Archivio di Agosto, 2007

Gioppè Di Bella - Andamenti ritmici

Martedì, Agosto 28th, 2007

L’immatura scomparsa in questi giorni di Gioppè Di Bella (è morto il 20 agosto nella sua casa di Trapani, dove era nato nel 1945, dopo una breve e inesorabile malattia) ha colto tutti di sorpresa. Frequentatore assiduo degli studi di Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, Hidetoshi Nagasawa, Luciano Fabro e tanti altri, giunse a Milano appena ventenne da Trapani e li iniziò il suo lavoro di ricerca solitaria, mirata all’acquisizione di nuovi spazi estetici, condotta nell’essenza della forma. La vicinanza di questi maestri e la conoscenza di tutto il gruppo MID, gli artisti della Optical e del cinetismo, lo fecero approdare a quelle soluzioni dei grandi tableaux usando materiali di moderna tecnologia. In quella Milano dai grandi fermenti degli anni Sessanta e Settanta, definita per eccellenza la capitale dell’arte moderna italiana, Di Bella seppe trovare il suo spazio. Ne sono la testimonianza le sue mostre allestite a Sesto San Giovanni, Monza, Milano, al Grand Palais di Parigi e successivamente in gran parte della Germania (Francoforte, Bonn, Eschborn, Hanau). Una serie di successi che non stravolsero il naturale quanto amabile rapporto che aveva con il pubblico. La conoscenza di quel plotone numerosissimo di artisti stabilitisi a Milano da Turi Simeti a tutto il gruppo MID, agli artisti della optical e del cinetismo indirizzò Di Bella verso quelle soluzioni artistiche che abbiamo già avuto modo di ammirare e valutare qualche anno fa nel corso della mostra personale tenutasi a Palermo. Di Bella infatti con la precisione di un chirurgo, taglia, seziona e seleziona le parti della tela annodandola e modellandone le forme. La elabora dando vita a una nuova vita, basterà infatti accarezzare le sue forme per ascoltare le note della sua pittura. Non già quelle degli artisti cinetici, ma quelle di Gioppè Di Bella. In altri termini una “nuova cifra stilistica�, data soprattutto dall’utilizzo della doppia tela e cioè quella che gli servirà da sfondo per dar risalto a quel gioco paziente di chi come lui da ragazzo seduto in riva al mare osservava che la sabbia della riva cambiava forma ogni qualvolta che la risacca si ritraeva.
Questa mostra, organizzata dalla galleria Arkadhia di Palermo nel Complesso Monumentale Guglielmo II di Monreale, con testo in catalogo di Vinny Scorsone, voluta dall’Amministrazione Comunale per rendere omaggio con un pubblico evento prima ancora che fosse troppo tardi, Gioppè Di Bella non ha fatto in tempo a vederla. La morte non ha aspettato è arrivata prima. La mostra si concluderà il 13 settembre Galleria Civica “Giuseppe Sciortino� Piazza Guglielmo II. Orari delle visite dalle 9,00 alle 18,30 tutti i giorni, domenica dalle 9,00 alle 13.00, catalogo gratuito.

