Archivio di Gennaio, 2008

Giovanni Epifanio e l’hobby della pittura

Venerdì, Gennaio 25th, 2008

Mi chiedo spesso per quale alchimia una persona “normale�, che fa un mestiere normale e che apparentemente non ha nulla a che fare con la pittura, se non per l’impiego nel suo mestiere di alcuni colori, decida per passatempo di dipingere proponendo poi al pubblico il frutto della sua passione. Un hobby è tale se non ha implicazione di carattere commerciale e soprattutto se è gelosamente custodito fra le cose personali. Diversamente, sembra che Giovanni Epifanio abbia in maniera molto generica fatto stampare un discutibile depliant nel quale si commenta, e si fa commentare, per meglio chiarire la sua posizione di “artista�.
Fatto fagotto ha deciso di esporre la sua produzione pittorica nello spazio comunale di Villa Niscemi messogli a disposizione dal Comune di Palermo. Fin qui tutto è abbastanza normale salvo la pretesa di vedere riconosciuti i suoi lavori come il frutto di non so quale creatività. Molto spesso si tratta di paesaggi di quella Palermo disarcionata dalla fierezza del suo destriero che non ci sta più ad essere cavalcato da fanti e fantasmi. Esso ha la necessità di sapere che chi lo cavalca ha la mano ferma e la spada affilata pronta a colpire.
Abbiamo voluto vedere la mostra e leggere ciò che Maria Grazia Cusumano ha scritto: “(…) Giovanni Epifanio attraverso il suo personalissimo linguaggio pittorico è un testimone veridico e attendibile della realtà odierna che gli consente di lanciare un messaggio di sano ottimismo ai giovani disincantati e plagiati da “onnipotenti mass-media� (…)�. Ritengo che sia quanto mai azzardato fare un’affermazione di questo tipo per una serie di ragioni: 1° non mi pare che nei quadri di Epifanio ci sia un qualche messaggio e in ogni caso non certo di sano ottimismo; 2° i giovani non sono né disincantati né tanto meno plagiati, loro sanno molto meglio di noi, che giovani non siamo più, cosa vogliono e dove lo devono cercare; 3° i mass-media fanno il loro lavoro, starà poi ai giovani, alla loro intelligenza e a quella dei loro genitori, fare il discernimento necessario per capire che cosa è spazzatura e cosa è elemento da metabolizzare per la propria crescita culturale. Ritengo comunque che per dipingere bene, al di la delle varie considerazioni che si vogliono fare su che cosa è arte e cosa non lo è, basterebbe partire da un dato: il disegno, e non mi pare che in questo caso ci siano i presupposti. A parlar d’arte ci penseranno i posteri. La mostra si concluderà il 31.01.2008 Galleria di Villa Niscemi Palermo.

