Archivio di Febbraio, 2008

Per l’Italcementi - Un amore senza fine

Lunedì, Febbraio 25th, 2008

Gentile Signora
Francamente non pensavo che il nostro rapporto sarebbe durato così a lungo. E dire che di anni ne sono passati e tanti, per la verità oltre quaranta da quando ci siamo incontrati per la prima volta. E’ stato un amore a prima vista, Lei ovviamente non se lo può ricordare, quel burbero e geloso maggiordomo che mi ha fatto incontrare sull’uscio di casa, ha creato da subito un filtro impossibile da penetrare e solo dopo tempo mi ha offerto l’opportunità di lasciarmi andare fiducioso tra le sue braccia. Braccia nelle quali mi sono sentito sempre protetto anche quando le vicende sindacali degli anni Sessanta e Settanta ci hanno visti divisi e con il broncio. Lei da una parte intenta a proteggere (come una buona madre di famiglia) ciò che sarebbe servito per far fronte ai bisogni della famiglia stessa nei momenti di crisi, ed io dall’altra parte intento a chiedere tutto e subito. Ma si sa, quale figlio non ha momenti di ribellione verso i propri genitori, quando questi voglio privarli di qualcosa? Lo stesso è successo a me e se Lei mi chiedesse se lo rifarei, Le rispondo subito di si. Essere giovani significa anche non avere regole e se regole si hanno, non sempre sono applicabili alla realtà in cui si vive. Lei certamente si ricorderà, ci sono stati durante il nostro incontro, anni bui, anni della protesta a tutto campo, erano più le giornate della contestazione che quelle in cui si lavorava in serenità. Malgrado tutto però erano anni di grandi speranze di grandi aspettative per il futuro. Si aveva il piacere di sognare, si fantasticava sul nostro domani, si facevano progetti, molti dei quali si sono realizzati grazie sia alla capacità e alla professionalità che via via maturavo ma anche alla sua caparbietà nel tenere duro su certi argomenti che in alcuni momenti hanno messo in crisi (ma solo apparentemente) il nostro rapporto. Lei comunque lo sa, al di la di tutto questo, ho avuto sempre profondo rispetto per le regole da Lei imposte anche se come sa non sempre le ho condivise.
Cordialmente
Francesco Scorsone
pubblicata nel volume: Una presenza costruttiva

Ho riletto prima di pubblicare questa “lettera” indirizzata all’azienda alla quale mi onoro di avere appertenuto per lunghi anni e che mi ha consentito di realizzare tutto ciò che nell’ambito della legalità era possibile fare e, non l’ho trovato patetica o particolarmente sentimentale. E’ il giusto coraggio e un pubblico riconoscimento che ognuno di noi dovrebbe avere per esternare un sentimento verso le persone o le cose che l’hanno aiutato a crescere.
Francesco Scorsone

Le opere e i progetti di 24 artisti dedicate ai 50 anni dell’Italcementi di Isola delle Femmine