Palermo,27/08/2007
Francesco M. Scorsone

Magnificat a Ficarra (ME) con Longaretti & Co

Martedì, Agosto 28th, 2007

Se si dovesse giudicare una mostra da uno scritto, da una recensione o da un catalogo, avremmo spesso punti di vista e chiavi di lettura talmente diversi della mostra stessa che in alcuni casi sarebbero talmente sconfortanti da indurci a riconsiderare l’arte moderna e in particolare tutto ciò che intorno ad essa ruota. Questa mostra “Magnificat� - che ho avuto modo di visitare martedì 21 agosto a Ficarra (delizioso paesino della provincia di Messina), triste giorno per quella parte di Sicilia martoriata dagli incendi e purtroppo anche da tre vittime – presenta una serie di opere che, fatta solo qualche eccezione, sono di grande spessore mistico e artistico. Laura Barberini, Rachele Biaggi, Giovanna Cecere, Elisabetta De Luca, Stefania Fabrizi, Gigino Falconi, Corinne Ferrarese, Renato Galbusera, Omar Galliani, Piero Gauli, Alessandra Giovannoni, Carla Horat, Maria Jiannelli, Antonella Lombardi, Franco Marrocco, Nino Pedone, Alessandra Pennini, Miriam Pertegato, Alessia Porfiri, Massimo Pulini, Salvatore Rizzati, Fabio Sciortino, Lucia Stefanetti, Togo, Carla Tolomeo, Mario Vanini, Angela Viola sono i 27 artisti che, assieme al pittore Trento Longaretti (presente con una mostra dedicata interamente alla Madonna), rendono omaggio alla Madre delle madri nello splendido Palazzo baronale Milio Ficarra e nell’ex fortezza carceraria già residenza dei Lancia di Brolo. L’iniziativa, legata al Giubileo Straordinario per i 500 anni dell’ “Annunziata� attribuita ad Antonello Gagini e attualmente custodita nella Chiesa Madre di Ficarra, dà vita a una serie di manifestazioni che dureranno per l’intera estate. Ma per entrare nel merito della mostra e del catalogo in particolare, bisogna rilevare che, malgrado la sfilza innumerevole di personalità che compongono il Comitato d’Onore, tutte degne del massimo rispetto, risulta imperdonabile un refuso macroscopico nell’indicare con il nome di Benedetto XV l’attuale Papa anziché, come sarebbe stato corretto, Benedetto XVI. Errore ancor più grave quando viene commesso dal Vescovo di Patti, dal Presidente della regione siciliana e dal sindaco di Ficarra. Tutto ciò non toglie nulla alla validità della mostra, al contenuto e alla passione con la quale gli artisti hanno interpretato il tema della Madre di Cristo.
Lo stupore che coglie Maria al momento dell’Annunciazione, reso in maniera mirabile da Miriam Pertegato; la gravidanza nell’installazione di Angela Viola; la generosa e protettiva premura della madre, nelle opere di Trento Longaretti; e poi le allegorie di Gigino Falconi, Omar Galliani e Alessandra Pennini; le rarefatte atmosfere nelle opere di Carla Horat, Fabio Sciortino, Franco Marrocco e Alessandra Giovannoni; il raccoglimento per il mistero che sta “penetrando� Maria nelle opere di Elisabetta De Luca, Stefania Fabrizi, Corinna Ferrarese; le variopinte annunciazioni delle quattro Madonne di Togo disposte lungo le scale di Palazzo Milio, ne fanno una mostra in cui anche l’ambiente è pervaso da un alone di religiosità e misticismo, a tratti rotto dallo schiamazzo di alcuni bambini al seguito dei soliti turisti forse più interessati al Palazzo e alla sua storia che alle opere. Ma questo è il prezzo che bisogna pagare quando la scelta del luogo espositivo eguaglia la qualità della mostra. Il catalogo, come detto pur corposo e gratuito, non rende giustizia alle opere in mostra. In esso sono contenuti testi di: Giovanni Bonanno (curatore della mostra) e di AA.VV. oltre che come già detto del Vescovo di Patti, Mons. Ignazio Zambito, del Presidente della Regione Siciliana, On. Salvatore Cuffaro e del Sindaco di Ficarra, Ing. Basilio Ridolfo.
La mostra resterà aperta fino al 30 Settembre 2007. Orari: dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 19.00 alle 22.00.

