Archivio di Luglio, 2007

Angelo Denaro e Francesco Pintaudi Una collettiva per due

Lunedì, Luglio 23rd, 2007

Come oramai è consuetudine; il San Paolo Palace di Via Messina Marine Palermo, soprattutto in questo periodo dell’anno, offre gli spazi espositivi della propria hall agli artisti: pittori o scultori ma anche incisori che ne fanno richiesta alla direzione dell’albergo per periodi particolarmente lunghi. In altre occasioni abbiamo avuto modo di scrivere e di sottolineare come gli spazi di una hall di un albergo mal si sposano con una mostra d’arte contemporanea, in quanto essa diventa un tutt’uno con l’albergo stesso. In altri termini non si capisce dove finisce l’arredamento e dove comincia la mostra. Angelo Denaro (un artista che conosco e seguo dagli anni dell’infanzia e a cui mi lega una lunghissima amicizia) in questa sua ultima fatica espositiva, oltre che al alcuni piccoli quadri dove affiorano retaggi del ciclo dedicato ai graffiti dell’Addaura e ad alcuni paesaggi, presenta in particolare due grandi tele: la prima dedicata a Palermo al suo porto e al suo mare, un’opera a mio avviso poco incisiva e un po’ dispersiva; la seconda rappresenta una strana e inedita Piazza Pretoria. In questa tela vale la pena sottolineare come l’artista affronta in maniera beconiama i personaggi della fontana deformandoli, facendo assumere loro sembianze non usuali per questa splendida fontana acquistata dal Senato palermitano nel 1600 dissanguando le casse del comune. Denaro infatti interviene sia sui tre personaggi in primo piano dipingendo (una sfrenata e lussuriosa) regina Giovanna come una vecchia e brutta baldracca, mentre per gli altri due soggetti: un giovane tritone e un’altrettanto giovane e bellissima sirena, i cui corpi una volta muscolosi e giovani hanno perso consistenza, si presentano flaccidi e sgonfi, in uno stato di post mortem. Un presagio politico? Forse. Questo pensiero trova forza perché l’artista ha inserito alla base dell’opera una sorta di gallo cedrone e una lattina di coca cola, entrambi simboli di fatuità e di inutilità. E’ plausibile che l’artista, come accadeva nelle opere di Mario Sironi, il quale usava inseriva elementi che rivisitati con lo spirito critico della contemporaneità appaiono: sia nelle tinte che nei soggetti, veri e propri presagi di una disfatta che si sarebbe consumata da li a pochi anni, utilizzi la stessa metafora sironiana? Non si sa, e forse non ci piace neanche immaginarcelo. Palermo è una città con troppe contraddizioni e quest’opera di Angelo Denaro ne è un’ulteriore conferma sia nella forma che nella sostanza.
Dall’altro versante della mostra, Francesco Pintaudi presenta una serie di lavori, “San Giovanni Decollato�,� Via Alloro�, “Albergheria�, �Porta Nuova�, “Museo Archeologico�, “Le Cupole�, “Piazza Vigliena� etc., come a volere accompagnare il turista in una strana e insolita passeggiata tra le vie della città. Nelle sue tele color aragosta, tutto ha il sapore del surreale. Immagini che ci appartengono solo perché sono state reali un tempo. Non vi è traccia di incrostazioni dovute all’incuria dell’uomo, non si avverte lo scorrere inesorabile del tempo. Tutto è fermo al tempo della realizzazione. Come se la “peste� non avesse lasciato irrimediabilmente su monumenti e palazzi cittadini quella stratificazione delle concrezioni temporali. Una città barocca (come di fatto è Palermo) piena di sovrastrutture, di uffici periferici; una città nella quale si perdono le pratiche portate a mano, dove non funziona la posta anche quando funziona, una città dai luoghi comuni, dove i funzionari hanno più incarichi che carichi di lavoro. Una città dove una volta ti invitavano per tenerti buono a prendere un caffè. Oggi non ti invitano più, per l’ovvietà che non li trovi più. La mostra visitabile tutti i giorni con orari no stop, si concluderà a fine ottobre 2007.

