Archivio di Giugno, 2008

Quando anche l’arte va in scena al Teatro Pippo Spicuzza

Lunedì, Giugno 30th, 2008

Un ricco e articolato cartellone prende corpo attraverso le parole di Gerardo Di Liberto (direttore artistico del Teatro Pippo Spicuzza e dell’intero progetto della Cooperativa Teatro del Porto Palermo) man mano che illustra la stagione artistica 2008/2009 del suddetto teatro. Cochi e Renato con lo spettacolo “Una coppia infedele”; Giobbe Covatta, con “Seven”; Gioele Dix e il suo “Display”; Sergio Friscia, Carolina Marconi, Daniela Fazzolari e Vincenzo Crivello con lo spettacolo “Ti regalo un clone”, gli intramontabili Toti e Totino con una esilarante brillante commedia di Gerardo Di Liberto ambientata ai “Bagni Italia”; Ivano Falco, Giorgia Migliore, Paolo La Bruna e Manfredi Di Liberto in una commedia comico-noir dal titolo “C’è il cadavere di tua moglie”, uno spettacolo di Ennio Marchetto e Sosthen Hennekam dal titolo “A qualcuno piace carta” e il “Tangoxdue” di Astor Piazzola con Mario Stefano Pietrodarchi. Sono questi gli otto appuntamenti “forti” della stagione teatrale. Una particolare attenzione sarà riservata ai bambini che dal 21 dicembre 2008 potranno vedere di presenza i loro beniamini: Lupo Lucio e la Principessa Odessa di Melavisione, il fortunato programma in onda su Rai Tre. Ad aprire la stagione il 24 ottobre 2008 sarà “La coppia infedele” a cura di Roberta Lojacono e dedicata al concetto della progettazione e trasformazione nel campo della moda; un promettente quanto interessante progetto che vedrà coinvolti giovanissimi creatori di moda che spazieranno liberamente interpretando modelli della tradizione e della cultura orientate e occidentale. Sono questi gli ingredienti di una promettente quanto interessante stagione artistica che verrà inaugurata nel mese di ottobre 2008 per concludersi nel corso del mese di aprile 2009. Faranno da cornice ai diversi spettacoli e non solo, una serie di sei mostre personali dal titolo: “Quando l’arte va in scena”con Salvatore Caputo e i suoi “Percorsi mediterranei”; Aurelio Caruso con “Oltre il paesaggio”; Antonino G. Perricone con le sue nuove “Lacerazioni”; Sergio Figuccia esporrà le sue “Geometrie antropologiche”; Antonella Affronti e le sue inedite “Mutazioni”; Franco Russo con un nutrito e accattivante gruppo di opere inedite: Sono loro i sei autori che nel corso della stagione artistica esporranno le loro opere negli spazi del teatro. Nel corso delle giornate inaugurali delle mostre, ogni artista sarà affiancato da un poeta o da un attore i quali saranno chiamati a recitare versi attinenti lo spirito della mostra. La direzione artistica di questo gruppo di mostre è stata affidata alla professionalità di Vinny Scorsone.
Nel corso della presentazione del programma dell’intera manifestazione non sono mancate le battute di Sergio Friscia e i diversi riferimenti ai già storici personaggi che lo hanno reso famoso e apprezzato dal grande pubblico italiano. Come peraltro i bravissimi Toti e Totino hanno dispensato al pubblico presente le loro gag esilaranti. Un programma quindi che lascia ben sperare per il divertimento. Campagna abbonamenti per 8 spettacoli: intero € 115,00, ridotto € 90,00 (under 25 e over 60). La richiesta può essere effettuata anche attraverso il sito www.tickettiamo.it o direttamente al teatro Pippo Spicuzza tel. 091 544525.

Palermo, 27/06/2008 Francesco M. Scorsone

L’Accademia delle Scienze Mediche riapre con una mostra dedicata al corpo e al paesaggio.

