Angelo Denaro e Francesco Pintaudi Una collettiva per due
Lunedì, Luglio 23rd, 2007Come oramai è consuetudine; il San Paolo Palace di Via Messina Marine Palermo, soprattutto in questo periodo dell’anno, offre gli spazi espositivi della propria hall agli artisti: pittori o scultori ma anche incisori che ne fanno richiesta alla direzione dell’albergo per periodi particolarmente lunghi. In altre occasioni abbiamo avuto modo di scrivere e di sottolineare come gli spazi di una hall di un albergo mal si sposano con una mostra d’arte contemporanea, in quanto essa diventa un tutt’uno con l’albergo stesso. In altri termini non si capisce dove finisce l’arredamento e dove comincia la mostra. Angelo Denaro (un artista che conosco e seguo dagli anni dell’infanzia e a cui mi lega una lunghissima amicizia) in questa sua ultima fatica espositiva, oltre che al alcuni piccoli quadri dove affiorano retaggi del ciclo dedicato ai graffiti dell’Addaura e ad alcuni paesaggi, presenta in particolare due grandi tele: la prima dedicata a Palermo al suo porto e al suo mare, un’opera a mio avviso poco incisiva e un po’ dispersiva; la seconda rappresenta una strana e inedita Piazza Pretoria. In questa tela vale la pena sottolineare come l’artista affronta in maniera beconiama i personaggi della fontana deformandoli, facendo assumere loro sembianze non usuali per questa splendida fontana acquistata dal Senato palermitano nel 1600 dissanguando le casse del comune. Denaro infatti interviene sia sui tre personaggi in primo piano dipingendo (una sfrenata e lussuriosa) regina Giovanna come una vecchia e brutta baldracca, mentre per gli altri due soggetti: un giovane tritone e un’altrettanto giovane e bellissima sirena, i cui corpi una volta muscolosi e giovani hanno perso consistenza, si presentano flaccidi e sgonfi, in uno stato di post mortem. Un presagio politico? Forse. Questo pensiero trova forza perché l’artista ha inserito alla base dell’opera una sorta di gallo cedrone e una lattina di coca cola, entrambi simboli di fatuità e di inutilità . E’ plausibile che l’artista, come accadeva nelle opere di Mario Sironi, il quale usava inseriva elementi che rivisitati con lo spirito critico della contemporaneità appaiono: sia nelle tinte che nei soggetti, veri e propri presagi di una disfatta che si sarebbe consumata da li a pochi anni, utilizzi la stessa metafora sironiana? Non si sa, e forse non ci piace neanche immaginarcelo. Palermo è una città con troppe contraddizioni e quest’opera di Angelo Denaro ne è un’ulteriore conferma sia nella forma che nella sostanza.
Dall’altro versante della mostra, Francesco Pintaudi presenta una serie di lavori, “San Giovanni Decollato�,� Via Alloro�, “Albergheria�, �Porta Nuova�, “Museo Archeologico�, “Le Cupole�, “Piazza Vigliena� etc., come a volere accompagnare il turista in una strana e insolita passeggiata tra le vie della città . Nelle sue tele color aragosta, tutto ha il sapore del surreale. Immagini che ci appartengono solo perché sono state reali un tempo. Non vi è traccia di incrostazioni dovute all’incuria dell’uomo, non si avverte lo scorrere inesorabile del tempo. Tutto è fermo al tempo della realizzazione. Come se la “peste� non avesse lasciato irrimediabilmente su monumenti e palazzi cittadini quella stratificazione delle concrezioni temporali. Una città barocca (come di fatto è Palermo) piena di sovrastrutture, di uffici periferici; una città nella quale si perdono le pratiche portate a mano, dove non funziona la posta anche quando funziona, una città dai luoghi comuni, dove i funzionari hanno più incarichi che carichi di lavoro. Una città dove una volta ti invitavano per tenerti buono a prendere un caffè. Oggi non ti invitano più, per l’ovvietà che non li trovi più. La mostra visitabile tutti i giorni con orari no stop, si concluderà a fine ottobre 2007.
Palermo, 22/07/2007
Francesco M. Scorsone