Palermo, 24/01/2008
Francesco M. Scorsone

Quando l’arte non si misura con il metro della meritocrazia

Venerdì, Gennaio 25th, 2008

In una società dai consumi sfrenati, senza pudori etici ed estetici, dalla politica intrisa di situazioni nebulose e dai contorni sfocati in cui tutto è alquanto approssimativo, ci può stare che una mostra esposta in un luogo pubblico come la Villa Niscemi (sede di rappresentanza del Sindaco di Palermo) possa riservare - se mai ve ne fossero dubbi - qualche perplessità. Qualcuno obietterà: la scelta di coloro i quali espongono non viene fatta in relazione ad una meritocrazia ma secondo l’ordine di richiesta di quanti desiderano esporre in quel luogo. Va da sé, comunque, che personalità del mondo dell’arte, della cultura, cittadini che, per diversi motivi si recano presso il luogo dove il Sindaco di Palermo riceve le personalità italiane e straniere, si potrebbero accorgere che, prima ancora di entrare nel palazzo della villa, l’ex porta carrabile - oggi trasformata in galleria d’arte – ospita a rotazione molto spesso “autori� di quadri dal gusto discutibile, incorniciati male, esposti malissimo e, soprattutto, di scarsa fattura. Io credo che una attenta valutazione delle richieste potrebbe risollevare le sorti di questo luogo tuttora prestigioso. Certamente verrebbero a cadere le mire di quanti, senza referenze di alcun genere, si vedrebbero precluso, senza potere accedere per esporre “il frutto della loro creatività�, un luogo tanto ambìto come è la sede istituzionale di cui scriviamo. Avremo però dato maggior valore alle visite alla Villa Niscemi e a un momento di svago culturale tale da sostenere che la città di Palermo produce artisti di qualità e non semplicemente pittori della domenica come, purtroppo, il Comune ci ha abituati a vedere nei suoi spazi di Piazza Pretoria, Stand Florio e, naturalmente, Villa Niscemi. Ognuno di noi ha in sé un grande “Vincent� che però farebbe bene a tenere nascosto tra gli spazi domestici senza, peraltro, sentire la necessità di rendere pubblico tale talento. Oltretutto rischierebbe di essere copiato con grande danno per l’arte e per l’umanità. L’umiltà poco si addice ai dilettanti: non ne hanno per niente e spesso chi ne fa le spese sono i veri artisti, i quali frequentemente per la scelta che hanno fatto, soffrendo e alla continua ricerca di soluzioni artistiche innovative e coraggiose, rischiano di allontanare sempre più il pranzo dalla cena. Chi scrive ne conosce molte di queste storie.
Forse è arrivato il momento di fermarci, di fare il punto sulla situazione. Questa città e, più in generale l’arte italiana, è a un bivio, da nord a sud si avvertono i sentori di una crisi irreversibile. Una crisi di quei valori in cui il mondo dell’arte ha sempre creduto ma che ora vacillano per le continue infiltrazioni di dilettanti (o poco più) dai padrini potenti. Tutti dipingono e i giornali che si occupano “d’arte� spesso pubblicano (ovviamente a pagamento) spazzatura infiorandola con recensioni di penne “prestigiose�. Chiunque al grido “lo so fare anch’io e meglio� si arroga il diritto di conquistare spazi e finanziamenti sempre più consistenti. Paolo VI disse in occasione dei lavori di chiusura del Concilio Vaticano II nel suo discorso rivolto agli artisti: “(…) Oggi come ieri la Chiesa ha bisogno di voi e si rivolge a voi. Essa vi dice con la nostra voce: non lasciate che si rompa un’alleanza tanto feconda! (…) Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione. E questo grazie alle vostre mani … Che queste mani siano pure e disinteressate! (…)�. Certo dall’8 dicembre 1965 - giorno in cui fu pronunciato questo discorso - molto è cambiato: il caso Aldo Moro, le brigate rosse, stravolgimenti climatici, internet, i crolli della borsa, mani pulite, tali e tanti di quegli avvenimenti che con difficoltà si metterebbero in fila, forse per paura di scoprire quanto tempo è passato da quando abbiamo visto la luce. Ma ciò che non ci deve mai abbandonare è l’onestà intellettuale, i valori in cui crediamo e possibilmente evitare di millantare crediti, anche se ne avessimo titolo. L’umiltà deve essere la nostra caratteristica, soprattutto quando si è artisti, perché solo questa qualità ci può distinguere da chi non lo è.