Lunedì, Febbraio 25th, 2008

Il progetto di ammodernamento tecnologico di una fabbrica coniuga spesso innovazioni di processi produttivi con strutture architettoniche di notevole impatto visivo. Ma se questa fase è accompagnata dalla voglia di rendere l’impianto più moderno ed emotivamente più coinvolgente, pensiamo sia giusto fare partecipi quanti possano essere interessati a collaborare con il progetto ammodernativo. Avere intrapreso, quindi, in questi anni un percorso di rinnovamento dei diversi impianti e nella prospettiva di realizzare una nuova linea di cottura nello stabilimento di Isola delle Femmine, l’Italcementi ha pensato bene di accettare la proposta promossa dall’Associazione Culturale Studio 71 che ha affidato al prof. Aldo Gerbino e alla dott.ssa Vinny Scorsone il progetto per la realizzazione di una mostra d’arte contemporanea ispirata alla fabbrica. I curatori, sollecitati dalla stessa azienda, hanno pensato di introdurre dei progetti che potessero avere anche elementi tecnologicamente innovativi tali da considerare l’idea che nell’intervento di ammodernamento potessero essere incluse strutture artisticamente valide del tipo di quelle in atto nel museo a cielo aperto di Gibellina. Progettisti e artisti quindi all’opera per ricercare un percorso creativo e indicativo di ciò che può essere il prodotto che può accompagnare il rivestimento delle nuove strutture industriali. Ecco quindi il cosiddetto “Gruppo di Caltanissetta�, composto da Calogero Barba, Lillo Giuliana, Michele Lambo, Giuseppina Riggi, Salvatore Salamone, Franco Spena e Agostino Tulumello, i quali uniti, come è noto, da una comune passione per il segno hanno interpretato (prima con progetti individuali e poi con un progetto unico) e individuato una ipotesi di lavoro riassunta in una torre i cui elementi: parola, immagine, materia e colore determinano gli aspetti caratteristici del nuovo impianto di produzione. In altri termini una torre delle culture da inserire nel paesaggio tale da diventare un simbolo dell’afflato dei popoli mediterranei. Non meno creativi sono stati gli artisti chiamati a “rappresentare� la fabbrica. Tanina Cuccia si è avvalsa del cemento per creare una sua personalissima icona. Per Alessandro Monti, scrive Vinny Scorsone “le sue opere sono vere e proprie costruzioni. Partendo da uno strato di calcestruzzo Monti modella il cemento, lo scava rendendolo, con cromie e grane tipiche del materiale, messaggero di antiche identità culturali.� Una cinta muraria fatta in questi termini diventerebbe una straordinaria scultura lunga parecchie centinaia di metri. Di natura diversa sono le opere di Turi Sottile e Salvatore Provino i cui colori, presi a prestito, consentirebbero di cambiare il volto delle aride e fredde facciate dei capannoni industriali; Gianni Maria Tessari con le sue fiabe al muro, Rosalba Mangione e le sue campiture informali, il lavoro quotidiano di Michele Cutaia, le stratificazioni atemporali di Antonino G. Perricone, le “fredde� immagini di Bartolo Conciauro e di Enzo Tardia, le surreali notturne atmosfere di Massimo Piazza, Aurelio Caruso e Giuseppe Fell; la straordinaria violenza purificatrice della fiamma presente nelle opere di Tiziana Viola Massa e di Antonella Affronti; il raccontare la fabbrica attraverso le immagini di Marco Bonafè e di Vanni Quadrio, completano uno straordinario impianto della mostra curata da Studio 71 e ospitata nei locali dello spazio ßquadro di Via XII Gennaio a Palermo. Sono intervenuti: per l’Italcementi il direttore della Cementeria di Isola delle Femmine, ing. Giovanni La Maestra e i critici d’arte prof. Aldo Gerbino e la dott.ssa Vinny Scorsone. Le opere e i progetti saranno esposti fino al 27 febbraio 2008 con orari dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.30. Domenica dalle 10.00 alle 13.00. Un articolato catalogo racchiude i diversi momenti della mostra nonché gli aspetti dell’ammodernamento dello stabilimento con grafici e indicazioni sull’attenzione al paesaggio e con una appendice poetica sul rapporto dell’uomo con la fabbrica. Ingresso e catalogo gratuiti.
.Palermo, 17/02/2008
Francesco M. Scorsone