Palermo,25/08/2007
Francesco M. Scorsone

Vincenza Loredana Troia a Carini

Venerdì, Agosto 24th, 2007

Il suo panrealismo di marca naturalistica.
C’è da rimanere stupiti dalla grande disponibilità che in questo momento offre il mercato espositivo dell’arte contemporanea. Mostre, convegni, dibattiti: una infinità di appuntamenti in luoghi - a volte anonimi ma - altre di altissimo prestigio: il Castello dei La Grua Talamanca di Carini, L’Ex Convento del Carmine di Marsala; il Complesso Monumentale Guglielmo II di Monreale; il Castello di Federico II di Giuliana; Il Palazzo dei Duchi di Santo Stefano e Palazzo Corvaja entrambi di Taormina; Il Castello Aragonese di Reggio Calabria; il Palazzo Baronale Milio Ficarra e l’ex Fortezza borbonica già dimora dei Lancia di Brolo di Ficarra (nel quale è ospitata in questi giorni la mostra “Magnificat�) e potremmo continuare all’infinito. Tanti e tali sono i luoghi che meriterebbero una citazione. Ma ci limiteremo al Castello di Carini che in questo momento, propone due mostre: Loredana Troia con “Naturalmente� e Aldo Sessa con “La Sicilia dei Castelli�. Per quanto riguarda la Troia l’indulgenza deve essere di rito, considerata la giovane età. La mostra raccoglie, in maniera sperimentativi, una ventina di lavori realizzati in una sorta di via di mezzo tra la pop-art e il manierismo accademico, disposti, senza una cronologia e in un ambiente ottimo ma poco illuminato. L’artista riprende il modello tanto caro della cultura consumistica americana che, alla biennale di Venezia del 1964, suscitando scalpore affermava il suo principio capovolgendo le teorie dell’Espressionismo astratto. Da allora sempre più frequentemente gli artisti europei introducono nelle loro opere oggetti che spesso vengono ingigantiti deformandoli in modo a volte ironico. Il panrealismo di marca naturalistica di Loredana Troia si discosta in maniera vistosa e tenta a sua volta una propria strada, peraltro tutta da verificare, ma con buone possibilità di riuscirVi. Però non bastano le dichiarazioni di intenti se non sono accompagnati da quella necessaria carica di volontà che deve essere insita nell’artista. Scriveva, a tal proposito, il noto critico Renzo Bertoni: “(…) Il nostro tempo di profondi travagli, nell’arte come nel resto: molti artisti, tra i giovani, ma anche – voglio dirlo – tra i meno giovani, hanno cercato di rappresentare le ansie, i turbamenti, le assillanti mutazioni disperdendoli quando non svilendoli in espressioni esteriori e scomposte. (…)� (Dal catalogo di Stefano Della Porta per la mostra “Sogno Mediterraneo�. 1987). Auguriamo all’artista di riuscirci prima ancora di gettare la spugna. La mostra di Loredana Troia si concluderà il 16 settembre 2007- ingresso gratuito.
Relativamente alla mostra di Sessa, visitabile fino al 30 settembre 2007 ingresso € 4,00, abbiamo già manifestato il nostro disappunto in altre occasioni di mostre tenute nel piano nobile del Castello. A nostro avviso una mostra deve dare lustro al luogo che la ospita, ma ci rendiamo conto che è sempre più difficile far capire a chi di dovere che il tema (sia pure interessante e peraltro talmente abusato da averne noia) della mostra spesso non ha relazione con la qualità della stessa.