Lunedì, Giugno 30th, 2008

Nel corpo, nel paesaggio – quindici artisti per L’Accademia delle Scienze Mediche presso il Policlinico di Palermo dal 16 giugno 2008 tutti i giorni tranne i festivi e prefestivi.
C’è da chiedersi: in una società che si evolve in maniera estremamente rapida, con cambiamenti di umore, di credo, di fedeltà ai principi basilari dell’ideologia, dell’estetica, del gusto e della tradizione, che cosa può far cambiare idea in maniera radicale e senza ripensamenti? Sarà una politica che punta tutto il suo potenziale soprattutto nella speranza, nella novità, nel fatto che possa succedere qualcosa in itinere? Che possa succedere qualcosa inaspettatamente e senza preavviso? Che un cataclisma si abbatta su di noi trascinando nelle proprie vorticose rapide che si ingrossano momento dopo momento tutto ciò che incontra nel suo passaggio? È questo che aspettiamo per sperare in un cambiamento, per tentare di costruire un nuovo modo di pensare? Siamo tutti in attesa nella speranza che succeda qualcosa. Siamo in attesa della buona novella.
Non saranno certamente le esternazioni linguistiche della classe politica che potranno indurci a pensare positivo, a farci sperare in qualcosa di veramente nuovo, di rigenerativo. Non ci sarà certamente una nuova rivoluzione artistica. Quella iniziata già nel secolo scorso si trascina mestamente avviandosi alla sua triste conclusione. Ma allora che cosa potrà permetterci di rigenerarci, dandoci la forza necessaria per stupirci? Il Corpo e il Paesaggio. Nella identificazione di questi due elementi Aldo Gerbino, curatore attento della mostra attualmente esposta All’Accademia di Scienze Mediche dell’Università di Palermo al Policlinico, ha posto la sua attenzione e chiesto agli artisti Sandro Brachitta, Francesca Di Carpinello, Michele Ciacciofera, Gaetano Lo Manto, Paolo Malfanti, Giuseppe Montalbano, Franco Mulas, Vincenzo Nucci, Salvatore Provino, Lanfranco Quadrio, Vanni Quadrio, Tino Signorini, Togo, Bice Triolo, Giuseppe Tuccio di donare all’Accademia in questione, per la propria pinacoteca, un’opera che avesse relazione con il corpo o con il paesaggio.
Il corpo e il paesaggio. Essi stimolano la percezione visiva, affinano l’ingegno, inducendoci a nuove e a volte impensabili scoperte. In questa continua capacità meravigliosa che ha l’uomo di stupirsi, per ciò che lo circonda, c’è il futuro dell’umanità. È attraverso questo stupore che egli raffina l’intelletto e spinge in avanti la ricerca. È una considerazione ovvia. Non può essere che così. E allora il corpo. Quale cosa più straordinaria di un corpo può suscitare nell’essere umano pensieri, emozioni, sensazioni, fremiti, passioni. Insomma tutto ciò che facciamo, che diciamo passa attraverso esso. È indubbio. Sarà sempre così. Abbiamo bisogno del corpo, della sua rappresentazione fisica per identificarci, per identificare, per amare e per odiare. La nostra identità passa attraverso il corpo. E se il corpo offre questa ridda di emozioni e di sensazioni il paesaggio è altrettanto emozionante e inquietante. Il continuo rigenerarsi della natura, stagione dopo stagione, gli ambienti incontaminati di zone della terra pressoché sconosciute, il paesaggio urbano con le sue molteplici realtà fatte anche di orribili scempi e nefandezze, le discariche, le violente mareggiate, la potenza distruttiva dei tornado, le piogge monsoniche, i terremoti etc. sono tutti aspetti del paesaggio e delle sue molteplici sfaccettature. Rimaniamo stupiti alla stessa maniera sia davanti a un paesaggio sconvolto da un cataclisma di dimensioni apocalittiche che all’elemento che lo ha determinato. Tutto contribuisce al nostro stupore. Lo stesso stato d’animo con cui ci disponiamo ad affrontare un evento può essere determinante per la nostra “chimica”.
La mostra permanente allestita presso L’Accademia di Scienze Mediche del Policlinico di Palermo è visitabile tutti i giorni escluso festivi e prefestivi.

