tra questi molti sono siciliani che apprezzo tantissimo e con i quali ho avuto modo di incontrarmi e in qualche caso di scontrarmi. Tutti sono meritevoli di menzione e la pubblicazione realizzata costituisce di per sé un momento di aggregazione fra le diverse anime dell’arte. Ognuno degli artisti ha dato un contributo all’arricchimento perpetuo del momento storico che l’arte contemporanea sta attraversando. Bene scrive Luciano Caramel nel suo testo in catalogo “La vetrina dell’arte”: “(…) “si dice arte” – di un’idea d’artisticità non solo contingente, che spieghi perché si siano chiamate e si chiamino arte certe cose tra loro diverse e non invece altre, va tuttavia accolta la conclusione di buona parte dell’estetica filosofica moderna, per la quale in sostanza “l’arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte” (Cfr Dino Formaggio) (…)”. Ma al di là di ogni considerazione che si voglia fare sul prodotto artistico, rimane il fatto che la collezione mette insieme i diversi aspetti dell’arte contemporanea offrendo una asserzione inequivocabile e di carattere globale. Questo primo decennio del terzo millennio ha già offerto una doppia opportunità con la mostra di Philippe Daverio, prima e con quella di Fiorenzo Barindelli adesso. Due mostre diverse per taglio e impostazione ma, certamente, di sottile e acuminato messaggio culturale e storicizzate da ottimi cataloghi consegnati alla storia e al fruitore d’arte contemporanea. Sicuramente, nel tempo, altre manifestazioni avranno portata analoga, forse anche superiore ma rimane il dato che le opere prodotte non saranno uguali, saranno altri artisti e altri spunti sociali e culturali avranno il sopravvento sulla fantasia inventiva e costruttiva dell’artista. La mostra è visitabile presso il World Museum di Cesano Maderno, Palazzo Arese Borromeo. Testi in catalogo di: Fiorenzo Barindelli, Luciano Caramel, Ketty, Pier Franco Bertazzini e Antonio Colombo, ed. Giorgio Mondadori, € 25,00.
11/04/2009 Francesco M. Scorsone

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