Palermo, 24/01/2008
Francesco M. Scorsone

Francesco e Luigi Carreca due anime alla ricerca di un’identità

Lunedì, Gennaio 21st, 2008

Definire duplice mostra quella di Francesco e Luigi Carreca, al Complesso Monumentale Guglielmo II di Monreale, è cosa quanto meno ardita. Si tratta infatti di lavori accademici di due ragazzi poco più che ventenni alla ricerca di una identità artistica. Sono approcci alla pittura quelli di Francesco nato nel 1981, ancora studente dell’Accademia di Belle Arti di Palermo. La sua è una pittura dai “contorni� incerti, è come se fosse alla ricerca di una identità, oltre che coloristica, di forma e di sostanza. Sono opere che ricordano le esperienze giovanili di Giovanni Frangi. Bene fa a definire la mostra “macchie� perché di questo si tratta. Mi auguro per lui un futuro un po’ meno approssimativo rispetto a ciò che questa mostra ci offre.
Di diversa natura sono le opere di Luigi, ceramista. In questa occasione presenta alcune istallazioni. Egli utilizza la materia che gli è più congeniale: la creta. Si tratta di una serie di lavori dedicati alla tartaruga e più specificatamente al suo carapace. Buona ricerca estetica, pulizia ed eleganza nella presentazione delle tre istallazioni esposte tutte su rigorosi supporti dipinti in nero.
Un depliant che chiarisse le motivazioni, nonché la finalità delle installazioni, avrebbe fatto comprendere meglio i lavori esposti. Non abbiamo infatti termini di confronto con situazioni analoghe dello stesso artista. Luigi Carreca, siamo certi, ha avuto modo di approfondire maggiormente la sua ricerca estetica e, di conseguenza, ha nel suo arco qualche freccia in più da scoccare. Ad entrambi il consiglio di lavorare ricercando una identità artistica e personale. La mostra si concluderà il 13 febbraio 2008.
Complesso Monumentale Guglielmo II Monreale orari: tutti i giorni dalle 9.30 alle 18.30 domenica e festivi dalle 9.00 alle 13.00.

Palermo, 21/01/2008
Francesco M. Scorsone

Gibellina 40 anni dopo ‘68 – ‘08; 40° anniversario del terremoto nella valle del Belice