Palermo, 23/06/2008 Francesco M. Scorsone

Fiammetta Bonura a Villa Cutò - Il piacere di ritrovarsi nelle “cose” che si fanno

Martedì, Giugno 17th, 2008

Se è vero, come è vero, che chi scrive per mestiere deve avere la capacità di “buttare giù” qualcosa di qualunque genere purché funzioni; se è vero, come è vero, che basta saper mettere le parole una dopo l’altra - con senso definito e preferibilmente compiuto - che il gioco è fatto: allora l’articolo per un evento, mostra, manifestazione è “scodellato”, pronto per appagare la bramosia del destinatario di leggere, di leggersi, di sapere cosa ne pensa chi ha scritto di quel dato evento.
Chi al contrario scrive come il sottoscritto però, vive di emozioni, di sensazioni, ha bisogno di quella “insana” partecipazione all’evento. Il suo ritorno a “casa” deve essere sulla scia di cosa avrebbe potuto dire o fare in quella occasione parlando con questo o con quell’altro personaggio incontrato o incontrata alla mostra. È più forte di me. Ho bisogno di motivazioni. Di appigli. Di punti certi. Non mi piace affrontare una scalata, qualunque essa sia, con il dubbio che potrei non farcela. Nella sfida bisogna avere sempre e comunque la certezza della vittoria. Mi chiedo continuamente durante in mio rientro a “casa”: perché in una conversazione ha sempre “ragione” chi non permette a colui che ascolta di intervenire? Forse chi ascolta non ha la stessa capacità dialettica di chi parla? Forse perché è intimidito dal fiume di parole di chi sta pontificando in quel momento? Concettualmente chi parla trova in genere suggerimento da quella forma artistica contemporanea che trae l’ispirazione dal concetto dell’oggetto rappresentato. In questo senso, in quanto concetto e non soggetto, mi sento ispiratore della valanga di parole che mi vengono addosso dal mio interlocutore. Mi piace essere vittima lucida del mio presunto dialettico carnefice. Riesco a comprendere bene il suo pensiero su un determinato argomento, faccio scoperte sul temperamento, sul carattere, sulle tendenze politiche e culturali che non si immaginano neanche. Siamo sconosciuti che ci rapportiamo giorno per giorno con altri sconosciuti. Ci confrontiamo e scontriamo. Nel giro di qualche minuto abbiamo messo a punto tutto il potenziale di fuoco possibile. Si fa di tutto per lasciare in chi ti ascolta il tuo “marchio di qualità”. In questa ridda di considerazioni, perdi di vista il motivo della tua presenza in quel luogo, quasi ti scordi che sei andato li per vedere la mostra di sculture di Fiammetta Bonura.
Fiammetta. me ne aveva parlato più volte di questa mostra, avevo già visto alcune foto soprattutto dei suoi ultimi lavori e ciò che mi avevano maggiormente colpito erano le piramidi esplose ero curioso di vederle nelle loro forme plastiche, mi incuriosiva capire le motivazioni che avevano indotto l’artista a procedere verso lo squarcio aereo, di una struttura che vede per la maggior parte delle volte l’implosione di una costruzione piramidale. Ma allora perché l’esplosione di una struttura storicamente millenaria e indistruttibile? La necessità di volere ribadire il concetto della ribellione, dell’uscire fuori, dell’affermazione del concetto di energia che sta al centro di una piramide avendo questa la capacità di riceverla per diffonderla all’interno e, avendone accumulata in eccesso esplode? Un po’ come accade nella nostra psiche, quando si dà di testa, quando non se ne può più, quando la tensione accumulata va oltre il sopportabile e si scoppia. Proprio come le piramidi di Fiammetta. Gli accostamenti “tormentati” al lavoro di Arnaldo Pomodoro e al riferimento teorico sulle sue piramidi sono sfuggite all’idea della piramide di Fiammetta Bonura. Pomodoro pone all’attenzione nei suoi squarci provocati alle sue piramidi il frutto del genio creativo dell’uomo e della sua immortalità in particolare di chi è stato venerato in terra come un dio. I suoi interni sono ricchi di percorsi di illustrazioni come a volere significare che la struttura è stata realizzata per ospitare qualcosa o qualcuno. Al contrario quelle di fiammetta sono vuote perché chiamate ad accumulare energia e non materiali. È questa la differenza e, non è una differenza da poco. Se poi le strade dei due artisti necessitano di un percorso comune poco importa. Braque e Picasso, Degas e Renoir, Malevič e Rodcenko, Balla e Boccioni per citare alcuni sono tutti artisti che hanno fatto parte del loro percorso artistico-creativo insieme senza peraltro nel tempo perdersi. Ogni artista ha in sé una capacità non comune agli altri esseri umani, egli ha il dono di riuscire a trasferire al braccio il dettato della mente rendendo possibile in maniera quasi magica che un’idea diventi un oggetto destinato alla memoria. Mi chiedo spesso cosa avremmo ritrovato, nel tempo, se avessimo affidato alla parola le motivazioni della nostra arte anziché al segno. La mostra visitabile fino al 21 giugno 2008 presso Palazzo Cutò in Via Circonvallazione. Testo in catalogo di Emilia Valenza. Orari: da lunedì a sabato dalle 9.00 alle 13.00; da martedì a venerdì anche dalle 16.00 alle 18.00. catalogo gratuito.
Palermo, 11/06/2008 Francesco M. Scorsone