Palermo li,22/08/2007
Francesco M. Scorsone

Fabrizio Clerici – il tempo come compagno di viaggio

Martedì, Agosto 14th, 2007

Vado sempre con molto piacere a vedere le mostre al Carmine di Marsala. E’ diventato quasi un rito. Partenza da Palermo alle ore 9.30 con arrivo a destinazione dopo circa 1 ora e 20 minuti. Visita alla mostra, che come al solito è sempre straordinaria per qualità e per la diversità dei lavori molto spesso inediti. Scambio di battute con gli addetti alla vigilanza come al solito molto cortesi e conseguente acquisto del catalogo il cui costo è sempre abbastanza contenuto. Pranzo a base di cuscus in una tavola calda di Porta Garibaldi (ne sono ghiotte mia moglie e mia figlia, non ho mai capito cosa ci trovino in questa pietanza povera e a volte con le lische). A detta di amici e parenti sotto il profilo gastronomico sono un disastro. E’ vero; lo ammetto senza scusanti; a me basta un buon piatto di pasta magari con la salsa di pomodoro e le melanzane fritte per farmi felice. Ritorno sotto il sole cocente a Palermo. Durante la strada del ritorno, assorto nei miei pensieri con un occhio alla strada e l’altro semichiuso cercando di concentrarmi su cosa mi ha colpito della mostra appena vista, penso a cosa scrivere. Ed ecco che nella mia mente si fa strada la visione di un’opera del 1954 “la media confessione palermitana�, un’opera complessa per le diverse simbologie e spunti che offre. Penso al confessore: una sorta di scheletro mummia intento ad “ascoltare� contemporaneamente due nobildonne dai peccati inconfessabili. Clerici amò particolarmente la Sicilia, la sua storia millenaria, i popoli e la cultura che seppero sviluppare. Amò, presumo, finanche le sovrastrutture borboniche che ci siamo creati, senza le quali non saremmo forse neanche siciliani. Un profilo dell’artista lo traccia molto bene, in un viaggio da Palermo a Mothia, Marco Carapezza in catalogo: “Voyage à l’île de Motya�. Mi ci ritrovo. Ho la netta sensazione di avere vissuto le stesse emozioni quando mi ritrovai faccia a faccia con “l’efebo di Motya�. Ero continuamente percorso da una infinità di emozioni ma era tutta l’aria che si respirava in quell’isola incantata distrutta per mani scellerate dal tiranno di Siracusa Dionisio nel 379 a.c.
Raffinato disegnatore, pittore, scenografo e fotografo. Letterato, filosofo e studioso. Conoscitore delle grandi tendenze artistiche del novecento, affrontò sempre con grande serietà e professionalità il suo rapporto con l’arte e in particolare con tutto ciò che era connesso ad essa. La sua pittura era basata sul principio sostanziale dell’irragionevole ragionamento del sogno e da una profonda conoscenza di ciò che si apprestava a dipingere o comunque a rappresentare. La mostra di Marsala curata da Sergio Troisi pone l’accento su un Clerici poco conosciuto al grande pubblico. Le sue scenografie, molte delle quali realizzate, sono presenti in questa sua antologica dal titolo: “Fabrizio Clerici – opere 1937- 1992�. E’ singolare come l’artista ponga sempre al centro del palcoscenico l’attore: “Il Minotauro accusa pubblicamente sua madre�, “Morte del Minotauro�, “La Sindone�, “Orfeo�, “Vespertina� etc. sono tutte opere che hanno una scenografia, la cui struttura, alla maniera di un teatro greco o di un’arena romana, sopravvissuti a epici disastri come i terremoti o ai saccheggiamenti “illuminati� della nobiltà e del clero, appaiono diroccate e malferme. Il proscenio è instabile come se da un momento all’altro dovesse compiersi la tragedia del crollo. Questa visione nelle opere di Clerici è presente in quasi tutti i suoi lavori presenti in mostra. La sua amicizia con Alberto Savinio lo avvicinò al mondo surrealista, dal quale ricevette una forte influenza. Le sue opere infatti sono caratterizzate dalla teatralità visionaria del sogno. Molti sono gli artisti con i quali venne in contatto: Filippo De Pisis, Gregorio Sciltian, Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, Salvador Dalí, Balthus. Lavorò a progetti importanti con alcuni di loro sia come architetto che come pittore.
La mostra del Carmine propone inoltre una variante dell’opera L’isola dei morti - Latitudine Böcklin col titolo Vespertina. Clerici forse per il suo egocentrismo non accettava di dare ad una sua opera lo stesso titolo che tanti altri artisti prima di lui gli avevano dato, e giacché l’isola per la sua storia, meritava la sua attenzione, volle anch’egli rappresentarla. L’isola dei morti, tanto cara a Hitler e ripresa da tantissimi artisti. Lo stesso Arnold Böcklin che influenzò i pittori surrealisti Max Ernst, Salvador Dalí, Renè Magritte e tanti altri, la dipinse tre volte.
Fabrizio Clerici, Opere 1937 – 1992 testi di: Maria Grazia Griffo, Sergio Troisi e Marco Carapezza. Visitabile fino al 28 ottobore 2007 presso il Convento del Carmine di Marsala TP con orari da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00 lunedì chiuso.
Catalogo Sellerio contributo € 10,00 in mostra.