Mercoledì, Gennaio 16th, 2008

Per non dimenticare mi verrebbe voglia di aggiungere. Gibellina, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Santa Ninfa, questi comuni, facenti parte dell’Unione dei comuni della Valle del Belice in questi giorni celebrano il 40° anniversario del terremoto che devastò, tra la notte del 14 e del 15 gennaio 1968, gran parte del territorio della provincia di Trapani. Ricordiamo che rimasero colpiti dal sisma in maniera devastante anche i comuni di Salemi e Montevago. Il terremoto provocò oltre trecento morti e migliaia di feriti. Ma il sisma non risparmiò nessun comune della provincia di Trapani, mentre gli abitanti delle provincie di Palermo e Agrigento ne rimasero talmente scossi che per molte notti non rientrarono nei loro appartamenti. Va sottolineato che il centro storico di Palermo si svuotò completamente dei suoi residenti i quali occuparono abusivamente l’allora nuovo quartiere popolare del C.E.P. Momenti di grande tensione “turbaronoâ€? il clima della politica di quel tempo. I ritardi nei soccorsi, l’incapacità della politica di capire come muoversi per tentare di dare una spiegazione plausibile agli abitanti delle zone terremotate su cosa sarebbe successo dopo, crearono non pochi malcontenti ed enorme disaffezione nei confronti dello stato e sopratutto verso quel governo siciliano, allora feudo della democrazia cristiana e dei “corleonesiâ€?. Per tentare di uscire dalle sacche del pantano in cui si erano venuti a trovare amministratori e politici con le loro promesse, ci furono interventi a pioggia che ebbero come effetto quello di creare ulteriori malumori rispetto a quelli che già si erano creati a causa dell’assegnazione di prefabbricati agli sfollati i più fortunati e raccomandati i quali occuparono i più confortevoli alloggi provvisori.
Gli anni che seguirono non poterono che fare riflettere sull’enormità dei danni e sul fiume di denaro occorrente per ripristinare quei luoghi pensando anche ad interventi di tipo strutturale come ad esempio la costruzione di una Nuova Gibellina. Questa città decollò senza non poche fatiche ma con la determinazione di un siciliano di razza come Ludovico Corrao, eletto sindaco di Gibellina, senatore della repubblica e illuminato politico. Facendo leva sulla sensibilità degli artisti, in “poco tempoâ€? questa nuova realtà divenne centro di incontro di culture e di artisti di diverse estrazioni politiche e culturali nazionali ed internazionali. Giuseppe Spagnulo, Carmelo Cappello, Carla Accardi, Turi Simeti, Arnaldo Pomodoro, Nunzio, Giovanni Albanese, Nino Mustica, Salvatore Cuschera, Biget & Bergstrom, Costas Varatsos, Elio Marchegiani, Giampaolo Di Cocco, Nino Franchina, Ludovico Quaroni, Franco Purini, Nanda Vigo, Fausto Melotti, Ignazio Moncada, Giuseppe Uncini, Salvatore, Hsiao Chin, Onhari, Francesco Venezia, Paolo Schiavocampo, Alessandro Mendini, Carlo Ciussi, Iginio Legnaghi, Pietro Consagra, Emilio Isgrò, Pietro Cascella, Mimmo Paladino, Mauro Staccioli, Medhat Shafik, Mimmo Di Cesare, Ettore Colla, Bruno Ceccobelli, Calo La Monica, Agatipo Miniucchi, Mimmo Rotella, Daniel Spoerri, Claudio Verna e lo stesso Mario Schifano lasciarono tracce indelebili del loro passaggio a Gibellina. Questa città da quando è stata fondata, dopo essere stata abbandonata definitivamente la vecchia Gibellina perché completamente ridotta a un cumulo di macerie - sul quale il grande Alberto Burri distese il suo “sudarioâ€? di cemento bianco, tale da formarne un grande cretto - ha avuto una costante e notevole evoluzione. Ci sono ritornato pochi giorni fa con Giusto Sucato per incontrare Enzo Fiammetta, direttore del Museo delle Trame del Mediterraneo, uno straordinario fiore all’occhiello creato dal senatore Ludovico Corrao e che vede giorno per giorno con l’infaticabile lavoro del suo direttore arricchirsi di nuove e importanti opere d’arte contemporanea e della tradizione popolare del mediterraneo. Uno scrigno che merita una visita attenta per meglio comprendere il nostro modo di vivere, il nostro mondo di popolo mediterraneo. Gli appuntamenti di questi giorni a Gibellina per celebrare i 40 anni dell’anniversario del terremoto attraverso la memoria, comprendono: 14 gennaio alle ore 15.00 – Aula Consiliare – Consiglio Comunale sulla Memoria e la Commemorazione; ore 16.00 presso il Granaio della Case Di Stefano – Rimemorazione del Terremoto e presentazione del quaderno “L’Utopia della Libertàâ€?; alle ore 18.00 al Museo d’Arte Contemporanea, inaugurazione della mostra di Carlo La Monica dal titolo “Radiciâ€? e proiezione del Video “Dalle Macerie alla Cittàâ€? a Cura di Giuseppe Maiorana; mentre all’Auditorium dello stesso museo, proiezione del film documentario “Earthquake ‘68â€? a cura del gruppo informale “Sottotracciaâ€?. Altre manifestazioni sono previste nel comuni di Partanna, Salaparuta, Santa Ninfa, Partanna, Poggioreale che ospiterà Vincenzo Consolo che leggerà il suo testo-manifesto dedicato al 40° anniversario del terremoto del Belice. Mentre a Gibellina il 15 gennaio sarà conferite a cinque personalità del mondo della cultura e dell’impegno civile la cittadinanza onoraria e contestualmente ai Sindaci dell’Unione saranno consegnati i Lenzuoli della Memoria realizzati dagli artisti: Rosario Bruno, Dino Fisco, Franco Accursio Gulino, Vincenzo Nucci e Nino Pilotto.