Mineo – Settimo Milanese - Termini Imerese - ultimi atti

Martedì, Giugno 17th, 2008

Ho riflettuto molto prima di prendere carta e penna, come si dice in gergo, e scrivere questa mia riflessione a proposito di ciò che è successo a Mineo, Settimo Milanese e Termini Imerese e, più in generale, di quanto succede nel nostro paese da qualche tempo a questa parte.
Sono peraltro ancora molto freschi i miei ricordi aziendali circa le norme sulla rigidità delle leggi in materia di sicurezza aziendale a cominciare dal T.U. D.L. 30.06.65 N. 1124 e successive modifiche che poneva fine a una serie di intolleranze imprenditoriali sulla sicurezza dei lavoratori. Questo D.L. affiancava il D.P.R. 547/55, il D.P.R. 459/96 e il D.L. 494/96 i quali venivano nel tempo supportati da integrazioni di altre norme di carattere aziendale previste dai c.c.n.l. e, soprattutto, dalla legge 626/94, che stabiliva una nuova figura professionale all’interno dei luoghi di lavoro, denominata “responsabile per la sicurezza”, sulla cui preparazione professionale forse, sarebbe il caso di porre maggiore attenzione da parte degli enti istituzionali preposti al controllo. La legge in questione è stata peraltro superata con modifiche e integrazioni dal nuovo T.U. in materia di sicurezza Dlgs. 9 aprile 2008 n. 81 il quale comprende il riepilogo di quanto era già oggetto di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Ma a quanto pare tutto ciò non basta a fermare la scia di tragedie annunciate sui luoghi di lavoro nelle diverse aree italiane. Non c’è regione d’Italia che non possa non essere considerata luogo ad alto rischio. Nei primi 5 mesi di quest’anno sono già 469 i morti accertati per infortuni sul lavoro. A poco serve il trend positivo che, a partire dagli anni Sessanta, ha visto anno dopo anno scendere sensibilmente il numero delle vittime passando da 4.500 morti sul lavoro all’anno a cifre inferiori di oltre 2/3 passando a 1.260 morti per infortuni sul lavoro.
Il numero degli infortuni mortali (considerata la scarsa presenza dei lavoratori a reparto, per effetto della centralizzazione dei reparti di produzione), dovrebbe essere bassissimo. Se non si darà una sterzata decisa con l’intervento e la partecipazione dei lavoratori i quali dovranno porre una maggiore attenzione per la propria salute, denunciando la insalubrità dei posti di lavoro anche perché le norme sempre più rigide in materia di sicurezza e permettono una maggiore pressione sui datori di lavoro. Le notevoli trasformazioni che via via si sono succedute hanno contribuito sensibilmente a gestire un nuovo rapporto tra impresa, parti sociali e lavoratori tali da consentire una migliore qualità della vita in fabbrica e sui luoghi di lavoro in generale. Si faccia leva su questo aspetto considerato che i dati, a partire in particolar modo da 2000 ad oggi, sono in fase decrescente e per assurdo “confortanti” fatta eccezione il dato in controtendenza del 2006:

morti sul lavoro tra industria e agricoltura

anno di riferimento 2001 - 2002 – 2003 - 2004 - 2005 - 2006 - 2007

morti accertati 1546 - 1478 - 1445 - 1328 -1280 - 1341 - 1.260

Ma allora mi chiedo: se i dati sulle morti bianche sono in continuo decrescente numero, perché dalla Tyssen Krupp di Torino della fine del 2007 ad oggi ogni giorno della settimana i nostri telegiornali si aprono con nuove morti? Rispetto agli anni precedenti cosa è cambiato nell’informazione? Forse che i morti fanno più notizia dei vivi? Forse è perché dobbiamo tenere sempre alta la tensione? Mi domando e domando perché. Beninteso, ho sempre considerato un morto sul lavoro una sorta di martire che si immola sull’altare del “impegno professionale” per le ragioni più disparate: vuoi perché bisogna far funzionare una macchina inceppata al più presto possibile e, fidandosi della propria esperienza, si tralascia quella norma che avrebbe potuto salvare la vita. Vuoi perché nell’estremo tentativo di aiutare un compagno di lavoro si mette a rischio la propria vita in un atto di solidarietà umana (questi atti di solidarietà non erano compresi nella polizza di assicurazione Inail che avevamo noi impiegati privati).
Vuoi per le imperizie di alcune imprese edili chiamate a ristrutturare palazzi cittadini o interventi urbani di altro tipo. Vuoi anche per quella innaturale negligenza congenita di alcuni lavoratori che per principio (anche quando vengono forniti dai datori di lavoro) non usano i mezzi di protezione infortunistica, come ad es.: guanti per elettricisti, elmetti, grembiuli per saldatori, scarpe antinfortunistiche, maschere antigas, cuffie antirumore, solo per citare alcuni elementi di ordinaria protezione. Vale la pena comunque considerare che in assoluto non esiste lavoro manuale privo di rischio, non per niente esiste l’assicurazione Inail. Quindi è ovvio dedurre che fin quando gli uomini saranno chiamati ad intervenire manualmente su macchine o cose la percentuale di rischio deve essere contemplata, perché l’infortunio si può annidare ovunque.
Certamente molto si è fatto ma molto altro si può ancora fare. La preoccupazione da parte delle organizzazioni sindacali, le quali hanno perso in questi ultimi anni parte dello “smalto” che le contraddistingueva circa le lamentele sui ritmi e sull’organizzazione del lavoro in fabbrica, non è del tutto infondata. La necessità di fare sempre più soldi da parte dei lavoratori, accettando per conseguenza le imposizioni dei datori di lavoro di ritmi sempre più stressanti, non aiutano ad avere quella serenità per affrontare la giornata lavorativa con la giusta attenzione. Se poi aggiungiamo le distrazioni date dai pensieri di una famiglia che non è più tale, di figli che non si sa che strade prendano quando decidono di riunirsi in branco, il timore di non farcela a fine mese con le diverse scadenze imposte dalle sempre più crescenti offerte “distrattive” della società consumistica, tutto ciò sta “costruendo” laddove non l’ha già “distrutta”, una classe lavoratrice sempre più distratta e impreparata.
Le recenti, ventilate avvisaglie del Parlamento Europeo incline a elevare a 60 o al massimo fino a 65 ore la durata massima settimanale dell’orario di lavoro, preoccupa non poco giacché il lavoratore sarà tentato, per guadagnare di più, ad assecondare la richiesta del datore di lavoro che irrimediabilmente sarà quella di scegliere l’opportunità di lavorare più ore, rispetto alle 48 settimanali.
Questa norma introdotta con R.D.L. n. 692 del 15 marzo 1923 e modificata, ma solo in parte, sotto la pressione dei sindacati nel corso di rinnovi di c.c.n.l. al fine di riconoscere ai lavoratori la percentuale straordinaria per le ore eccedenti la 40ª sembra che sarà irrimediabilmente mandata in soffitta, dopo essere stata il pomo della discordia per intere generazioni di lavoratori. Una norma introdotta circa 85 anni fa e per la quale non esiste settore lavorativo (dai metalmeccanici agli edili, dal terziario ai braccianti) che non abbia fatto battaglie durissime (molto spesso finite nel sangue) con il padronato per affermare il principio del tempo libero da dedicare alle proprie passioni, alla propria famiglia, agli amici e soprattutto avere lo stesso salario lavorando meno.
Abbiamo bisogno tutti di fermarci a riflettere, di farci la domanda più semplice possibile: dove stiamo andando? Non sarà il caso di guardarci “dentro” anziché guardare all’esteriorità degli altri?