Una mostra collettiva a favore dell’ARC

Lunedì, Febbraio 25th, 2008

Una mostra d’arte, qualunque sia la motivazione che anima gli organizzatori, deve avere sempre un’adeguata coreografia degli spazi espositivi. Certamente quella promossa dall’Associazione “Il Salotto del Gattopardo� e i cui proventi andranno all’ARC (Associazione Recupero Cerebrolesi), ospitata presso la Villa Boscogrande di Palermo negli ampi spazi del piano nobile, dà anche grande respiro ai lavori esposti. Sicché fanno bella mostra le opere di Antonella Affronti con le sue “foreste� di mangrovie; Nello Caracozzo, Bruno Carta e Aurelio Caruso (le cui atmosfere “rilassanti e al tempo stesso inquietanti� si sono impreziosite da qualche tempo di una splendida luna piena); Fabrizio Costanzo e le sue “costruzioni� di Escheriana memoria; una ritrovata Giuseppa D’Agostino che, per l’occasione, presenta un’inedita natura morta; le impalpabili fluttuazioni informali di Rosetta D’Alessandro. E poi Beatrice Feo, Giuseppe Fell, Giovanna Gasperini, Massimo La Sorte, Ciro e Francesca Li Vigni, Enzo Monti, Francesco Nuccio, Francesco Pintaudi, un sorprendente Vanni Quadrio in una natura morta in stile rinascimentale, Gery Scalzo, Roberto Valore, un sempre validissimo Giacomo Vizzini con i suoi paesaggi accecanti per un sole di fine estate. Senza dimenticare le spumeggianti opere di G. Gubiotti e gli altrettanti “solenni� lavori di Nino La Barbera; le preziosissime piccole sculture di Franco Montemaggiore e Totò Vitrano e una buona e ricercata opera di Giacomo Rizzo - che per la verità avevamo già visto in occasione di una sua mostra palermitana. Cosi come è il caso di Sergio Figuccia anch’egli presente con tre opere tra le più ricercate della sua ultima produzione assieme ad un inedito e ancora da scoprire Antonino G. Perricone, il quale da qualche tempo, ripercorrendo le orme del grandi maestri del Costruttivismo russo, ha scelto la via dell’informale. Sempre accattivante e di buona fattura sono i due lavori esposti in questa mostra collettiva da Elena Pagani. La mostra, pur non avendo un filo conduttore tra i vari artisti, ha un comune denominatore nella volontà e generosità degli autori di contribuire con il lavoro del proprio ingegno e creatività a un problema gravissimo quale è il disturbo neurologico che normalmente colpisce le attività motorie, psichiche, mentali, sensoriali e vegetative, separatamente o in associazione in base alla sede della lesione. Una iniziativa lodevole. Inaugurata il 22 febbraio e visitabile fino al 1 marzo 2008, giorno in cui alle 16.30 verrà effettuata un’asta delle opere esposte. Villa Boscogrande Palermo Via Tommaso Natale n. 91. Orari di visita al pubblico fino al 29 febbraio dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 19.00.

Palermo,24/02/2008
Francesco M. Scorsone

ITALCEMENTI PER L’ARTE A SPAZIO BQUADRO

Martedì, Febbraio 19th, 2008

LE OPERE DEDICATE AI 50 ANNI DELL’ITALCEMENTI di ISOLA DELLE FEMMINE
ALLO SPAZIO BQUADRO
Il progetto di ammodernamento tecnologico di una fabbrica coniuga spesso innovazioni di processi produttivi con strutture architettoniche di notevole impatto visivo. Ma se questa fase è accompagnata dalla voglia di rendere l’impianto più moderno ed emotivamente più coinvolgente, pensiamo sia giusto fare partecipi quanti possano essere interessati a collaborare con il progetto ammodernativo. Avere intrapreso, quindi, in questi anni un percorso di rinnovamento dei diversi impianti e nella prospettiva di realizzare una nuova linea di cottura nello stabilimento di Isola delle Femmine, l’Italcementi ha pensato bene di accettare la proposta promossa dall’Associazione Culturale Studio 71 che ha affidato al prof. Aldo Gerbino e alla dott.ssa Vinny Scorsone il progetto per la realizzazione di una mostra d’arte contemporanea ispirata alla fabbrica. I curatori, sollecitati dalla stessa azienda, hanno pensato di introdurre dei progetti che potessero avere anche elementi tecnologicamente innovativi tali da considerare l’idea che nell’intervento di ammodernamento potessero essere incluse strutture artisticamente valide del tipo di quelle in atto nel museo a cielo aperto di Gibellina. Progettisti e artisti quindi all’opera per ricercare un percorso creativo e indicativo di ciò che può essere il prodotto che può accompagnare il rivestimento delle nuove strutture industriali. Ecco quindi il cosiddetto “Gruppo di Caltanissetta�, composto da Calogero Barba, Lillo Giuliana, Michele Lambo, Giuseppina Riggi, Salvatore Salamone, Franco Spena e Agostino Tulumello, i quali uniti, come è noto, da una comune passione per il segno hanno interpretato (prima con progetti individuali e poi con un progetto unico) e individuato una ipotesi di lavoro riassunta in una torre i cui elementi: parola, immagine, materia e colore determinano gli aspetti caratteristici del nuovo impianto di produzione. In altri termini una torre delle culture da inserire nel paesaggio tale da diventare un simbolo dell’afflato dei popoli mediterranei. Non meno creativi sono stati gli artisti chiamati a “rappresentare� la fabbrica. Tanina Cuccia si è avvalsa del cemento per creare una sua personalissima icona. Per Alessandro Monti, scrive Vinny Scorsone “le sue opere sono vere e proprie costruzioni. Partendo da uno strato di calcestruzzo Monti modella il cemento, lo scava rendendolo, con cromie e grane tipiche del materiale, messaggero di antiche identità culturali.� Una cinta muraria fatta in questi termini diventerebbe una straordinaria scultura lunga parecchie centinaia di metri. Di natura diversa sono le opere di Turi Sottile e Salvatore Provino i cui colori, presi a prestito, consentirebbero di cambiare il volto delle aride e fredde facciate dei capannoni industriali; Gianni Maria Tessari con le sue fiabe al muro, Rosalba Mangione e le sue campiture informali, il lavoro quotidiano di Michele Cutaia, le stratificazioni atemporali di Antonino G. Perricone, le “fredde� immagini di Bartolo Conciauro e di Enzo Tardia, le surreali notturne atmosfere di Massimo Piazza, Aurelio Caruso e Giuseppe Fell; la straordinaria violenza purificatrice della fiamma presente nelle opere di Tiziana Viola Massa e di Antonella Affronti; il raccontare la fabbrica attraverso le immagini di Marco Bonafè e di Vanni Quadrio, completano uno straordinario impianto della mostra curata da Studio 71 e ospitata nei locali dello spazio ßquadro di Via XII Gennaio a Palermo. Sono intervenuti: per l’Italcementi il direttore della Cementeria di Isola delle Femmine, ing. Giovanni La Maestra e i critici d’arte prof. Aldo Gerbino e la dott.ssa Vinny Scorsone. Le opere e i progetti saranno esposti fino al 27 febbraio 2008 con orari dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.30. Domenica dalle 10.00 alle 13.00. Un articolato catalogo racchiude i diversi momenti della mostra nonché gli aspetti dell’ammodernamento dello stabilimento con grafici e indicazioni sull’attenzione al paesaggio e con una appendice poetica sul rapporto dell’uomo con la fabbrica. Ingresso e catalogo gratuiti.
Palermo, 17/02/2008
Francesco M. Scorsone