Palermo, 22/07/2007
Francesco M. Scorsone

Se avessi un amico potente

Venerdì, Luglio 20th, 2007

Bill Clinton, Tony Blair, Benedetto XVI, l’astro nascente Nicolas Sarkozy, Angela Merkel, José Luis Rodríguez Zapatero, Silvio Berlusconi, Vladimir Putin, Ugo Chavez, Bill Gates, un qualunque Rockfeller, Fidel Castro, Luca Cordero di Montezemolo, Donatella Versace, Lapo Elkan, Massimo Moratti, Silvano Bulgari, Flavio Briatore, Bernie Ecclestone, George W. Busch o alternativamente Condoleeza Rice, John Brown, Henry Ford, Giovanni Agnelli, Saddam Hussein, un qualsiasi Rothschild, Ron Dennis, Alberto di Monaco, il divino Hiro Hito, Cristina Fernandez (moglie dell’attuale presidente dell’Argentina), Jasser Arafat, lo sceicco del terrore Osama Bin Laden, Enrico Berlinguer, Pippo Baudo, Antonino Zichichi, Carlo Rubbia, l’editore Fabbri, Dionigi Tettamanzi, Giorgio Napolitano, Verónica Michelle Bachelet Jeria, Wen Jiabao, John Howard, Muammar Gheddafi, Roman Abramović, Stephen Harper e l’elenco potrebbe essere lunghissimo di nomi illustri e importantissimi: della moda, della politica, dell’industria, della cultura, della ricerca scientifica, ma anche del terrorismo (non dimentichiamoci che alcuni giornalisti pur di intervistare grossi esponenti dell’intolleranza occidentale, hanno corso rischi notevoli, quando non hanno perso la vita).
Di tutti questi, non ho mai avuto il piacere di conoscerne nemmeno uno, né tanto meno ne ho mai scritto, anche se non nego che mi sarebbe piaciuto. Penso invece tristemente a ciò che è stato l’atteggiamento cha hanno assunto tutti coloro che hanno avuto l’opportunità di conoscere personaggi di tale importanza sociale e politica, ammesso che li abbiano realmente conosciuti.
La loro vita è cambiata radicalmente (se non nei fatti, negli atteggiamenti) non tanto perché avessero delle qualità particolari o qualcosa da dire. Molto spesso ciò che conta nella società contemporanea non è la qualità della conoscenza che hai o il grado di istruzione, ma è la quantità e la qualità delle persone con cui ti rapporti e le relative frequentazioni. Conta quanto sei disposto ad essere servile, vile, ipocrita, falso, quanto sei disposto a far prostituire la compagna della tua vita, quante e quali persone riesci a coinvolgere nei tuoi sporchi giochi di “furbetto del quartiere�. Mi ricordo spesso di queste persone, non tanto perché il mio pensiero è rivolto a loro, ma perché non c’è telegiornale, o talk show che non diventi una sorta di trampolino di lancio per svelenirsi dei magistrati, dalle “ingiustizie� a cui sono stati fatti segno. Per chi ha deciso di scegliere la strada del guadagno facile e subito, sicuramente meno tortuosa e difficile de “l’isola dei famosi� o altro reality, per affermarsi, per “contare� magari poi nelle sagre di quartiere e non, questo è il modo più diretto. Ma quando le luci si affievoliscono allora si ricorre alla droga, allo scaldalo estivo con questa o con quell’altra velina, alle apparizioni in televisione dopo essersi raccomandato per entrare nel casting come pubblico di una non bene identificata trasmissione. Ci si mette in fila per qualsiasi cosa che possa avere nesso e profumo di successo. Vestiti o nudi ha poca importanza. Si declamano versi senza “verso�, si millantano esperienze senza esperienza. Quando è il tuo turno devi dare libero sfogo al tuo modo di essere: gatta, micione, bullo della Garbatella, macho, tigre insomma un campionario che con la conoscenza e con la cultura non ha niente a che fare. Si fanno le selezioni per il Grande Fratello o magari per gli Amici della De Filippi. E allora una sorta di adunata oceanica si raccoglie davanti ad improvvisati e periferici studi televisivi in cui dei selezionatori, per essere trend, usano il linguaggio dei diciottenni; un sorta di linguaggio ermetico quasi da carbonari. Ma di questo non gliene possiamo fare colpa, anche noi abbiamo usato sinonimi come “pa l’hivrer� per dire che una persona poco più che quarantenne non ce l’avrebbe fatta a superare l’inverno o matusa per dire vecchio o mafalda (dal tipico pane palermitano a scaletta) per indicare una ragazza cicciotella. Il problema è e rimane di carattere etico. Essere eticamente corretto però significa che sei fuori dal tempo, non sei alla moda. Sei out. Sono lontani i tempi, quando il tuo approccio con il lavoro cominciava