Palermo, 15 giugno 2008 Francesco M. Scorsone

Trappeto - bozzetti e fotografie per non perdere la memoria

Lunedì, Giugno 2nd, 2008

Marilyn Monroe o Justine Mattera? Questo era l’interrogativo di due hostess all’ingresso della mostra dedicata ai bozzetti di circa novanta murales realizzati a Trappeto (Palermo) tra il 1982 e il 1995. Ma ragazze - dico io quasi con tono cattedratico - ma come si fa a confondere un mito in termini assoluti con una sia pure brava attrice e cantante dei nostri giorni? Non vi sembra proprio troppo? Smarrimento, silenzio fu la “risposta?. E sì perché la diatriba era se Totò Bonanno avesse dipinto nel 1995 La Mattera o la Monroe. Ma ti pare che un artista del tipo di Totò Bonanno potesse dipingere la Mattera lui (classe 19 8) che con la Monroe quasi certamente aveva, come tutti noi che l’abbiamo conosciuta da viva, fatto sogni ad occhi aperti inenarrabili? Ciò che è accaduto a Trappeto e di cui, con un atto di coraggio e denuncia, il Comune e la Pro Loco con in testa il suo presidente Filippo Acquaro, tentano disperatamente di salvare la memoria - grazie alla testardaggine di Saverio Rao - è certamente la punta di un iceberg che con una forza e una violenza titanica ha investito tutta la Sicilia. Negli ultimi dieci anni abbiamo perso un patrimonio di oltre un migliaio di murales: Isola delle Femmine, Assoro, Brolo, Montelepre, Marsala, Mazara del Vallo, Torretta, Selinunte, San Giuseppe Jato, Camporeale, la stessa Ustica etc. In altri termini non vi era realtà che non avesse speso un suo piccolo patrimonio per realizzare dei murales, per raccontare la vita agreste o marinara della propria gente, dei propri concittadini, quelle stesse persone che, per usare un eufemismo, erano stati i loro padri, le loro madri i loro progenitori. E allora io mi domando perché tanta efferata scelleratezza? Colpa delle Amministrazioni locali che non hanno saputo gestire, nel tempo, un patrimonio che era diventato memoria collettiva? Colpa dei cittadini che si erano stufati di vedere sempre le stesse cose e, semplicemente per il gusto della novità, hanno pensato bene di “rinfrescare? la facciata di casa con dell’ottimo ducotone? Colpa degli artisti che non hanno saputo tutelare legalmente, al momento della contrattazione del compenso per la realizzazione della propria opera murale, il frutto della loro creatività e del loro ingegno e denunciando le diverse situazioni di degrado dovuto all’incuria oltre che agli agenti atmosferici. Chissà forse una risposta, se volessimo, potremmo trovarla. Ma ci interessa trovarla? Ma allora cosa possiamo fare? Trappeto ha pensato bene di recuperare alla memoria attraverso immagini fotografiche, bozzetti sopravvissuti all’impossessamento qualunquistico e qualche filmato d’epoca, realizzando una mostra di questo materiale affinché possa costituire il punto di partenza di una nuova era di un nuovo modo di intendere la cosa pubblica, una maniera per restituire immagini e artisti alcuni dei quali non sono più tra noi. Un omaggio sentito è stato espresso da parte della Pubbica Amministrazione all’indirizzo di: Totò Bonanno, Pippo Gambino, Andrea Vitale, Alfredo Marsala Di Vita e dello stesso Albano Rossi (che curò alcune edizioni del premio “Rassegna di pittura murale a Trappeto? organizzato a suo tempo dall’ U.N.I.S.P.S.) e che purtroppo sono scomparsi. Nelle loro dichiarazioni di intenti sia il Sindaco avv. Sebastiano Muscolino che il Presidente del Consiglio Comunale Onofrio Amato hanno ribadito l’assoluta necessità di lavorare a un progetto che preveda la continuità di un evento iniziato nel 1982 e che non può e non deve essere interrotto. La mostra “Murales Art? al Baglio Giannola di Trappeto è visitabile fino all’8 giugno 2008.
Palermo li, 31/05/2008 Francesco M. Scorsone