Paolo Malfanti e il suo rosso fiorentino

Sabato, Febbraio 16th, 2008

Che il rosso abbia da sempre costituito un grande vantaggio per gli artisti che lo usano è al di fuori di ogni possibile discussione. Di questo colore si sono serviti tutti, grandi e piccoli maestri. Tale colore è presente in tutte le epoche. Dalle pitture rupestri (esempi interessantissimi sono quelli dei “Sassi di Matera�) ai graffiti, ai fenici che per eccellenza del rosso della porpora fecero un vero e proprio fiorente commercio, agli etruschi, ai romani con il loro rosso pompeiano, ai pittori rinascimentali, ai futuristi ma, soprattutto, agli informali il cui colore rosso divenne elemento per rappresentare molte delle loro opere. E ancora dai suprematisti e costruttivisti russi (Kasimir Malevitch, otto rettangoli rossi, del 1915), agli americani Jim Dine con Coltello rosso del 1962; Mark Rothko con l’opera Blu, arancio e rosso del 1961; Ellsworth Kelly con Rosso bianco del 1962 e Blu rosso del 1968; e all’italiano Agostino Bonalumi Rosso Traiettorie del 2001, solo per citarne alcuni. Il rosso, quindi, come elemento fondante della pittura rivoluzionaria, trasgressiva e aggressiva allo stesso tempo. Una nota di colore quasi sempre è rossa o comunque è nell’ambito della svariata gamma dei colori rossi. Di rosso si colorò il Nilo in occasione delle sette piaghe di Egitto. Rossa è la fiamma purificatrice ma che è anche in grado di distruggere qualsiasi cosa incontri nel suo cammino. Non si può quindi escludere dalla propria tavolozza questo straordinario e vibrante colore. Paolo Malfanti se ne è inventato una varietà nuova forse: il rosso fiorentino, una tonalità che si sposa perfettamente con il resto della sua tavolozza. Bianchi, verdi, arancio, colla, stucchi, malte, oggetti del quotidiano, pietre dure etc. Nelle sue opere si trova di tutto, finanche circuiti stampati di telefoni cellulari, oggetti di cui si può affermare che costituiscono il primo stadio della post-archeologia elettronica. Sono lavori, quelli di Malfanti, che ti prendono per mano e ti conducono in un viaggio fatto di segni, di crittogrammi, di poesia allo stato puro senza la mediazione della rima. “Se tu non hai dubbi è perché io ho anche i tuoi� questa e tante altre sono le frasi presenti nelle opere di Paolo Malfanti. Ma l’artista interviene, oltre che con i mezzi della tradizione pittorica, anche con materiali quali l’alluminio, l’argento ed altri metalli malleabili che, adeguatamente lavorati, diventano decori fino ad impreziosire l’opera in quanto tale, formando intorno al nucleo dipinto, una cornice a volte sbalzata o cesellata a seconda della necessità creativa del momento. Preziosi ceselli quelli dell’ Omaggio a Gastone Novelli un’opera che da sola racconta, come in un libro di storia dell’arte, tutto ciò che è successo negli ultimi diecimila anni, con un’armonia unica nel suo genere. Paolo Malfanti, infatti, sposa i graffiti e le pitture rupestri, passando attraverso la pittura informale fino a una piccola natura morta che ricorda la firma dell’artista di molti anni or sono, realizzata quasi defilata in un angolo dell’opera accanto a una sfera di colore verde omaggio proprio a Gastone Novelli, alla fine di una serie di formelle di lamiera incisa. Una mostra arricchita da un catalogo il cui testo di presentazione è di Aldo Gerbino. Un ritorno a Palermo, quello di Malfanti dopo l’esperienza del restauro di Palazzo Natoli, doveroso per ciò che aveva lasciato nel ricordo delle persone che lo avevano conosciuto.
La mostra aperta tutti i giorni presso la galleria Studio 71 di Via Fuxa n. 9 a Palermo si concluderà il 29 c.m. orario dalle 17.00 alle 20.00.