Palermo, 13/01/08
Francesco M. Scorsone

Tracce di Fabrizio Costanzo e Francesco Pintaudi al San Paolo Palace

Venerdì, Gennaio 11th, 2008

Ciò che spesso ci chiediamo noi poveri e inevitabili mortali è cosa ne rimarrà del nostro passaggio terreno. Le nostre ansie, i nostri affanni, il volere a tutti i costi affermare il principio della unicità della propria esistenza, il ripetersi in esercizi di scrittura citazionistica, il tentativo sempre e comunque di essere i primi della classe quando, forse, non avremmo neanche titolo per starci in “classe�, ci pongono spesso in una condizione critica rispetto poi a chi è chiamato a giudicare il nostro fare o comunque ciò che abbiamo fatto, scritto o detto. In altri termini le tracce che lasciamo giorno dopo giorno.
Tracce, infatti, è il titolo della mostra di Fabrizio Costanzo e Francesco Pintaudi due artisti che apparentemente non hanno niente in comune tranne il fatto che entrambi sono architetti e hanno la passione per l’arte. Approdati alla pittura per strade diverse, Fabrizio Costanzo tra i due appare il più misurato, preciso, senza mai una sbavatura. La sua pittura è costruita centimetro dopo centimetro, una pittura puntuale, minuziosa, precisa al limite della pignoleria e della maniacalità compositiva. I suoi lavori ricordano, soprattutto nei colori, il paesaggio primaverile di Kholui, paesino sulle rive del fiume Teza un piccolo fiume della Russia centrale. Le sue inondazioni di primavera ritirandosi donano al paesaggio un colore particolare, surreale che i pittori miniaturisti del luogo amavano e amano dipingere questo aspetto particolare del paesaggio. Ma i lavori di Fabrizio Costanzo non sono mai delle miniature. La loro realizzazione è da miniaturista, ma certamente non i formati o il tema trattato: “Sotto il cielo di Gerusalemme� 2007 opera che, personalmente, considero tra le più significative della mostra; Cattedrale, 2002; Finzione e realtà, 2006, in cui le pagine di un libro posto in cima ad una colonne vengono sfogliate dal vento, quasi a volere parafrasare ciò che è successo in occasione dell’esposizione in pubblico sul sagrato di San Pietro della salma di Giovanni Paolo II. Ma in questo caso le pagine vengono strappate e il vento se le porta via. Un presagio della vacuità del nostro essere uomini? Il dubbio che ciò che abbiamo fatto finirà con noi? O forse ciò che abbiamo fatto non ha inciso talmente le coscienze da meritare di essere tramandato ai nostri eredi attraverso le pagine di un libro. In ogni caso il messaggio di Costanzo sembra abbastanza chiaro e incisivo. Egli è un attento e puntuale osservatore del mondo che lo circonda, ne assorbe gli aspetti pregnanti, gli umori e, diversamente da altri artisti, più che procedere per impeto, per strappi, aspetta che l’idea prenda corpo combinandosi, amalgamandosi con la propria conoscenza in uno dei suoi “cassetti� dei ricordi. Dopo sarà pronta per diventare quadro. Diversa la pittura di Francesco Pintaudi. Abbandonato, almeno momentaneamente, l’aspetto che lo ha contraddistinto in questi ultimi anni e cioè quella rappresentazione iconica non senza quel velato e mai dichiarato aspetto della denuncia per l’abbandono sempre più incisivo dei nostri monumenti: statue, palazzi, pezzi della nostra realtà che ci hanno sempre contraddistinto e che sembra siano diventato fardello ingombrante della nostra stratificata cultura, Pintaudi si abbandona, ormai libero dalle “sacche impantananti� della figurazione, per approdare a libere e creative divagazioni. Il suo interesse oggi è spostato non più in maniera compiaciuta e contemplativa verso “l’alto� ma in terra dove le tracce, alla maniera delle orme, indicano la strada, una strada tracciata da impronte, da segni di pneumatici lasciati sull’asfalto in maniera tragica in cui la fine si perde oltre il quadro come a volere simboleggiare che in quell’occasione non c’è stata storia, non c’è stata salvezza. In altri casi si interrompono all’interno del quadro e in questo senso il protagonista e riuscito a venirne fuori salvandosi. Questa metafora interessante della vita di cui Pintaudi si fa interprete attraverso le sue opere ci restituisce un artista più consapevole della grande esperienza pop degli anni Sessanta. Alla maniera di Jasper Johns egli eleva ad opera d’arte l’oggetto di cui si è servito per la sua realizzazione e attraverso il quale gran parte della sua ultima produzione artistica ne è rimasta impregnata. 165-70/R15 GT3 trittico cm 120 x 96; Marciapiede cm 100 x 150; A29 Palermo Catania AR sono opere che certamente danno il segno di questa nuova svolta artistica di Francesco Pintaudi. La mostra si concluderà il 30 giugno 2008 catalogo e ingresso gratuito. Spazi della hall del San Paolo Palace Palermo.
Palermo, 03/01/2008 Francesco M. Scorsone