Le visitatrici dell’Abbazia di San Martino

Lunedì, Giugno 2nd, 2008

Se mai c’era il bisogno di una conferma, la mostra “Le visitatrici? Otto artiste in Abbazia è la riprova che ormai di “spazi? per gli uomini ce ne sono rimasti ben pochi (salvo quelli della politica, ma è questione di qualche anno), anche perché gli uomini, indipendentemente dall’abito che indossano si sono particolarmente e pericolosamente “emancipati?, “evoluti?, si sono messi alla pari con il cosiddetto “sesso debole? se debole lo è mai stato. Sono diventati i nuovi mammi: allattano il bambino, (lo prevede una norma di legge da oltre venti anni fa), lo passeggiano la notte quando non
ha voglia di dormire, si preoccupano (giustamente) quando ha qualche febbretta, lo pesano, gli fanno il bagnetto, lo vezzeggiano, tendono soprattutto a diventargli amico. Sono finiti i tempi dei genitori autoritari, dei padri padrone, dei padri che ti assestavano un solido ceffone se sbagliavi, oggi esiste solo il ragionamento e se questo non è convincente per il bambino c’è il telefono azzurro. Faccio fatica a pensare quali problemi può risolvere questo strumento della moderna ossessione visto che le denunce di maltrattamenti sia sui bambini che sulle stesse donne, spesso si risolvono con l’omicidio della parte offesa. Ma questo è un altro discorso. Dovremmo aprire un capitolo dedicato alla tutela del cittadino e al sistema giudiziario. Per carità non ne parliamo proprio, sarebbe tempo perso.
La storia è ricca di avvenimenti politici e culturali in cui la donna è soggetto trainante e scatenante dell’avvenimento. Non c’è stato movimento di ribellione casalinga o di rivoluzione sociale che non porti il marchio femminile, che non sia stato causato dalle donne, dalla loro sottile e raffinata intelligenza, e a causa di esse: dal Ratto delle Sabine ai nostri giorni, passando per i Vespri siciliani, la rivoluzione francese, la guerra dello Yom Kippur o Ramadan etc. Gli scandali che coinvolgono personaggi pubblici hanno sempre a che fare con le donne o pseudo tali. Ne citiamo a caso qualcuno: John Profumo, Bill Clinton, Ronaldo, Max Mosley e potremmo continuare all’infinito con aneddoti e citazioni, a volte anche infondati ma, come si dice vox populi vox Dei. Ma per tornare alla mostra e alle sue donne: essa è dedicata anzi è fatta dalle donne: dalla curatrice all’ufficio stampa agli allestimenti alle schede delle artiste, insomma tutto è al femminile una sorta di regno delle amazzoni con isolati momenti dedicati agli uomini che, per la verità nella fattispecie, non sono riusciti a dare il meglio di se stessi, per quel poco che li conosciamo. Insomma le donne stanno facendo lo stesso errore che da millenni compiono gli uomini. Non c’è integrazione fra i due sessi, il dialogo è inesistente, ognuno cerca in maniera prevaricante di accomodarsi nello spazio dell’altro. E pensare che questa mostra (con la presenza di uomini) avrebbe potuto mettere in risalto ancor maggiormente le qualità delle donne perché è proprio un interessante spaccato della produzione artistica in assoluto della nostra realtà. Le otto artiste nella diversità della produzione, sia nella scultura che nella pittura, hanno dato, riuscendoci, il meglio di se stesse. Non ricordo a mia memoria una mostra collettiva fatta da uomini in cui la qualità complessiva avesse raggiunto una tale continuità di omogeneità artistica. Elena Ilardi nel tempo ci aveva dato un saggio del suo modo di essere artista, con incisioni e disegni su finti pentagrammi; la ritroviamo in questa mostra con una serie di sculture che lei chiama “progenitori? ma che hanno una loro vitalità e la stessa religiosità di alcune opere di De Chirico. Il “celestiale? colore delle sue tele: una salina dello Stagnone di Marsala, una marina con barche, che solo un errore di stampa ha reso simile a un paesaggio cupo di un autunno olandese, sono i nuovi traguardi di Elena che, in questi ultimi anni, ha preso consapevolezza delle sue notevoli potenzialità artistiche. Di altra e diversa natura sono i lavori di Marjolein Wortmann: i suoi grandi pannelli fatti di diverse tessere contengono tutti gli elementi di una cultura mediorientale, persiana forse, e in ogni caso di matrice nordafricana. Le opere presentano un componimento di ottimo impatto visivo. La cultura popolare e popolana dei quartieri poveri palermitani si amalgama perfettamente con quella ricca e opulenta di alcune realtà del Magreb. Ottime la scelte creativa e l’impatto estetico.