Palermo, 13/02/2008
Francesco M. Scorsone

Amici si, ma di chi?

Venerdì, Febbraio 8th, 2008

Ho sempre avuto una particolare attenzione al programma televisivo “Amici di Maria De Filippiâ€? sopratutto perché, essendo strutturato come una scuola, nella quale tutti, oltre che alla disciplina specifica per la quale i ragazzi sono entrati a farne parte, si pone il problema, attraverso lo studio di materie diverse, della formazione artistica degli alunni. Quindi: Canto, ballo, recitazione, una sorta di mini Actor Studio. Ora se da un lato è apprezzabile ciò che fanno gli insegnanti, tutti bravissimi, in questa scuola, perché mettono a disposizione degli studenti oltre che la propria conoscenza anche quella passione e partecipazione, riscontrabile solo in alcuni insegnanti pubblici, diventa pretestuoso qualsiasi elemento posto in atto dalla produzione, inteso a disturbare la serenità degli allievi sia nell’apprendimento ma soprattutto nei risultati. Non riesco quindi a comprendere chi ci guadagna in questo gioco al massacro, dove chi ne fa le spese sono i ragazzi, molto spesso neanche ventenni, i quali, anziché dedicarsi con profitto allo studio, sapendo di essere continuamente ripresi dalle telecamere puntano molto a piacere a un pubblico che attraverso il meccanismo del televoto li mette al riparo da possibili esclusioni dalla scuola (come è noto i primi sei della classifica delle preferenze del pubblico sono esclusi dall’eliminazione). Quindi una scuola non formativa ma assolutamente diseducativa nei valori etici e sociali e nella quale trionfano solo i furbi e i bellocci e comunque tutti quelli che hanno la possibilità di invitare amici parenti etc. a telefonare, escludendo di fatto gli alunni riservati, quelli che non entrano in contraddittorio con i sistemi di insegnamento, in pratica quelli “poco visibiliâ€? perché studiano anziché dare quello spettacolo indecoroso fatto di piccinerie, gelosie e accuse che, in linea puramente teorica, non hanno niente a che fare con l’apprendimento. Bisognerebbe ricordare sempre ai ragazzi che solo l’umiltà fa crescere, anche contro l’arrogante e non sempre giustificata posizione di insegnanti come la bravissima Signora Celentano, la quale penso che abbia sbagliato scuola perché meglio farebbe ad insegnare alla “Scala di Milanoâ€?. Questo ambiente, infatti, fatto da ballerini hip pop o jazz o non so che cosa, che puntano soprattutto alla notorietà anziché all’apprendimento e alla crescita professionale, poco le si addice, visto che è cosi intransigente. Nella sua biografia Alessandra Celentano sostiene, e io le credo: “(…) Lavorare con i ragazzi è meraviglioso perché sono pieni di entusiasmo, di grinta e devo dire che queste qualità i ragazzi di Amici le possiedono tutte. (…)â€? Probabilmente forse si è ricreduta.
Personalmente non credo che ciò che dicono i ragazzi sia solo frutto del loro livore nei confronti degli altri ragazzi, penso invece a una ben orchestrata regia posta in essere anche da elementi esterni allo stesso programma e che possa giocare un ruolo importante e fondamentale per lo share di ascolto.
Ciò che è successo sabato scorso con l’eliminazione dell’unica attrice tra i ragazzi della squadra blu, Marina Marchione, è stato a dir poco sconcertante poiché nessuno si è preso la briga di scegliere chi eliminare. La scelta l’ha fatta l’onnipotente pubblico che paga a suon di telefonate (a tutto vantaggio sia dell’operatore telefonico e del programma) perché avendola relegata all’ultimo posto, perdendo la squadra, come di fatto ha perso, per il meccanismo delle eliminazioni, da domenica non fa più parte della scuola. Ha ragione Platinette comunque che, nel consolare Marina, ha sostenuto che la ragazza avrà modo di manifestare il suo talento - che l’accompagnerà sempre nel corso della sua vita artistica – dal giorno in cui uscirà dalla scuola. Gli attori si sa hanno una vita artistica molto più lunga dei cantanti o dei ballerini.

