pensare a un mondo migliore è la migliore ricetta per migliorare
Mercoledì, Ottobre 24th, 2007Mi piacerebbe pensare a un mondo migliore. Un mondo senza mafie: russa, albanese, cinese, giapponese e ovviamente italiana. Sono mafie tutte degne, per la loro efferata sanguinaria violenza, di essere denunciate con ogni mezzo e messe al bando dalla società civile. Mafie che non hanno regole se non quelle del branco. Mafie che non hanno limiti al loro incessante procedere, triturando e devastando tutto ciò che incontrano sulla loro strada. Ben vengano quindi convegni, dibattiti, associazioni antiracket, antimafie, antipizzo, insomma antitutto purché vi entri nel loro criterio associativo un termine che coincida con una parola contro la mafia, le mafie e la violenza.
Nel nome dell’antimafia, dell’antiviolenza, fiumi di parole si sprecano in seminari in cui presenze di illuminati politici, saccenti criminologi, magistrati, psicologi, teologi, life-coach e per finire tuttologi, tuonano e pontificano il tutto contro tutto. Seminari spesso accompagnati da colazioni di lavoro, i cui costi hanno cifre da capogiro, ma ciò non conta, perché l’impegno di questi personaggi “antiâ€? è totale. Per loro essere “antiâ€? significa la stessa loro sopravvivenza. Senza il loro senso dell’anti neanche i loro figli potrebbero permettersi una vita normale (tanto per intenderci: quella fatta di droga, di discoteche trasgressive, di alcool, di notti brave e via discorrendo). Mi piacerebbe pensare a un mondo senza profittatori, senza arrivisti, senza speculatori, senza onnivori politici, senza tragedie, senza genitori assassini e figli snaturati, senza oppressi e soprattutto senza oppressori. Un mondo da lasciare ai posteri come il patrimonio costituito dalla propria casa (realizzata con il frutto di decenni di sacrifici, di privazioni) e custodito nell’unico pensiero che ciò che è stato fatto sarà il nuovo punto di partenza dei propri figli quando la morte sopraggiungerà . Lo so è pura utopia. Nel frattempo però sono stati offerti spunti a chicchessia per sfruttare gli eventi delittuosi al fine di scrivere articoli e realizzare quadri accrescendo enormemente la notorietà di questi eventi delittuosi fino a dare l’impressione che solo attraverso il “delittoâ€? si riesce ad avere l’attenzione del pubblico, dei giornali e soprattutto della televisione. Un oggetto, quest’ultimo, che sfruttato senza capacità discernitiva rischia di fare male, anzi malissimo. Mi è capitato spesso sentir dire da piccoli e grandi: “lo ha detto la televisione”, o di vedere imitare personaggi dello spettacolo e dello sport dalla moralità discutibile. Si producono talk show che durano ore per risultati e commenti sul calcio. Nel nome del dio pallone vivono e speculano migliaia e migliaia di persone per lo più nullafacenti ma che nel calcio hanno trovato il senso primario della vita. Programmi di intrattenimento molto leggero, talmente leggero che non ci si accorge neanche di che cosa sta andando in onda. Oche starnazzanti e pseudo uomini depilati (che meglio farebbero ad andare a “scatenare terreniâ€? come diceva il nostro mezzadro, che non sapeva neanche cosa fosse la televisione) fanno bella mostra di sé in programmi pomeridiani con un unico obiettivo: “diventare famosiâ€?. Una società di personaggi che, pur di primeggiare, perpetrano tradimenti e inganni a danno di amici e colleghi a suon di colpi bassi anzi bassissimi. I loro interventi sono mirati a gambizzarti, neanche i propri familiari ne sono indenni. L’edicolante, il panettiere, il carnezziere, il tabaccaio, il salumaio e così via non sono le persone di cui ci si può lamentare, se non per il rincaro dei prezzi. Questi soggetti non li incontrerai mai in strada dalle 23.00 in poi sfrecciare per la città a bordo della Fortwo incuranti di pedoni, di mamme con le carrozzine, di massaie con la spesa. In barba a qualsiasi codice stradale, essi sciamano per le vie della città . Sono i nuovi vip quelli che guadagnano 10.000 euro al mese, quelli che non si sa quello che fanno e se glielo chiedi la loro risposta è: faccio il “p.r.â€? (ma di che? mi domando). Sono figli di una società che nella pubblica amministrazione ha il suo profilo più basso. I presupposti per un governo che governi sono allo sbando, non che l’opposizione se la passi tanto meglio, si litiga finanche per chi “deve far carteâ€?. Perché se è vero come è vero che far carte è un vantaggio per il cartante, è anche vero che questi ha la responsabilità del “piattoâ€?, perché deve vigilare facendo si che tutti mettano la loro posta. Una strada poco percorribile perché si rischia di toccare interessi intoccabili. Aveva ragione sì Rino Gaetano con la sua più che famosa canzone Nun te regghe più. Ne aveva per tutti questo cantante che assieme ad Fabrizio De Andrè (oggi entrambi morti) ebbero il coraggio di denunciare malcostumi legalizzati: non si salvava nessuno da Andreotti ad Agnelli, passando per Cazzaniga, Pirelli, Costanzo, Buongiorno etc. finanche il grande giornalista sportivo Gianni Brera finì nella mischia. La stessa sorte subì il povero parroco di “bocca di rosaâ€?. Siamo tutti figli di Ron Dennis, pardon e scusate la modestia io mi sento ancora figlio di Ferrari.
Palermo, 24/10/2007 Francesco M. Scorsone