Bart Man - Viaggio attraverso le icone pop degli anni Sessanta
Un mostra personale ha di per sé in genere una caratteristica: la unicità , la non ripetitività almeno nell’ambito degli stessi luoghi nei quali è stata presentata per la prima volta. Va da sé che, pur riconoscendo a questo artista una capacità interpretativa di ottima qualità pittorica, non ci pare che aggiunga gran che al movimento artistico che rivoluzionò - alla stessa stregua del futurismo - l’arte mondiale: la Pop Art. Corrente artistica alla quale si ispira sostanzialmente Bartolomeo Manno e dalla quale attinge, elaborandole in chiave pittorica, le immagini estremamente note che fecero conoscere al mondo intero tutta una generazione americana, fatta sostanzialmente di Coca Cola, di sapone Brillo, di fagioli Campbell etc. assemblando, in alcuni casi, in un’unica opera diverse tessere di questo o di quell’altro artista nord americano.
L’assenza dal circuito artistico per oltre trent’anni sembra però non averlo impensierito minimamente sotto il profilo artistico. Egli ha ripreso laddove aveva lasciato nel 1969. Le icone di quel tempo come Marilyn Monroe cara a tutta la pittura di Andy Warhol, il panino Mc Donald di Claes Oldemburg, la pittura fumetto di Roy Lichenstein, e le oramai più che famose bandiere di Jasper Johns o ancora le stanze da bagno di Tom Wesselman, e tanti altri “omaggi� sono presenti anche in questa sua ultima produzione. Icone e artisti che fecero grande tutto il periodo post bellico fino agli anni sessanta con l’importazione di questo “modello� di pittura americana assorbito pienamente dagli artisti romani di Piazza del Popolo, riprende con maggior vigore e determinazione la sua mai celata passione per questa corrente artistica. Bart Man presenta una serie di opere di straordinaria freschezza e modernità . I suoi nuovi temi sono altri e ci sorprende l’intervento sull’opera Tubes olio su tela del 2007 nella quale l’artista affronta in maniera “irriguardosa� un’opera di Mark Rothko (viola e giallo su rosa del 1954) intervenendo e inserendo frammenti di pubblicità , con risultati di ottima fattura ed eleganza, l’opera si presenta ben bilanciata e in qualche maniera accattivante. Un altro lavoro di notevole interesse è quello intitolato NEC, (nota marca di telefoni cellulari), olio su tela del 2006. In quest’opera sono presenti in riquadri ben definiti elementi della comunicazione: troviamo il Cardinale Ruini quasi pensoso in attesa di fornire risposte a domande che forse non arriveranno; una modella - forse la Campbell – in atteggiamento di chiara provocazione intenta a volere comunicarti qualcosa; la testata “L’espresso� che si è distinta più volte per gli attacchi ai cortigiani del potere e che non ha risparmiato bordate a nessuno; delle api che volano di fiore in fiore come a significare la estrema volubilità delle persone con le quali siamo chiamati a convivere giorno dopo giorno. Rileviamo come l’artista con molta probabilità mettendo insieme le diverse anime di questo quadro abbia pensato alla comunicazione e a come le persone interagiscono sia fra di loro che con il pubblico. Un’altra opera di un certo interesse storico culturale è: Tempo-Sud olio su tela del 2007. Manno riprende con rinnovato interesse l’epopea esaltante degli anni Sessanta per quanto riguarda sia gli aspetti puramente di “casa� come la rivista Tempo-Sud e Godranopoli associandoli ad eventi di spessore internazionale quali il rivoluzionario Guevara e una spumeggiante Audrey Hepburn. Questi elementi li “cuce� a un ritratto di Francesco Carbone determinandone come può la conoscenza dei fatti e una lettura attenta del quadro chiarire - soprattutto attraverso la scritta: Hasta la Victoria Siempre - che le idee quando sono buone hanno una loro vita e una vitalità sempre moderna e capace di autorigenerarsi. La mostra ha inoltre spunti di riflessione legati alla sicilianità e una sorta di autocompiacimento del personaggio Bart Man che si ritrae al centro di uno strano dedalo di simboli che da un improbabile omaggio a Carlo Carrà viaggia attraverso i campi di concentramento di Auschwitz fino alle metafore e agli stereotipi della pop art. Una mostra interessante, se non altro perché attraverso le opere di Bartolomeo Manno possiamo rivivere alcuni momenti della grande e “intelligente� abbuffata che la pittura - made in Usa - ci ha propinato rivoluzionando i canoni del fare dell’arte affermandosi prepotentemente nel mondo, complici i grandi gruppi di potere industriale americani. La mostra è visitabile fino al 14.05.2008 al Giardino delle Muse Via G. Da Verrazzano n. 10 orari dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 catalogo in galleria con testi di Michele Cometa e Nicolò D’Alessandro.
Palermo, 18/04/2008
Francesco M. Scorsone
Aprile 19th, 2008 at 12:49 pm
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