Giusto Sucato e le muse di Tusa - Omaggio a Pablo Picasso
Ho già avuto modo di scrivere sulla sofferenza dell’artista e sulla sua creatività spesso frutto della stessa. In molti lo hanno affermato, dagli illuminati pensatori di fine secolo agli artisti di strada; tutti concordi nel sostenere che il periodo più creativo è stato quello in cui l’artista ha dovuto sottostare, per cause non dipendenti dalla propria volontà , ad una certo immobilismo motorio o di natura politica o ancor prima psicologica e sentimentale, sempre alla ricerca di nuove strade, di nuove soluzioni artistiche. Il recente, e neanche tanto, infortunio occorso a Giusto Sucato che lo ha tenuto immobilizzato in un letto di ospedale per diversi mesi, dopo che, come è noto negli ambienti che meglio conoscono l’artista, questi si è bruciato i piedi (non proprio come Pinocchio ma quasi, tanto che è stato costretto a ricorrere alla chirurgia plastica), ha prodotto un tal numero di disegni, un campionario talmente variegato di donne (molte delle quali in guisa di muse ispiratrici) da far venire, evidentemente, la voglia di realizzarne una mostra. Le Muse di Sucato sono amabili e candide ragazze con straordinari cappellini in stile liberty tutti comunemente sormontati dalla straordinaria fantasia creativa dell’artista il quale vi disegna tra i capelli: pesci, colombe, farfalle, penne di pavone, conchiglie, passamaneria, finanche una sgambata e provocante Trinacria. I loro vezzosi e candidi ammiccamenti non lasciano dubbi: sono inviti espliciti all’erotismo. Un erotismo di tipo perbenista che si deve cogliere nello sguardo, in ciò che non c’è in quanto frenato probabilmente dal luogo che l’ha ispirato: l’ospedale. Per la verità non se ne sente la mancanza. Giusto difatti riesce a cogliere l’essenza attraverso il suo tratto di penna. Senza ripensamenti (una qualità di Giusto che non conoscevamo) traccia, cosi come usava fare Emilio Greco sul foglio di carta “nudaâ€?, la sua musa a volte con le guance leggermente arrossate foss’anche per la timidezza dello stesso artista giacché si è lasciato andare a una tecnica spesso dileggiata considerandola da “studioâ€?, da neofita dell’arte e della pittura. Le sue “ragazzeâ€? hanno per cosi dire in gergo – staccato la spina – con l’artista antropologico, con colui il quale si è conquistato spazi notevoli tra gli operatori culturali, collezionisti e critici d’arte per le sue estrosità e soprattutto per l’impegno manifestato allestendo mostre di notevole spessore e importanza quali: Le soglie della memoria; Il linguaggio dei muri; Le porte dell’Islam; L’olocausto per non dimenticare; Scritture criptiche; Le sedie impossibili; Passio, i giorni della sofferenza; Trame mediterranee; Scudi sacri etc. Ora tutta questa gente sarà costretta a fare i conti con: Le Muse di Tusa, omaggio a Pablo Picasso. Non più, quindi, vecchi e consunti oggetti del quotidiano elevati a opera d’arte; ciò che abbiamo visto è un’esposizione di eleganti e splendidi disegni che fanno bella mostra di sé alla Galleria d’Arte Studio 71 di Palermo fino al 15 aprile 2008. Testo in catalogo di Ignazio Apolloni e una favoletta di Vinny Scorsone. Chissà cosa ne avrebbe pensato Francesco Carbone.
Palermo, 23/03/2008 Francesco M. Scorsone