Palermo,13/08/2007
Francesco M. Scorsone

Toh! Ho perso il bagaglio e anche qualcos’altro

Mercoledì, Agosto 8th, 2007

C’è da chiedersi: in una Italia dove tutto va per conto proprio, cosa si salva? Nel Governo litigano per un nonnulla; i petrolieri fanno quello che vogliono con gli aumenti della benzina, malgrado le lamentele di Prodi. E’ di queste ore la notizia che il nostro presidente si è lamentato perché alla pompa ha trovato il carburante rincarato (pensa a chi ha la sorpresa di trovare tutti i giorni un rincaro diverso). Le compagnie aeree praticano prezzi “low cost� da fare impallidire il biglietto rosa da 10 €, salvo poi non trovare i bagagli a destinazione; ma questo è un dettaglio, ci penserà il presidente dell’Enac a fare chiarezza e a recapitarti il bagaglio alle Maldive o a Cuba, magari quando avrai finito le vacanze. Forse sarebbe meglio che te lo tenessero in deposito da qualche parte e, chiaramente, senza paura di essere ispezionato da quei “galantuomini� sui quali pende un provvedimento giudiziario per avere abbondantemente ispezionato qualche tempo fa quello di alcuni malcapitati viaggiatori. Un paese nel quale le regioni agiscono ognuno a modo proprio: in Sicilia ad es. si mettono le mani nelle tasche dei cittadini per pagare stipendi d’oro ai deputati regionali e per far fronte ad una sanità che uccide. File interminabili ai pronto soccorso (si attende per una prestazione di codice giallo fino a 4 ore) e, durante l’attesa, entri in contatto con tutte le miserie della città, con tutte le insofferenze verso la politica, ma di politici che fanno la coda non ne trovi mai uno anche a volerlo pagare (e dire che è una pratica molto diffusa). Da qualche tempo nei P.S. si paga il ticket e per le medicine si arrivano a pagare fino a 8 € di ticket per un medicinale che ne costa 10. I cittadini palermitani hanno trovato nella bolletta della spazzatura un rincaro del 75% (però il primo cittadino, consapevole dell’aumento spropositato, ha promesso che dall’anno prossimo provvederà a diminuire la predetta tassa, intanto assieme al presidente dell’Ars litiga per le poltrone di assessore al comune di Palermo). Si paga tutto anche l’aria che respiriamo. Ci viene rimproverato di andare in pensione troppo presto come se fosse una colpa avere iniziato a lavorare a 18 anni e, quindi, ritrovarsi poi a 58 anni con 40 anni di contribuzione. Bisogna ricordarsi che questi lavoratori nel 1969 al tempo della vera, grande riforma delle pensioni, hanno lasciato i propri compagni di lavoro morti ammazzati sulle strade per rivendicare il diritto ad una pensione dignitosa. Viviamo troppo e troppo bene. Gli anziani anziché essere considerati un patrimonio collettivo per la grande esperienza che hanno maturato in questo secolo di transizione sono diventati un peso per la società: bisogna far sì che abbiano meno risorse. Costano troppo e, se stanno bene in salute, vogliono non pensare alla loro età. Li troviamo alle mostre, alle prime teatrali, ai concerti, perché ad essere chiari fino in fondo hanno la stessa età di Paul Mc Cartney o di Mike Jagger o di Liza Minnelli e Tina Turner ed è normale che se questi hanno ancora successo probabilmente per i primi rivivere per una serata una gioventù e spensieratezza lontana aiuta a vedere tutto meno nero. La televisione ti abbuffa di telegiornali: la stessa notizia (quella della scomparsa dei due imprenditori palermitani) l’ho sentita nel corso di una serata una decina di volte; forestali piromani, deputati in vacanza in giro per le località più rinomate in zoccoli e mutande, “Bertolaso sei tutti noi�. Ma dove sei? Alla politica fa sempre più paura la triade sindacale: Giulio Cesare, Pompeo Magno e Licinio Crasso continuano a governare da Roma “l’impero�. Nulla deve sfuggire ai loro onnipresenti occhi. La rete di micro e macro centrali è fittissima. Non vi è piccolo centro rurale senza la onnipotente CGIL. Le vecchie organizzazioni del PCI o della DC impallidirebbero davanti al potente astro sindacale che - nel tempo - si è rafforzato dopo la scomparsa del PSI a causa di una altra potente lobby. Non sono più i tempi dello 0,50%, bandiera oggi ammainata della CISL. Mi pare ancora di sentire l’allora segretario della confederazione Franco Marini (oggi presidente del Senato), al teatro Biondo di Palermo affiancato dai corazzieri: Luigi D’Antoni (ex segretario confederale Cisl e attuale Vice Ministro per lo Sviluppo Economico), Vito Riggio (presidente dell’Enac), Raffaele Bonanni (attuale Segretario Confederale Cisl), Luigi Cocilovo (Eurodeputato) e Matteo Graziano (ex presidente della Regione Siciliana), tuonare sull’assoluta necessità che passasse il provvedimento legislativo sul protocollo di intesa 22 gennaio 1983 sul fondo di solidarietà che avrebbe tassato - sia pure in modo volontario - i salari dei lavoratori di uno 0,50% mensile. Ma tutto ciò è acqua passata. Oggi sono ben più importanti avvenimenti che interessano la triplice alleanza mai così d’accordo neanche ai tempi di Salsomaggiore. Il sindacato è diventato una sorta di bondcar i cui 007, per la scarsa capacità di guida, rischiano di pilotarla contro chissà quale muro politico. In Italia mancano le idee e quelli che le hanno vengono messi al bando: sono degli irriverenti, sono inaffidabili. Non c’è posto per loro, al massimo se rompono le scatole viene loro offerto un lavoro di precario. Pochi sono gli alti burocrati e i politici che occupano posti e stipendi rilevanti che possono vantare di essere dei self made man. Tutti sono “imparentati� con qualcuno o qualcosa. Non a caso quando scoppia uno scandalo è come i grani del rosario, sfilato il primo, gli altri cadono di conseguenza.

