España - una mostra lunga cinquant’anni
España: una mostra da vedere, da gustare sotto tutti gli aspetti, completa, ben amalgamata, senza sbavature. Capita di rado vedere a Palermo una mostra pensata per una struttura palermitana. Questa volta, questa mostra dedicata alla Spagna è stata pensata e strutturata per noi, per Palermo. Non avrà altri appuntamenti se non quello di palazzo Sant’Elia. Parla con passione l’ex Presidente della Provincia Francesco Musotto, di come è nata l’idea di una mostra che raccontasse la Spagna attraverso i suoi artisti; di come l’idea si sia sviluppata nel corso dei mesi, del passaggio al Commissario Straordinario Patrizia Monterosso che ha puntualizzato ponendo l’accento sui 5 decenni a cui fa riferimento la mostra, densi di critica sociale e di ripensamenti storici nell’evoluzione e nello sviluppo di quelle nazioni che si affacciano nel Mediterraneo. Le contaminazioni culturali, artistiche e architettoniche - ha sottolineato il Ministro della Cultura spagnola Antonio Molina intervenendo alla conferenza stampa - sono notevoli e rafforzano il legame tra i due popoli: a cominciare dalla strada in cui siamo (via Maqueda), i palazzi che in essa si affacciano come il Palazzo Comitini e Sant’Elia, la stessa suddivisione della città nei quattro mandamenti con Piazza Villena fulcro del nuovo assetto urbanistico di Palermo: tutte opere degli spagnoli in Sicilia che sicuramente, in quanto ad architettura urbanistica, non temevano concorrenti a quell’epoca e forse neanche oggi. Vale la pena sottolineare altresì che il ministro Molina ha voluto ricordare nel suo intervento che la Sicilia ha dato alla cultura mondiale premi Nobel come Salvatore Quasimodo e Luigi Pirandello e scrittori quali Giovanni Verga, Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Vincenzo Consolo i quali sono stati fautori di quella rivoluzione estetica nel campo della scrittura che ha coinvolto anche i massimi poeti spagnoli contemporanei quali Rafael Alberti e Antonio Machado, Luis Cernuda e altri.
España, arte spagnola 1957 – 2007 è una sorta di viaggio, una sintesi per raccontare ciò che la Spagna ha prodotto in termini artistici in questo ultimo cinquantennio una “divagazione” diligente sullo stato dell’arte e un’analisi attenta sulle sue sfaccettature. Attraverso questa mostra siamo nella condizione di mettere a fuoco il potenziale culturale di una nazione, la Spagna, una mostra per raccontare il passaggio dalla modernità alla contemporaneità, ha affermato Demetrio Paparoni, curatore attento e appassionato della mostra, nel corso dell’affollata conferenza stampa tenuta a Palazzo Comitini (Sede della Provincia di Palermo). Un passaggio che ha il suo inizio con l’anno di fondazione del gruppo “El Paso” Formatosi appunto nel 1957 e, ci piace citare gli artisti che ne fecero parte peraltro molti dei quali presenti in questa mostra: Luis Feito, Rafael Canogar, Manolo Millares, Antonio Saura, Manuel Rivera, Juana Francés, Antonio Suárez e Pablo Serrano. Un’esposizione che abbraccia come si diceva 50 anni di storia della pittura spagnola da Pablo Picasso a Mirò da Salvador Dalì ad Antoni Tàpies, da Eduardo Chillida a Juan Muñoz per arrivare ai nostri giorni con opere di giovani artisti quali: Manu Arregui 1970, Jacobo Castellano 1976, Enrique Marty 1969, Fernando Sanchez Castello 1970, MP & MP Rosado 1971, e meno giovani come: Eduardo Arroyo 1937, Rafael Canogar 1935, Ester Ferrer 1937. Non mancano peraltro registi come Luis Buñuel con alcuni fotogrammi dei suoi più celebri film: La morte in giardino del 1956 o Il fascino discreto della borghesia del 1972. Di forte impatto sociale è il gruppo scultoreo di Francisco Leiro. L’ispirazione della scultura è tratta da una sequenza televisiva degli anni 80 di un fatto increscioso e antirazziale verificatosi a Los Angeles. L’opera pone in risalto il capovolgimento dei ruoli in quanto a bastonare in questo caso sono gli afroamericani e il malcapitato è un bianco. Circa 70 artisti tutti rigorosamente spagnoli a rappresentare i cinque cicli di storia e di cultura spagnola riferiti all’arte contemporanea: Existencialismo barroco; Quijotismo trágico; Misticismo pagano; Tenebrismo hispánico e Abstracción simbólico-formal. Una mostra quella spagnola che può servire alle nuove generazioni, sempre più distratte da inutili situazioni mediatiche. Che può servire per prendere coscienza che la vita di gruppo non è la vita del branco ma significa produrre idee insieme dandosi delle regole, formulare progetti, evitare di fare dell’inutile nomadismo metropolitano. In questo senso la dott.ssa Carmen Cafarel Direttrice dell’Istituto Cervantes, sottolineando l’importanza culturale dei centri di Milano, Roma, Napoli e Palermo (ex Chiesa di Santa Eulalia de Catalani) i quali costituiscono una forte cerniera tra la Spagna e l’Italia ha ribadito, se mai ce ne fosse stato bisogno, che era appena il caso di alzare gli occhi andando in giro per la città per verificare come Palermo è intrisa di elementi e di rimandi alla cultura ispanica. Non sono mancati infine i ringraziamenti al direttore delle attività culturali della Provincia di Palermo dott.ssa Marianna Mirto e al direttore di Palazzo Sant’Elia Maurizio Rotolo per la loro professionalità i quali si sono adoperati affinché l’iter della mostra procedesse senza particolari intoppi burocratici. La mostra España 1957 – 2007 a cura di Demetrio Paparoni è stata prodotta da Arthemisia e promossa dalla Provincia Regionale di Palermo sarà esposta fino al 14 settembre 2008 a Palazzo San’Elia di Palermo. Catalogo Skira. Orari di apertura martedì, mercoledì, giovedì e domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00; venerdì, sabato e prefestivi ore 10.00-13.00 e 17.00-23.00. Lunedì chiuso. Biglietti: interi € 7,00 ridotto € 5,00.
Palermo, 19/05/2008 Francesco M. Scorsone
Agosto 8th, 2008 at 11:08 am
Goffredo Fofi a proposito di España
Una mostra che non si accontenta di essere una mostra, ed è una scoperta continua, intrigante, che suscita altre curiosità, il bisogno di altri approfondimenti. […] Più che le singole opere […] colpisce della mostra la fondamentale unità e vitalità di una “scuola spagnola”, dentro una storia complessa, lacerata, ma in fin dei conti più salda e sicura, meno sbandata e colonizzata e opportunistica della nostra. Colpiscono le costanti, l’anima mistica e l’anima barocca, la presenza della morte e della accettazione-o-rivolta nei confronti del peso e dell’assurdo dell’esistenza, il corpo (la sua forza, ma anche la sua corruzione), l’accettazione e il rifiuto, la metafisica dell’esserci e del negarsi nella difficoltà, ormai, dell’esaltarsi, la spinta all’azione e la coscienza dei fallimenti, che in alcuni è quasi voluttuosa… (Goffredo Fofi)