Giacomo Randazzo e il suo paese presepe
E’ sempre straordinariamente sorprendente vedere come fantasiosi artigiani riescano - facendo leva un po’ sul ricordo e un po’ su quell’aspetto del vissuto che è in tutti noi - a ricostruire fatti, storie e personaggi incontrati in spaccati di vita quotidiana. In special modo quando, come nel caso di Giacomo Randazzo, si vive in un piccolo centro come Cinisi avendo avuto la capacità di incrementare, nel tempo e con passione certosina, il pur cospicuo “capitale� ricevuto in eredità .
Entrare in quella cappella sconsacrata che fu di Santa Caterina, nell’ex Convento dei Benedettini a Cinisi - oggi in fase di restauro per essere destinata ad Aula Consiliare del comune predetto - (del che ci dispiaciamo), nel corso del mese di gennaio di quest’anno, quasi alla fine del periodo canonico dei presepi, è stata una vera e propria sorpresa. Tutto lo spazio possibile era occupato da una realizzazione che definire presepe è ingiusto e poco riguardoso per l’enorme lavoro che Randazzo ha realizzato intorno a quella capanna che è rimasta il “pilastro� dell’intera costruzione di un paese immaginario. Case a più elevazioni, strade e vicoli di un paese vero e proprio, finanche una chiesa con all’interno tanto di banchi e prete intento a battezzare un bambino; mestieri tra i più variegati: l’arrotino, chi fa tegole, il produttore di formaggi solo per citarne qualcuno; donne che lavorano al fuso, così come mamme che accudiscono ai bambini. E ancora: carrettieri, contadini, mucche, polli, pecore, insomma uno straordinario campionario di tutto ciò che può offrire una comunità grande o piccola che sia dove tutto è al suo posto, senza sbavature. Poco importa che assieme alla capanna della Natività vi sia anche una Chiesa. A nessuno può importare se i costumi dei carrettieri sono improponibili considerato che duemila anni fa non erano così curati e sgargianti. Il problema non è questo. Semmai il problema è questo: riuscire a coniugare l’aspetto presepistico di un intero paese con il concetto di presepe. In questo senso Randazzo vi è riuscito benissimo. Personalmente credo che tale oggetto della tradizione urbanistica (perché di questo parliamo nel caso di Giacomo Randazzo) di un territorio, vero o falso che sia, poichè corrisponde ad una realtà possibile va quindi difesa e tutelata.
Palermo, 7 marzo 2008 Francesco M. Scorsone