Palermo, 08/08/2007
Francesco M. Scorsone

Pettinando i capelli di Afrodite

Lunedì, Agosto 6th, 2007

Me le ricordo ancora. Anziane donne sedute davanti la loro modesta abitazione di paese intente ad agghindare e intrecciare fluenti capigliature di giovani e belle ragazze per la messa e per il pomeridiano passeggio domenicale, su e giù la via principale del paese, a braccio di rigorose e immancabili genitrici al fine di essere notate. Chissà magari da un probabile futuro sposo.
E’ indubbio comunque che i capelli hanno costituito nella storia dell’uomo un momento di bellezza, di camuffamento, di sdoppiamento della personalità, di travestimento. Una buona acconciatura risolve parte delle imperfezioni, quando vi sono, del viso. Chiome fluenti sono presenti nella storia dell’arte: come la rossa Ghirlandata, o la bruna Persefone entrambe di Dante Rossetti; nel cinema: con Rita Hayworth e Jayne Mansfield; nel circo con la intramontabile Moira Orfei; nella religione con la Maddalena intenta ad asciugare i piedi di Cristo con i propri capelli. Non vi è rappresentazione che non dia ai capelli quella importanza che è fondamentale affinché il viso risulti aggraziato. Scioglie i capelli l’amante per apparire maggiormente seducente avviandosi verso il talamo nuziale dove l’aspetta l’amato consorte. E’ anche vero che sparuti casi di calvizie come Yul Brinner o di teste rasate nel caso di Bruce Willis hanno reso famosi entrambi a dispetto di inutili parrucconi dalla dubbia pulizia. La mostra di Patrizia Zingaretti dal titolo “Pettinando i capelli di Afroditeâ€?, esposta in questi giorni al Complesso Monumentale Guglielmo II di Monreale, presenta una serie di opere dedicate tutte ai capelli e alle loro acconciature. L’artista, con una ricercatezza per la perfezione, per la geometria della scomposizione e ricomposizione delle trecce curandosi dei minimi particolari, ha realizzato con ottima tecnica ciò che un parrucchiere farebbe con la testa di una donna nel giorno del suo matrimonio. Un capolavoro della maniacalità, della esasperazione della perfezione. Alla maniera dei Preraffaelliti, indugia compiacendosi nella cura del particolare, nella simmetria bilanciata dei volumi e degli schemi. La Zingaretti, in questa sua mostra personale pone soprattutto l’accento sulla chioma delle ragazze non curandosi che oltre la chioma vi è il viso con le sue espressioni e le sue contrazioni e quando lo fa, come nel caso delle opere “Panijm el Panijmâ€? e “Le Tessitriciâ€?, il risultato è ottimale. Ritengo però necessario che esca al più presto da questo magico tunnel nel quale è entrata, perché il tentativo di arrivare alla “luce” attraverso questi soggetti (validi sotto tutti i punti di vista) potrebbe essere molto lontano quando non senza uscita. Non è la prima volta che gli artisti si innamorano così tanto dei propri modelli che fanno estrema fatica a distaccarsene, al punto tale da incentrarne tutta la propria attività artistica. Spesso li ritroviamo alla soglia dei settant’anni, e gli esempi sono tantissimi, ancora alla ricerca di non so che cosa. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 23 agosto 2007. Complesso Monumentale Guglielmo II Monreale orario: dalle 9.00 alle 18,30, domenica dalle 9.00 alle 13.30.

