Mimmo Germanà – Dionisiaca gioia.
Il Museo Archeologico Regionale di Agrigento ospita fino al 20 luglio 2008 una mostra retrospettiva di Mimmo Germanà per il ciclo di mostre Passato Futuro – Artisti di Oggi al Museo Archeologico a cura di Francesco Gallo. L’idea di una serie di mostre d’arte contemporanea presso questo luogo prestigioso sembra dover stridere sia con la classicità dell’ambiente che con la natura stessa delle opere tutte improntate alla modernità; a quella corrente artistica che è stata definita da Achille Bonito Oliva “Transavanguardia” per significare il concetto di superamento delle avanguardie imperversanti in tutto il continente, e non solo, fin dalla fine del secondo conflitto mondiale, anche se avvisaglie - in questo senso - si erano già manifestate nel corso della seconda guerra mondiale con gli artisti esuli europei negli Stati Uniti. La discesa in campo di un critico d’arte, verso la fine degli anni Settanta, come Bonito Oliva dette un corpo “solido” alla pittura e non “evanescente” come spesso accadeva tra gli artisti concettuali di quel periodo. Egli costituì, con un gruppo di artisti quali: Enzo Cucchi, Mimmo Paladino, Nicola De Maria, Francesco Clemente, un movimento (transavanguardia) che sembra abbia visto la luce nel 1979 nel corso di una Rassegna Nazionale d’Arte Contemporanea che si teneva ad Acireale, ma che in poco tempo si affermò oltre oceano in modo quasi imprevedibile tanto era il bisogno di arte “allo stato puro” (quella dipinta tanto per capirci). Riprendendo l’aspetto visionario e scapestrato della pittura fauves questo gruppo si impose all’attenzione della cultura internazionale in modo talmente “forte” tanto che lo porterà ad esporre, su invito, alla Biennale di Venezia nel 1987. Ma Mimmo Germanà costituisce in questo campo una sorta di precursore dell’intero movimento della Transavanguardia. Egli infatti viene invitato alla Biennale di Venezia già nel 1980 alla sezione Aperto ’80. Considerato un maestro, un artista primitivista, simbolista, per lui viene coniato il termine “espressionista mediterraneo”, Minno Germanà ci lascia a soli 48 anni stroncato dall’AIDS. Lui siciliano di razza (nato a Catania nel 1944 muore a Busto Arsizio nel 1992), ha portato in giro per il mondo quella vitalità fatta di voglia di riscatto per i torti subiti dagli abusi dei potenti (dichiarati e non) insita nelle generazioni post belliche. La sua pittura è forte, decisa senza ripensamenti. Sciabolate di colore fendono la tela colorandola di rosso, verde, azzurro, ricavandone figure “dionisiache”, così le ha definite Francesco Gallo nella sua presentazione in catalogo, addolcendole poi - come usava fare Marc Chagall - con tratti del viso morbidi, senza spigolature, segnati dal quel misticismo angelico pari a tutta quella cultura barocca tipica in gran parte della Sicilia. Una lettura attenta di questa mostra ci presenta un Germanà poco conosciuto. Scopriamo nelle sue tele un grande bisogno di ritrovarsi in una famiglia nella quale gioire per le piccole cose come una gita al mare vedi Acquatico 1989 olio su tela cm 130 x 160 o, magari, vivere insieme al proprio compagno/a le grandi passioni della vita. Molte sue opere ne sono la testimonianza: Giochi nell’acqua, 1980; Bagnanti, 1990; Azzurro, 1989; Al Bagno, 1989; tutte di grande formato che denotano anche l’impegno profuso nella loro realizzazione giacché erano già presenti i segni della malattia e dell’indebolimento fisico. Germanà rimane comunque, nell’ambito della pittura contemporanea, un unicum che, anche se ripetibile, non certamente eguagliabile. Museo Archeologico Agrigento fino al 20 luglio 2008. Catalogo in galleria.
Palermo, 10/07/2008
Francesco M. Scorsone