“La Ragione pittorica� ovvero: c’è sempre una ragione per dipingere
Spesso mi capita di sfogliare, per motivi di ricerca, i volumi: L’arte Moderna a cura di Franco Russoli (tanto per capirci quella edita da: Fratelli Fabbri Editori 1981) e puntualmente noto con molto compiacimento che la scrittura di questo storico dell’arte (morto nel 1977) è di una tale freschezza e modernità che leggere i suoi scritti sull’arte moderna diventa piacevole e istruttivo. I suoi concetti sono chiari, precisi, senza sbavature. Non ci sono termini difficilmente comprensibili a chi è abituato normalmente a leggere una rivista o un giornale. La sua scrittura scorre veloce e se non fosse per qualche nome particolarmente inerpicante (russi, polacchi, tedeschi, etc) potremmo affermare di ricordare praticamente tutto quello che ha scritto e in ogni caso potremmo riuscire a fare un buon sunto di ciò che abbiamo letto. Questa caratteristica della scrittura comprensibile è stata assunta nel tempo da diversi critici e storici dell’arte. Ne consegue che, per fortuna, è sempre meno frequente imbattersi in farraginose elucubrazioni apparentemente logiche e discorsivamente percorribili che poi non hanno correlazione con quanto è nel senso del titolo della mostra o dell’evento. Vero è che “la ragione pittorica� è sicuramente un pretesto per entrare nel merito della pittura di questi quattro artisti: Alberto Abate, Ennio Calabria, Giuseppe Modica e Franco Mulas per i quali nutro profonda stima perché tutti indistintamente procedono ognuno per la scelta estetica che ha fatto verso mete sempre più ambite nel campo delle arti figurative con risultati di straordinaria efficacia perché la loro pittura arriva, si fa vedere e molto spesso si fa anche sentire. È ancora viva la grande mostra a Palermo di Ennio Calabria nella quale le sue figure, alcune delle quali dedicate a Giovanni Paolo II, mostravano la grande sofferenza di un uomo nel momento in cui il suo rapporto con il mondo è alla fine. Calabria carica di forte spiritualità la lunga processione fatta di strane e “ineguagliabili� anime che accompagnano il Papa nel suo ultimo viaggio. Quel ciclo di opere, irripetibili per la straordinaria forza che l’artista imprime alla pittura, segnano certamente una linea di demarcazione precisa tra tutta la pittura in quanto tale e la sua ragione.
Mentre l’attuale tematica di Ennio Calabria sembra, oggi, votata alla spiritualità di carattere religioso, così non sembra quella di Giuseppe Modica. Al Loggiato San Bartolomeo di Palermo nel 2005 presentava L’Enigma del tempo e l’alchimia della luce, stanze e terrazze dalle maioliche divelte, surreali nature morte, strane attese che aleggiano nella casa dei sogni, forse mai abitata ma che ricorre spesso in tutta la pittura di Giuseppe Modica fin dai tempi della Tavolozza di Palermo. Strane apparizioni si materializzano nelle vuote stanze della sua pittura metasurreale. Accattivanti, sfuggenti e impalpabili modelle appaiono e scompaiono in uno strano gioco apparentemente distratto ma che ci rimanda alla mente le calde giornate estive in campagna quando la luce, filtrando attraverso le persiane, illuminava il corpo caldo e nudo di Serafina.
Franco Mulas, dopo aver abbandonato la stagione legata alle rivendicazioni sociali e ai successivi cicli che vanno dal 1967 al 1991 (Weekend, Occidente, Pitture Nere, Itinerari, Finzioni e Big Burg), dopo qualche “apparente� riflessione, inizia il cosiddetto Ciclo 3. Mulas sembra sempre più proiettato ad attraversare una stagione informale e mi risuona ancora nelle orecchie ciò che mi disse parlandomi dei suoi ultimi lavori che denunciano i malesseri dell’inquinamento più subdolo, quello delle acque e di tutta una serie di situazioni molto bene evidenziate nelle sue più recenti mostre di Cagliari all’ex Mà del 2005 e di Palermo con Palatable allo Studio 71 dello stesso anno. La sua pittura necessita oggi di una seria e attenta riflessione; non uno sterile compiacimento della tavolozza, peraltro raffinata e mai violenta, ma uno studio attento e riflessivo. Franco usa la pittura, ragiona attraverso essa: egli è un’artista sensibile, delicato, amabile mai invadente, con lui si instaura subito un rapporto di qualità . Ti parla di pittura rimanendo affascinato da questo straordinario dono che la mente offre al braccio e alla sua mano operaia indagatrice e complice della sua sfera mentale. Ma se i primi tre artisti hanno un percorso molto libero e rinnovato peraltro periodicamente, più legata alla sfera del movimento artistico “anacronismo� è tutta la pittura di Alberto Abate il quale insieme ad Ubaldo Bartolini, Paola Gandolfi, Omar Galliani, Franco Piruca (scomparso nel 2000) Stefano Di Stasio e Carlo Maria Mariani fece parte del gruppo che sbarcò alla Biennale di Venezia nel 1984 alla guida del critico d’arte Maurizio Calvesi in contrapposizione e a superamento delle più affermate correnti artistiche di quegli anni. La pittura di questo gruppo percorreva il ritorno ad una tradizione figurativa dell’arte italiana non scevra da iconografie classiche. Alberto Abate sicuramente sceglie la strada del ritorno alla pittura caricandola di simbologie al limite dell’incubo che riflettono ambienti e soggetti di una pittura figurativa “colta�. Le esperienze giovanili, anziché proiettarlo verso quell’aspetto tipico dei giovani di quel tempo (l’insofferenza verso la classe politica, il tutto subito e altre manifestazioni che non hanno prodotto gran che nella società “giovanile� che tentava, a volte anche forzando la mano, di entrare nella cosiddetta stanza dei bottoni) lo fecero chiudere a riccio meditando un percorso artistico del quale ebbe ragione perché esplose negli anni Ottanta con il movimento che ebbe un successo e una fortuna che probabilmente è parallela a quella della transavanguardia di Bonito Oliva. Alberto Abate è un esponente di primissimo piano della pittura “colta� nella quale le atmosfere, le fantasie, e la contemplazione sono una costante. Le sue opere sono avvolte da quel mondo misterioso dell’inconscio che fece grande la pittura espressionista. Quattro situazioni artistiche che hanno fatto della pittura la loro ragione per esprimere e per denunciare i malesseri di una società malata, sempre più degradata, dalla politica incolta e senza futuro, forse anche senza speranze e nella quale vive costantemente a fianco di ognuno di noi lo spettro dell’indifferenza, dell’insofferenza, della disperazione, della tragedia che si consuma giorno dopo giorno con noi e per nostra colpa. “Le ragioni della pittura�. Mi sarebbe piaciuto di più questo titolo anziché “La ragione pittorica�, ma si sa non sempre può piacere tutto di una mostra.
Fino al 14 giugno 2008 a Teramo, Forlenza Studio d’arte, Via Porta Carrese n. 28, testo in catalogo di Maria Cristina Ricciardi. Orari: lunedì 16.30 – 19.00; da martedì a sabato: 10.00/12.30 16.30/19.00; domenica e festivi chiuso.
Palermo,04/05/2008 Francesco M. Scorsone