Enzo Sciavolino Un altro “nobile” figlio siciliano – abbandonato al suo destino

Sono certo anzi certissimo, ad Enzo avrebbe fatto un enorme piacere festeggiare in Sicilia i suoi cinquant’anni al servizio dell’arte e in particolare al servizio della scultura. E dire che qualche anno fa, in occasione di alcune sue mostre di incisioni in Sicilia (Palermo, Taormina e Valledolmo sua città natale), si era fatto un gran parlare di una sua mostra antologica che ripercorresse i suoi cinquant’anni con la scultura. La regione siciliana in particolare e il Comune di Valledolmo non sono riusciti, malgrado le dichiarazioni di intenti e le assicurazioni, a mettere su uno straccio di delibera che potesse consentire a Enzo Sciavolino di potere tornare in Sicilia e presentare il frutto del suo lavoro che lo aveva e lo rende famoso in buona parte dell’Europa. Lo stesso comune di Bagheria aveva preso in considerazione la possibilità di allestire una sua mostra antologica, senza peraltro fortuna. Forse l’eccesso di generosità. Si, penso proprio che sia stato ciò. Enzo Sciavolino avrebbe regalato al predetto comune una scultura realizzata tra il 1973 e il 1976 dal titolo: “la questione�, opera nella quale sono presenti personalità bagheresi famosi nel mondo quali Renato Guttuso e Ignazio Buttitta, oltre a Giovanni Agnelli, Carlo Max, Sigmund Freud, Mao Tze Tung, Antonio Gramsci, Elio Vittorini, Giuseppe Di Vittorio e altri personaggi, intenti a cercare di dipanare la cosiddetta e tanta bistrattata “questione meridionale�. Moderatore d’eccezione, un troneggiante Pier Paolo Pasolini al centro della scena. (un’opera in bronzo dalle misure imponenti). E pensare che di soldi le pubbliche amministrazioni ne spendono tanti, soprattutto per insulsi e inutili convegni i cui oratori molto spesso parlano alle sedie. Critici e poeti internazionali di notevole spessore quali: Tahar Ben Jelloun, Vincenzo Consolo, Nicola Micieli, Younis Tawfik, Aldo Gerbino; Antonio Del Guercio, Pierre Klossowski, Mario De Micheli, Enrico Crispolti, Luigi Carluccio (già direttore della biennale di Venezia) fino ai più giovani ed emergenti critici d’arte tra cui Paola Vancini, Vinny Scorsone, Luca Beatrice, Alfonso Panzetta (solo per fare qualche nome) e altri, si sono interessati al suo lavoro presentandolo in cataloghi e monografie di notevole interesse culturale, sia per la qualità delle opere di volta in volta esposte ma soprattutto per i testi (veri e propri saggi sulla scultura di Enzo Sciavolino).
Ci credevamo un po’ tutti: Enzo Sciavolino avrebbe realizzato a Valledolmo o a Isola delle Femmine se non a Marineo qualcosa che lo ricordasse al pari di uno dei tanti “illustri� personaggi della politica siciliana tanto celebrati solo perché scellerati. Purtroppo non è andata come speravamo. È finito tutto in una bolla di sapone. Forse ci mancavano le “maniglie� giuste.
Ma Enzo, da buon lottatore, incassato il colpo rivolge le sue energie altrove, nella stessa terra che oltre cinquant’anni prima lo aveva accolto e che oggi, con un evento eccezionale patrocinato della Regione Piemonte Assessorato alla Cultura, presenta al Maneggio Chiablese Cavallerizza Reale fino al 27 aprile 2008 il frutto di cinquant’anni di attività artistica e di duro e faticoso lavoro. Marmi, bronzi, legni, incisioni, disegni, dipinti, pastelli (particolarmente interessanti quelli dedicati all’assassinio di Marat). Non c’è tecnica che egli non abbia esplorato o scandagliato. Le sue sculture ripercorrono un sogno sempre presente in Sciavolino: la sua infanzia. Lui è uno di quelli che ci ha creduto alla rivoluzione culturale le sue opere lo testimoniano; sono cariche della drammaticità del periodo bellico Fucilazione in piazza e Impiccagione in piazza entrambe del 1964 o Morte bianca dello stesso anno. Enzo Sciavolino fin da allora denuncia ciò di cui tanto si parla in questi giorni (le morti bianche). Pur nella loro straordinaria drammaticità riescono ad essere di una bellezza e di una eleganza unica nel suo genere. L’artista lavora per cicli in particolare relativamente alle opere grafiche. Si susseguono la pubblicazione delle cartelle dedicate a: Madrid e in altre parti; I canali di Marte; Sicilia 1971; Nature morte 1971; Marat maman, 1978-1979; Marat, mio doppio quotidiano; Poema popolare; La madre; Antonio Gramsci; L’isola. Ma Sciavolino è uno scultore e la sua vena creativa esplode nella realizzazione di sculture monumentali quali: La questione; del 1973-1976, oltre otto metri di bronzo e di cui abbiamo scritto prima; La strada che da me conduce a me, in vetroresina e legno del 1979 cm 210×340; Ricercare; bronzo di cm 310×100x100, del 1984.
Nel 1998-99, realizza: Marea in marmo e Canneto-Monumento al Territorio in bronzo, mentre è del 2001, Nel cerchio della mia vita oltre 6 metri di altezza in puro marmo Bardiglio Nuvolato e Michelangelo delle cave di Carrara e L’albero della pace del 2004, un’opera in bronzo pensata e proposta al comune di Valledolmo e che oggi fa bella mostra di sé a Rivoli.
Di straordinario fascino ed estetica è l’intero ciclo dedicato al “circo degli angeli� in cui Enzo Sciavolino, forse complice quella naturale voglia che ci prende di tornare indietro nell’estremo tentativo di vivere il meraviglioso mondo dell’infanzia (mondo che molto spesso non è più neanche tra i ricordi), realizza una serie di opere (i cui protagonisti sono gli angioletti) quali: volare nel vuoto; vessillifero; sulle ali della danza; Ippogrifo; Sul cavallino; Volteggiar nell’aere. In questi lavori vi è una sorta di irrefrenabile delicatezza verso il “bello� di serpottiana memoria, che sfugge allo stesso artista. È come se Sciavolino si fosse lasciato guidare dal una mano “divina�. Egli ama farsi ritrarre con le sue opere e ha scelto l’angioletto Funambolo. In questo lavoro, Elsa Mezzano (moglie e fotografa notissima, invitata ad esporre con dieci opere alla biennale di Venezia nel 19 8) lo ritrae con quel sorriso tra l’ironia e il compiacimento mentre e intento a guardare il suo angioletto che compie la prodezza di “camminare� su una corda. Me lo ricordo ancora quel sorriso stupito e ironico quando lo rimproverai perché aveva osato aggiungere dell’acqua calda al caffè che stavamo sorbendo al bar Alba di Palermo. Ma Sciavolino è anche altro, le sue nature morte in marmo bianco di Carrara fanno venire la voglia di toccarle hanno in sé quel chiaro invito alla tattilità ti viene proprio voglia di prenderle e morderle pur sapendo che non sono commestibili. In questa sua mostra antologica ne presenta alcune come: A Caravaggio del 1992 o I colori del quotidiano del 2002. La mostra a cura di Nicola Micieli è visitabile fino al 27 aprile 2008 testimonianze e testi in catalogo di autori vari. Cavallerizza Reale Via Verdi n. 9 Torino dalle 11.00 alle 20.00 da martedì a domenica, ingresso libero.
Palermo, 11/04/2008
Francesco M. Scorsone