Palermo li, 06/08/2007
Francesco M. Scorsone

Riflessione sulla pittura di Giuseppe Marchese

Domenica, Agosto 5th, 2007

Mi chiedo spesso cosa sia mancato a Giuseppe Marchese pittore palermitano, il quale ha conosciuto: Renato Guttuso, Renato Pantaleone, Albano Rossi, Michele La Tona, Milo Manara, Nicola Cristaldi, Leoluca Orlando, Giambecchina, Totò Bonanno, Giuseppe Migneco, Pietro Annigoni, Salvatore Fiume, Saro Mirabella, Cosimo Scordato, Maria Giovanna Elmi, Alba Parietti e innumerevoli altri personaggi del mondo dell’arte, della televisione e della politica, per entrare nel cerchio magico dei pittori italiani popolari e forse anche famosi. Ha partecipazioni a trasmissioni televisive di notevole successo nazionale legate a personaggi quali Raffaella Carrà, Paolo Bonolis, e Maurizio Costanzo oltre che ovviamente a una presenza frequente nelle televisioni a diffusione regionale; ha un’attività espositiva ragguardevole. E’ da circa un quarantennio sulla scena artistica italiana e internazionale esponendo praticamente nelle gallerie di gran parte d’Italia alternando la sua attività con mostre anche all’estero. La sua tecnica e i suoi soggetti sono quelli della pittura sociale tanto cara a Giuseppe Migneco e a Renato Guttuso. La tavolozza è quella dei pittori mediterranei ricca di colore dai forti toni e dai contrasti violenti. Mercati palermitani famosi nel mondo e venditori ambulanti di ortaggi o di pesce, contadini segnati dalla fatica, procaci raccoglitrici di arance, massaie intente a stendere la biancheria, pensionati, feste di paese, case, tetti, interni di bar, ma anche momenti dedicati all’eros (“Gina�, “Mirella� sono state le sue muse ispiratrici unitamente a una “modella tecnologica�). Questo e molto altro è Giuseppe Marchese un’artista che alla soglia dei settant’anni, non riesce a trovare un mercato, uno spazio adeguato alle sue potenzialità artistiche e creative. Certo non sarà stata qualche sgrammaticatura di qualche quadro o magari una irrinunciabile partecipazione a mostre minori che possono avere condizionato il suo percorso mercantile e di notorietà. Giuseppe Marchese è stato ed è un artista generoso e coerente che bene conosce l’uso del colore. Rimasto legato a una sorta di figurazione sempre meno presente tra le opere esposte nelle nostre gallerie d’arte e in particolare in quelle di tendenza, appartiene a quella razza di pittori che sono rimasti fedeli al credo della pittura figurativa in quanto tale, anche se non è rimasto sordo al richiamo delle sirene, ma evidentemente, come Ulisse preavvertito da Circe, si tappò bene le orecchie, sicché produsse solo poche opere che avevano un taglio fuori dagli schemi (“Desiderio di fuga�, “Guerriero�) della pittura convenzionale. La sua mostra che attualmente è esposta alla Galleria di Villa Niscemi a Palermo fino al 2 agosto 2007, ripropone un serie di lavori di periodi diversi fino ai nostri giorni. Lavori nello standard dell’artista e quindi: nudi, venditori ambulanti, mercati rionali, nature morte, raccoglitrici di agrumi, etc. tutti di ottima fattura salvo qualche eccezione, ma a Marchese glielo perdoniamo è una figura che ci appartiene non foss’altro perché assieme ad altri artisti, pochi per la verità, mantiene viva la tradizione della rappresentazione di costumi e mestieri tipici della nostra disgraziata regione. A poco varranno mostre nella quali sono esposti capolavori dell’arte della cultura e della storia siciliana. L’Annunciata, la cui bellezza non è seconda neanche alla Gioconda, Ritratto di Ignoto di Antonello Da Messina, Il Satiro Danzante, la corona di Costanza D’Aragona, Il trionfo della morte, L’Ariete, La Cappella Palatina, etc. Opere che il in mondo ci invidia ma, l’incapacità di gestire bene questi straordinari tesori, che sono di proprietà dei siciliani e non della politica, molto spesso ostaggio di personaggi discutibili sul piano etico, non ci consentirà di avere il piacere, come succede per una “stupidissima� mostra di Van Gogh, di vedere code di visitatori in paziente attesa per ammirare, tra le tante cose straordinarie della nostra regione, forse anche la tomba dello “Stupor mundi�.