Non sappiamo con certezza se un albero spoglio e malinconico può diventare simbolo di rifugio e di evasione. Personalmente preferiremmo rifugiarci in alberi frondosi e possenti, magari delle querce o dei carrubi, ma è una nostra opinione, certamente sembra non sia quella di Stefania Cucciardi che preferisce gli spogli alberi di malinconici autunni parigini o forse anche palermitani. La malinconia non ha meridiani non ha paralleli. La malinconia ti prende e basta non c’è latitudine che tenga. Parigi, Palermo, New York sono solo punti geografici che ci occorrono per avere riferimenti certi, per non perderci. Spesso siamo costretti a fare il “punto nave? per avere la certezza di non essere fuori rotta. Crediamo comunque che questo aspetto dell’arte, l’installazione, può offrirci ancora approdi sicuri e la Cucciardi sembra possederli.
Tra le più sognatrici del gruppo sembra esserci Mariella Busi De Logu, forse perché conosco personalmente i luoghi di cui parla e me la immagino mentre ne scrive e li descrive nella sua intervista. Intenta a fotografare con l’iride le “sue? piante ne assorbe l’assorbibile per poi, nel chiuso del suo studio, elaborarlo con il ricordo trasferendolo sulla nuda carta. Sarà il nuovo giorno attraverso le sue passeggiate in bici a verificare i risultati della sua creatività.
Un esercito dalle sagome più disparate (pesce, polpo, sirene etc) ci accoglie nel salone, entrando. È stato sistemato simmetricamente a terra su una pedana bianca facendo risaltare il colore della terracotta. Per un attimo il pensiero corre all’esercito di argilla posto a guardia della tomba dell’imperatore cinese Qin Shi Huang composto da oltre settemila guerrieri. È l’esercito di Anne – Clémence De Grolée, artista raffinata, eterea come le sue installazioni sospese a mezz’aria tra soffitto e terra. Spesso biancheria intima e stoffe ricamate, rigorosamente bianche. In passato abbiamo avuto modo e piacere di apprezzarla in occasione della mostra - strano a dirsi - “omaggio ad Adamo?.
Ma è Daniela Balsamo in questa mostra che maggiormente capta la nostra attenzione. Forse perché il suo “lavoro? pur non essendo particolarmente inedito, trova posto perfettamente in ciò che meglio conosciamo. Lei è comunque tra gli artisti che da sempre hanno utilizzato la carta come mezzo espressivo: scritta, dipinta, con annotazioni. Tessere che come nei puzzle, si compongono, si incastrano, dettano all’artista la scelta estetica da seguire. Una carta che diventa oggetto, pigmento, volume. Le sue tessere di “carta? vengono modellate a seconda della necessità dell’artista, in relazione alla strategia “pittorica? che ha deciso di porre in essere. Le sue opere sono carne e sangue, sensi e inquietudine. La sua giovane (ma non troppo) età la pone al di sopra delle incertezze tipiche dei ragazzi. Lei sa quello che farà da grande e anche noi siamo convinti che vestirà il successo che prevediamo avrà.
Non ci piaceva usare, associandolo al grande scultore Alberto Giacometti il nome di Claire Fontana, ma le sue figure “scarificate? ce lo fanno ricordare oltremodo. Beninteso non è un fatto di per sé negativo, se mai è una implementazione, un riferimento certo, uno dei tanti aspetti che ha la scultura. La certezza di sapere modellare, prima ancora di dedicarsi a strane e imprecise manipolazioni simili a voli pindarici giustificati dalla parola è certamente un esercizio a cui Claire Fontana non è abituata e ciò ci piace molto. Come ci piacerà in futuro vedere fusioni più grandi. Non ultima, ma che abbiamo voluto trattare per ultima Esther Burger per il suo ricorso sostanzialmente al concettuale, per l’uso di materiali non tradizionali, di “ultima? generazione. Durante un viaggio in Polonia abbiamo avuto modo di visitare nel nostro girovagare per il paese alcuni luoghi tristemente noti. Ci chiediamo spesso cosa spinse la Germania a tanta insensata intolleranza verso una razza che non aveva niente di diverso dalla nostra se non la religione. Le tavolette di Esther Burger, come in un film, ci scorrono davanti agli occhi, ci permettono di captare emozioni antiche, certamente mai vissute personalmente. Esse rappresentano, come in una sorta di spettro evocativo, fatti gravi e luttuosi che non possono non avere coinvolto l’artista quando ha allineato sul muro le sue raffinate tavolette. La lettura delle sue singole tavole è comunque un viaggio in un mondo che, al di là dei “fantasmi?, non ci appartiene più. È solo memoria. La mostra, realizzata con il contributo di Abadir, è curata da Marina Giordano. Visitabile fino all’8 giugno 2008 presso l’Abbazia Benedettina di San Martino delle Scale – Palermo, catalogo € 3.00

Palermo, 30 maggio 2008 Francesco M. Scorsone