Palermo, 07/02/2008

Francesco M. Scorsone

Umberto Signa - ovvero il segno di Signa

Mercoledì, Febbraio 6th, 2008

Capita, a volte, di affrontare quasi distrattamente la visita di una mostra. Ti sembra di avere visto, se non tutto, quasi tutto dell’arte: le soluzioni, i diversi accostamenti che gli artisti fanno, soprattutto, per il loro trascorso pittorico. Quella fatalità inevitabile che ti porta, attraverso la memoria della tua personalissima banca dati che ti accompagna sempre, ad immagazzinare, attraverso la percezione visiva, tutto quello che ti passa davanti. Ho sempre sostenuto che il tuo peggior nemico è il tuo cervello: egli sa, si ricorda sempre di tutto, non dimentica mai niente. Inconsapevolmente e, senza la tua apparente volontà, ti fa fare cose che pensi di non sapere, ma che di fatto stanno in te, sono con te da sempre e tu non lo sai o, forse, fingi di non saperlo. Questa serie di informazioni, nell’arte, diventano uno straordinario vantaggio. Le scoperte che fai giorno dopo giorno, inventandoti soluzioni artistiche, non sono altro che situazioni, se non storicizzate, già presenti nel mondo dell’arte contemporanea e, a volte, anche nella pittura rinascimentale. In molti sostengono che gli artisti che fanno più “strada� sono i pittori colti, cioè coloro che hanno viaggiato, visitato e studiato i capolavori dell’arte - nel senso più ampio del termine - o quegli artisti istintivi, primitivi, senza “appartenenza� culturale, politica o sociale, coloro i quali (per usare un inglesismo) sono detti “free�. Ma, mentre da una parte, la società che li invita a manifestazioni, dibattiti, mostre importanti (Venezia, Kassel, Berlino, New York, Tokio e, recentemente, anche la Cina) sembra avere scoperto l’arte italiana, dall’altra parte i mercanti, i critici e gli operatori culturali con il loro modo di vedere l’arte - cercando di dare indicazioni (ragionate) sul come e che cosa produrre - stanno impoverendo sempre di più la creatività di questi nuovi “mostri� dell’arte. Non ci rimane quindi che “guardare� agli artisti che non hanno “padrone�, senza dottrina, senza gli isterismi e le frenesie della contemporaneità. In questo senso Umberto Signa è sicuramente da considerare tra gli artisti “free�. Nella sua mostra Esplorazioni Materiche (fino al 12 febbraio 2008 alla galleria SpazioBQuadro Via XII Gennaio a Palermo) espone una serie di opere realizzate usando un linguaggio caro a molti artisti del Novecento. Ma l’inserimento in parecchie opere oltre che delle ben note lamiere e legno (materiali tanto cari al fare dell’arte di Giusto Sucato vedi mostra “Scudi sacri�) di un elemento nuovo, oserei dire inedito, come la pianta essiccata del ficodindia, mostrandone e utilizzando sia la complessa trama interna che la corteccia. Va da sé che questi elementi connotano una forte radicalizzazione nel territorio dell’artista, soprattutto, per l’intervento dell’uso del colore. Alla maniera di Tano Festa, egli gioca, invitando lo spettatore ad entrare attraverso le ante di una vecchia finestra (che ha concluso il suo ciclo di elemento di sicurezza e di riparo per gli uomini), in un mondo fantasmagorico, ricco, dai colori fortemente mediterranei. La visita alla mostra prosegue attraverso una serie di elementi elevati ad opera d’arte come seppe fare Duchamp, prima e, molto dopo, Rauschenberg, Johns e via via tutti gli altri. Una mostra, dunque che, pur ripercorrendo itinerari dell’arte contemporanea già noti, rimane comunque più che apprezzabile per il lavoro di ricerca fatto da Umberto Signa in questo ciclo di opere presentate in catalogo da Anna Maria Ruta. La presentatrice sottolinea come l’artista “(…) Per le sue strutture usa spesso lamiere metalliche corrose provenienti dal recupero dei relitti di navi bombardate (…). Nelle sculture esalta la plasticità e il dinamismo che si sprigiona naturalmente dalla materia, la mutevolezza espressiva dei passaggi, degli squarci improvvisi di spazio. Montando abilmente i “pezzi trovati ancora grezzi e rozzi, e intervenendo poi con la pasta pittorica, Signa dà vita a vere e proprie “strutture primarie�, in cui i confini tra pittura e scultura sono sfumati … nelle quali si coglie un atteggiamento emotivo più che conoscitivo.(…)� Spazio BQuadro fino al 12 febbraio 2008 orari dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.30 festivi dalle 10.00 alle 13.00 Catalogo € 12.00.