Palermo, 26/07/2007
Roberto Latino

Salva l’arte e “mettila da parte�

Domenica, Agosto 5th, 2007

E’ oramai consuetudine da parte di Enti pubblici (comuni, province, regione) acquisire, spesso a carissimo prezzo, pezzi di storia saccheggiati della nostra regione che, per “sfortunati� motivi, sono arrivati a noi per essere poi ulteriormente vilipesi - per puro atto di vandalismo - da giovani, a volte non tanto giovani, in cerca di emozioni esecrabili. La Tonnara dell’Orsa di Cinisi è un ulteriore momento di ordinario e scellerato esempio di come una pubblica amministrazione, dopo avere con il denaro dei cittadini provveduto all’esproprio e speso ingenti somme per il restauro, abbia affidato parte della Tonnara alla solita e onnipresente Associazione di “benefattori� che - in nome dell’ambientalismo e del salvare il mondo dalle nefandezze di sconsiderati gruppi di malaffare - hanno posto presidi in quei luoghi. E così questi avamposti di cultura, attraverso la presenza di soggetti chiamati “volontari� di non so che cosa, sono occupati fisicamente da costoro i quali, cedendo il privilegio della visita a soli pochi intimi o magari in giornate particolari - debitamente pubblicizzate attraverso massicce campagne di stampa - danno l’impressione che senza il loro intervento quel sito culturale sarebbe andato perduto (probabilmente a ragion veduta). E’ appena il caso di sottolineare, invece, che queste “unità culturali� sono diventate vere e proprie lobby con potenti gran maestri presenti in tutte le trasmissioni televisive di carattere culturale, politico, sociale e anche educativo. Il loro parere è vincolante per piantare anche un chiodo in una parete, salvo poi ridurre in uno stato pietoso ciò che a loro viene affidato dalle pubbliche amministrazioni per averne cura. Ho avuto recentemente l’opportunità di visitare una mostra in uno di questi luoghi consacrati alla cultura e ciò che ne ho ricavato è stato disarmante e disastroso. Le pareti dell’immobile restaurato (male) erano crivellate di buchi da chiodi serviti per appendere dei quadri. Mi chiedo ma di quale cultura parliamo se i destinatari della salvaguardia del bene, e cioè l’Associazione di ambientalisti, non hanno la capacità di attrezzare la struttura che è stata loro assegnata con mezzi che permettano di rendere fruibile l’immobile anche in occasione di eventi diversi come concerti, mostre d’arte o di artigianato? Bisogna amare ciò che la “fortuna� ci ha concesso di avere, sia pure in comodato precario. Non è un diritto ciò che abbiamo. Questi beni sono come le eredità “dello zio d’america� non abbiamo fatto nulla per meritarceli. Cerchiamo quindi, giacché ci sono “piovuti dal cielo�, di parteciparli agli altri dimostrando che ci siamo meritati quanto meno la loro gestione.
Ora è indubbio che se non fosse stato per i padri storici di queste organizzazioni (Antonio Cederna, Barry Commoner, Viola Valentino solo per citarne qualcuno), oggi avremmo gatte da pelare senza fine. Le nostre spiagge, le coste, le campagne, i fiumi, i mari, l’atmosfera etc., sarebbero stati saccheggiati e inquinati senza ritegno. Non si godrebbe di un metro di spiaggia libera; l’urbanizzazione non avrebbe avuto regole (non che adesso ne abbia); l’aria sarebbe ulteriormente irrespirabile e via di seguito. Ma premesso ciò ho la netta impressione che oggi più che l’interesse per la salvaguardia del bene, per la natura, per i monumenti, per la conservazione della specie, animale o umana che sia, le ultime generazioni e non solo, siano indirizzate verso l’accaparramento, di siti, la cui storia gloriosa è con molta probabilità senza precedenti, per gestire ad “usum delphini� master post laurea, visite guidate il cui cicerone con zoccoli e pantaloncini ti racconta cazzate inenarrabili su ciò che stai vedendo, bambini che ti vogliono raccontare come si può salvare il mondo, deputati e senatori che partecipano a marce contro l’inquinamento, adunate di no global e black bloc contro il cibo transgenico, salvo poi abbuffarsi di schifezze come panini e hamburger con salse dal colore poco rassicurante. Insomma ti capita di sentire e soprattutto vedere di tutto.
Da cittadino curioso spesso mi chiedo quanto sia produttivo affidare questi luoghi a soggetti che hanno come unico scopo quello di aggiungere al proprio biglietto da visita una ulteriore qualifica come ad es. “presidente di questa o di quell’altra organizzazione no profit�. Non sarebbe meglio che la regione, i comuni, le province visto che hanno investito comprando il bene, lo gestissero anche?

Palermo, 02/08/2007
Francesco M. Scorsone