Un Commento a “Enzo Sciavolino Un altro “nobile” figlio siciliano – abbandonato al suo destino”

  1. PORCASI GAETANO ha commentato:

    L’ARTE CONTRO LE VIOLENZE MAFIOSE. LE OPERE RACCONTANO LA STORIA DAL 1943 AL 2007 WWW.GAETANOPORCASI.IT

    L’impegno nel sociale.La parola legalita’ è stata a tal punto usata da provocare nei cittadini,quando la si sente un senso di fastidio.Applicare la legalità ed affermare di rispettare le legge dello Stato dovrebbe essere il primo passo che ogni cittadino dovrebbe fare come osservare i suoi doveri,per poi chiedere di avere garantiti i suoi diritti.L’arte cosi come la legalità sebrano due entità astratte ma non è cosi.Sono stato sempre convito che l’arte non è solo estetica,ma quando fa riflettere sui problemi sociali e dell’umanità diventa uno strumento per risvegliare le coscienze,Cosi l’artista che è sensibile ai temi sociali non può esimersi dal denunciare con lo strumento che ha a disposizione le discrasie della società ed in essa delle lobby di potere.Il potere infatti non ama essere criticato, qualunque ideologia proclami e di qualunque colore si veste. Il potere ama conservare e preservare se stesso e può influenzare ed indirizzare la politica,la società. Nelle mie opere ho cercato di segnalare e sottolineare il ruolo devastante del potere sulla politica,sull’ambiente,sulle persone.Il denaro alleato stretto del potere pur di svilupparsi tende a calpestare la dignità dell’uomo e la bellezza della natura e spesso la salute stessa di ciascuno.Per questo ho pensato alle mie opere come strumento di denuncia sociale.E quando ho segnalato l’inquinamento di cui siamo noi stessi vittime ogni giorno puntuale è arrivata la reazione con denuncia,con ostracismi,e con l’indifferenza alle mie opere che talvolta sono state dele provocazioni,proprio per dimostrare come le generiche affermazioni di legalitàa nulla valgono quando si dice di voler fare una cosa e poi si realizza l’esatto opposto.Recentemente con amici,giornalisti,politici di buona volontà stiamo provando a mettere in campo un laboratorio culturale trasversare che ha alla base l’onestà ,l’osservanza dei valori umani,il rispetto delle diversità l’impegno per conservare alle generazioni future un pianeta ed un ambiente vivibile fatto da persone solidali nei fatti.Per questo abbiamo pensato di dover accerttare il confronto con gli uomini di buona volontà.E’ in questo spirito che ho deciso di accertare questo riconoscimento che viene da chi vuole intestarsi un progetto di buon governo che possa migliorare la qualità della vita della nostra terra.E’ una la sfida che lanciamo a voi e che facciamo a noi stessi.Pittore antimafia Gaetano Porcasi.www.gaetanoporcasi.it

    Scritto da: PORCASI

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