Palermo, 02/02/2008
Francesco M. Scorsone

Marcella Licata – Porpora di dioxazina 186

Mercoledì, Febbraio 6th, 2008

La porpora: colore che fu vanto della ricerca di cromatismi per colorare le stoffe del popolo fenicio. Mediterraneo, dunque, come l’artista, che sembra avere da sempre affascinato Marcella Licata - di origine licatese, una città che si affaccia sul mare che bagna il 37° parallelo come osserva la stessa artista. Sicuramente questo mare se lo è portato dentro da sempre; un po’ come tutti coloro che sono nati e che vivono vicino ad esso. E’ un paesaggio di cui non si può fare a meno, ce lo hai dentro, ne devi sentire il profumo, come è importante percepirne la vicinanza. Viaggiatrice per scelta, sembra che il suo habitat sia appunto il mare, tumultuoso come spesso sa essere ma anche calmo, placido, capace di regalarti momenti di grande romanticismo e al tempo stesso di bui e oscuri presagi. Un mare che si tinge di rosso ardente come quando il sole al tramonto vi si è tuffato dentro per alcuni istanti e infiamma l’orizzonte. Questo ci sembra di capire dalle opere di Marcella Licata che espone alla galleria Elle Arte di Palermo fino al 9 febbraio 2008. Una mostra ben equilibrata. Distese lungo le pareti sono esposte circa 15 opere tutte dedicate al mare e ai suoi umori. Orizzonti notturni in cui il mare ora si perde con il buio della notte - rotta appena da una sottile linea viola o bianca - ora dal contrasto tra il profondo blu marino solcato dall’onda lunga e il plumbeo cielo degli inverni cubani o magari dai notturni paesaggi marini di Goa, in India o di Moa, in Australia. Certamente Marcella Licata è affascinata dai suoi paesaggi e ad essi ha dedicato questa mostra. “Porpora di dioxazina 186� ha voluto intitolarla come a volere significare che la dominante è il colore rosso, quel colore che, come si diceva all’inizio, fu fierezza di quel popolo di navigatori di cui l’artista è rimasta contaminata.
Questi lavori, hanno in loro quelle strane atmosfere tipiche del romanticismo foscoliano in cui il contrasto tra l’ideale e il reale è dato dall’amore per il mare e dalla malinconia che da esso ti viene. Una riflessione che mi ricorda il sonetto di Ugo Foscolo “Alla Sera�. Questo sonetto in sé condensa tutta l’opera di Marcella Licata: esso costituisce la riflessione che l’uomo, spesso al calare della sera, si pone davanti alla maestosità del mare.
Galleria Elle Arte Via Ricasoli n. 45, Palermo fino al 9 febbraio 2008 orario dalle 16.30 alle 19.30 festivi chiuso. Catalogo gratuito in galleria.

Palermo, 27/01/2008
Francesco M. Scorsone