Turi Sottile un percorso lungo cinquant’anni

Un percorso lungo cinquant’anni… ed è proprio così questa mostra, promossa con una Joint-Venture tra Fondazione Credito Valtellinese e il Credito Siciliano da una parte e il Comune di Acireale e la Regione Siciliana dall’altra. La loro collaborazione, difatti, ha prodotto, rendendo merito ad uno dei cittadini più illustri di Acireale, Turi Sottile (in un momento particolarmente importante della sua vita), il quale negli anni ha speso molte delle sue energie proprio nella sua città natale organizzando per ben tredici volte la Biennale d’Arte di Acireale, una mostra antologica che ne traccia il percorso artistico.
Oggi, congiuntamente, l’Assessore alle Attività Culturali Nives Leonardi e il Sindaco Nino Garozzo, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione della mostra, annunciano pubblicamente che la stessa si inserisce in un progetto più ampio che vede, oltre la mostra antologica di Turi Sottile, anche una retrospettiva di ciò che fu negli anni tra il 1965 e il 1987 la “Rassegna Internazionale d’Arte di Acireale� e l’enorme patrimonio artistico che hanno lasciato in questa cittadina i pittori che si sono succeduti negli anni di vita della rassegna.
Visibilmente commosso l’artista nel ringraziare gli intervenuti ha tenuto ha sottolineare l’importanza dei titoli dei suoi quadri affinché il pubblico vi ponesse attenzione; non tanto perché da ciò potesse comprendere l’opera che gli stava davanti ma, interrogandosi sul nesso tra opera e titolo, fosse costretto a vedere probabilmente ciò che non avrebbe visto se non si fosse interrogato sul perché del titolo. Abbiamo voluto riportare questo concetto espresso dall’artista in conferenza stampa perché nel suo enigmatico ermetismo sta tutta la sua pittura, al di la delle esperienze giovanili che pure tracciano bagliori di ciò che sarebbe stato la sua naturale evoluzione artistica (vedasi “Faraglioni di Trezzaâ€? una piccola opera del 1957 e “Il pescoâ€? del 1958). In queste opere si avverte in maniera prepotente la necessità di scavalcare gli stereotipi della pittura convenzionale cercando di proiettarsi verso soluzioni innovative della pittura stessa. Per fa ciò Sottile inizia con il cambiare i supporti cambiando anche il modo di intendere l’opera. L’artista procede per stesure di colore; sovrappone un colore all’altro fino a far sì che le diverse stratificazioni offrano allo spettatore una sorta di finzione del colore stesso. Un nero non è mai tale e se tale era all’inizio dopo i diversi passaggi diventa un grigio scuro; lo stesso dicasi per un arancio, un verde, un bianco, un blu o un rosso. I colori della tavolozza di Sottile, nella sua combinazione, sono infiniti. Partendo dal centro della superficie ora si dirigono verso e oltre il quadro; a volte dall’esterno convergono verso il centro. Un centro che nelle ultime opere Sottile ama lasciare vuoto, a volte con qualche traccia del suo “passaggioâ€? di artista inducendo il visitatore a interrogarsi sul perché di quella tela trasparente sulla quale ha tracciato alcuni elementi. Come Vulcano nella sua forgia Etnea, Sottile prepara i suoi dardi che scaglierà sulla superficie che ha predisposto affinché questi possano distendersi uno accanto all’altro, e allora: rossi, arancio, gialli a simboleggiare il centro della fiamma spezzata che, assieme a sciabolate di quel bianco accecante delle stelle cadenti di agosto, formano ora un morbido e accattivante letto-rifugio, nel quale entrare per essere avvolto dalle spire della Ninfa Galatea, ora l’infuocata bottega di Giuseppe Cesare, a cui l’artista rende omaggio con l’opera “Nella bottega del Cavalier D’Arpinoâ€? (luogo nel quale avrebbe visto la “luceâ€? finanche il Caravaggio), o come nel caso di “Energia Mitopoieticaâ€? opere davanti alle quali la percezione del calore che sprigionano è notevole. Ci si sente come davanti alla più classiche delle “vampeâ€? siciliane in cui il calore non è dato tanto dalla vampa in quanto tale ma dall’entusiasmo e dalla gioia dei presenti alla festa. E la festa a Turi Sottole l’hanno fatto in tanti: autorità politiche, giornalisti, cineoperatori, ma soprattutto gli amici, quelli di sempre, quegli amici con i quali si è condiviso parte della propria esistenza giovanile. Quelli con i quali si vedeva nel suo studio di Acireale di via Cervo prima ancora di prendere la decisione di trasferirsi a Roma per poi da lì partire per le diverse destinazioni che lo hanno visto impegnato con mostre in: Giappone, la cui esperienza ha prodotto un’opera che è una sorta di ideogramma giapponese arricchito con il più classico dei metalli: l’oro, fortemente presente nelle tradizione delle icone russe; America del Sud; Canada e nella stessa Russia.
La mostra è esposta nella Galleria del Credito Siciliano in Piazza Duomo ad Acireale. Testi in catalogo di Aldo Gerbino, testimonianze di Rita Piangerelli e Maria Teresa Ciammaruconi. Ingresso libero tutti i giorni compreso i festivi dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16,30 alle 19.00 fino al 30 marzo 2008.
Palermo 1 marzo 2008 Francesco M. Scorsone

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