Agostino Bonalumi e le sue superfici “formali�
Se dovessi scrivere una presentazione su Agostino Bonalumi per qualsiasi mostra, in Italia o all’estero, non saprei, dopo avere letto quanto ha scritto Maurizio Calvesi per la mostra attualmente in corso presso il Loggiato San Bartolomeo di Palermo a cura della Provincia Regionale di Palermo, cos’altro aggiungere. Maurizio Calvesi, senza veli, descrive esattamente lo stato in cui si trova l’arte italiana. In particolare pone l’accento “sull’esterofilia italiana della Biennale di Venezia�; una Biennale ritenuta dallo stesso Calvesi “degradata, inflazionata, svenduta al più invadente e spregiudicato mercato e pronta ad accogliere qualche artista nostrano solo se americanizzato�. Un premessa quella di Maurizio Calvesi che esprime con amarezza - mi pare di capire - per ciò che, in qualche caso, gli operatori stranieri sostanzialmente ci invidiano. Uno dei tanti artisti italiani di cui spesso si parla è Agostino Bonalumi (vedi l’importante mostra presso il Mathildernhöhe di Darmstadt in Germania del 2003-2004) che, nella sua mostra palermitana espone una serie di opere che ripercorrono il suo percorso di artista promotore negli Anni Sessanta del “Movimento Arte Nucleare� assieme a Piero Manzoni, Lucio Fontana, Enrico Castellani, Francis Picabia e altri. Fu fondatore nel 1960 a Milano della rivista Azimuth assieme a Manzoni e Castellani. Interprete di spicco dello “Spazialismo� italiano Bonalumi facendo propria la teoria dell’azzeramento della tela, riducendola a semplice supporto dipinto con colori monocromi, agisce su di essa procedendo in modo rigoroso tendendo a sagomare la tela stessa attraverso una misurata distribuzione degli elementi vuoti/pieni che ha deciso in via preventiva di combinare sulla tela estroflessa. Le eventuali causalità che nel corso della realizzazione dell’opera si manifestano, in quanto l’artista rimane comunque un creativo, sono poi utili e spunto per successive opere. Stante quanto sostiene lo stesso Bonalumi: “la concezione di un’opera non può essere messa in discussione dalla casualità se mai la casualità deve essere lo spunto per una successiva opera�. La mostra allestita al “Loggiato� presenta due diversi momenti dell’artista, in un percorso che va dagli anni Sessanta, con le prime opere su tela estroflessa (“Nero� del 1960 e “Grigio� del 1961) a cui seguono una serie di lavori che coprono l’intero periodo dell’attività dell’artista per arrivare ai nostri giorni con una serie di lavori dedicati al colore: Blu, Nero, Rosso, Bianco, questi in sintesi i titoli delle opere esposte di Agostino Bonalumi. In un susseguirsi di falsi vuoto/pieno l’artista “invita� alla percezione tattile delle proprie opere, egli sostiene infatti che non è la forma che è dipinta ma è il colore che genera la forma quindi saranno le ombre generate dalle estroflessioni a suggerirci il titolo stesso, se mai dovessimo avere la necessità di un titolo - altro - da dare all’opera che di per sé ne ha già uno. La mostra, curata da Silvia Pegoraro e Maurizio Calvesi e presentata oltre da Lorenzo Zichichi per il “Cigno G.G. edizioni d’arte� dal Vicepresidente della Provincia Regionale di Palermo e dallo stesso artista, resterà aperta al pubblico fino al 1° aprile 2008 con orari: da martedì a sabato dalle 16.30 alle 19.30; domenica dalle 10.00 alle 13.00 chiuso il lunedì. Ingresso gratuito. Catalogo € 20,00.
Palermo,15/03/2008 Francesco M. Scorsone