Notabilis Civitas Taurominii - Taormina A.D. 2007

Venerdì, Gennaio 11th, 2008

La carta, il papiro sono questi gli incredibili elementi sui quali l’uomo di ogni tempo e di ogni religione ha affidato il proprio passato, la propria storia e che ancora oggi nascondono, in attesa di essere decifrati, misteri del passato, di costumi e di modi di pensare e, in ogni caso del passaggio degli uomini sulla terra; forse anche di extraterrestri, ma questo probabilmente non c’è dato sapere ancora oggi. La carta, e ciò che in essa è scritto, è elemento di ricerca di studiosi indipendentemente dalla loro razza. Dagli americani che studiano vecchi e pressoché indecifrabili papiri egizi agli inglesi ai francesi e poi olandesi, italiani, indiani e finanche australiani e cinesi. Tutti intenti a cercare di decifrare, di capire le nostre origini e sopratutti chi siamo e da dove veniamo. Una premessa indispensabile per meglio comprendere la mostra, attualmente esposta a Palazzo Corvaja di Taormina, dal titolo: “Taormina … fra le carte�. Una mostra voluta fermamente dall’allora sindaco Carmelantonio D’Agostino, scomparso prematuramente.
La carta e i suoi scritti contengono la storia di un paese, di una città, di un continente, qualunque esso sia. Nei suoi fogli sono annotati atti di ogni tipo: dalla nascita di una persona alla sua condanna a morte; il computo del tempo, i calendari: romano, ecclesiastico, gregoriano; i documenti notarili, gli atti di compravendita, la costituzione di una proprietà e finanche la carta costituzionale di una nazione, cioè il complesso delle regole senza le quali si vivrebbe nell’anarchia più totale. Quindi la carta come elemento principe sulla quale annotare tutto ciò che può servire affinché il nostro ricordo possa rimanere vivo nel tempo. In questa mostra taorminese i curatori Alfio Seminara e Francesco Spadaro ripercorrono, attraverso le carte dell’archivio storico di Taormina e quello di stato di Messina, gran parte della storia di questa cittadina classificando le carte sciolte con un criterio empirico per ammissione degli stessi classificatori in quanto il materiale è talmente tanto che è l’unico possibile, considerato il disordine in cui esse si trovano. I documenti della mostra non seguono un criterio scientifico, analitico e cronologico, ma i curatori danno per certo che la datazione dell’archivio si può fissare dall’anno 1431, anche se sono presenti documenti datati 7 novembre 1332 e 8 maggio 1353 relativi all’Ospedale Santa Maria la Pietà, per proseguire fino ai nostri giorni. Si presume che, quando il lavoro di messa in ordine delle carte e della loro archiviazione sarà completato, non è escluso che ricercatori e studiosi avranno a disposizione materiale tale da tentare una ricostruzione analitica della storia di Taormina che, prima ancora di essere città dedita al turismo, è stata una delle perle del Mediterraneo con ben due teatri. Quello romano, ormai completamente inglobato in parte nella chiesa di Santa Caterina - accanto Palazzo Corvaja (in cui è avvenuta nel 1410 la storica seduta del parlamento siciliano alla presenza della Regina Bianca di Navarra per l’elezione del Re di Sicilia dopo la morte di Martino II) - e in parte nell’abitato taorminese e quello greco che ancora oggi fa bella mostra di sé e destinato a sede di spettacoli di altissima qualità.
Questa mostra “Notabilis Civitas Taurominii� allestita presso il Palazzo Corvaja di Taormina fino al 13 gennaio 2008 si è avvalsa di un comitato scientifico di straordinario prestigio quali i professori Annamaria Amitrano, Angela Grasso, Aurelio Rigoli, Andrea Romano e, i prima citati, dr. Alfio Seminara e Francesco Spadaro. Ingresso € 2,60, catalogo gratuito.

Palermo, 07/01/2008
Francesco M. Scorsone

p.s. per l’immagine allegata: la Giuliana è in genere un volume che riporta nei primi fogli l’elenco degli atti che in esso sono contenuti. (fonte cat. Notabilis Civitas Taurominii pag. 5)