dall’ultimo gradino della scala e solo dopo avercela messa tutta, se veramente avevi delle capacità, forse saresti riuscito a realizzare il sogno della tua vita: prendere il posto di colui il quale ti aveva selezionato. A quel tempo non c’erano né psicologi né “risorse umane� e tanto meno uffici “selezione e formazione�. Venivi ricevuto da un signore il quale sarebbe stato, una volta assunto, il tuo capo ufficio. I rimproveri erano all’ordine del giorno. Erano la giusta ricompensa per chi lavorava. Perché come è noto: chi lavora sbaglia. Oggi al contrario non ti puoi permettere di rimproverare un ragazzo o fargli osservare che sta sbagliando. Il minimo che ti può capitare è di essere denunciato per abuso dell’esercizio della professione di educatore. E quando non vieni condannato, perché un giudice minimamente consapevole che il ruolo genitori/figli si è invertito e quindi tenta di capovolgere la clessidra del tempo, vi è sempre qualcuno che ritiene a fronte di un garantismo che non serve a nessuno, neanche a coloro i quali ne beneficiano, che si oppone.
Forse mi sono perso qualcosa, e francamente non me ne importa gran che, in questa rincorsa sempre più frenetica al consumismo per il consumismo. Al grido di tutto e subito ci dimentichiamo delle guerre, della fame nel mondo, del terrorismo, dei terremoti e delle loro devastanti conseguenze. E’ proprio di queste ore la notizia del terremoto a Nigata in Giappone con danni alla grande centrale nucleare di Khasiwazaki-Kariva con fuori uscita di acqua pesante a seguito di un incendio sviluppatosi in centrale per effetto del terremoto. La notizia passa quasi inosservata. Non c’è pericolo di radioattività. E’ tutto sotto controllo, sostengono i bene informati. “Ma poi è dall’altra parte del pianeta - mi sembra di sentir dire - non ci interessa�. Come non ci interessano tutti coloro che sono lontani e che non possono aiutarci nei nostri biechi affari, che non possono darci niente perché niente hanno, al massimo possono offrirci una parola buona di conforto, un sorriso, ma ciò non serve a chi ha fatto altre scelte per rilassarsi, per riacquistare quella serenità, quella pace interiore che ci consente di chiudere una giornata di lavoro. Queste persone per scaricare le tensioni ricorrono al personal trainer, alla “canna�, quando non addirittura alla coca e poi via attraverso le strade cittadine tra wine bar e discoteche. In una sorta di nomadismo metropolitano, consumano la loro notte brava tra alcol, velocità, atti di teppismo e qualt’altro. Quanti di questi non torneranno a casa perché vittime della loro incapacità di vivere? Sarà la polizia a dovere stilare al mattino il solito bollettino di incidenti, di guerriglia urbana, che di giorno in giorno si fa sempre più pesante.
Assistiamo con la forchetta fra i denti, davanti alla televisione in maniera impassibile, ad una elencazione di crimini e misfatti irripetibili, tali da avere paura anche di chi ti sta accanto, di chi condivide con te anni di apparente e felice armonia. Tutto ciò ci inorridisce e al tempo stesso non ci vieta di fare programmi per le vacanze. Dobbiamo distrarci, siamo stressati, il lavoro ci abbrutisce, abbiamo bisogno di relax, dobbiamo partire andare in vacanza da tutto e da tutti e lì troveremo gli amici di sempre e il frenetico fragore delle notti estive. Motorini, discoteche ad alto volume al suono dei nuovi ritmi sudamericani e quando qualcuno osserverà che c’è troppo fragore di contro risponderemo: ma siamo in vacanza.

Palermo,18/07/2007
Francesco M. Scorsone

Luisa Fenoaltea - una mostra godibile ma perfettibile

Lunedì, Luglio 16th, 2007

Se mai, per una volta, l’artista decidesse di usare il rigore a cui spesso fa ricorso il critico d’arte durante la visita a una mostra, utilizzando la propria conoscenza acquisita andando per mostre e appresa in anni di studio, sono convinto che avremmo a che fare con molti meno “artisti�. L’arte, infatti, non è qualcosa che ha a che fare solo con il colore o con la luce. Essa è creatività, è osservazione del mondo che ti circonda, è guardarsi dentro, è un momento di vita intensa che dividi con il tuo essere creativo. Sbaglia chi pensa che l’artista debba avere la necessità di verificare con un pubblico, più o meno attento, il proprio bisogno di dipingere o, meglio ancora, la propria esperienza maturata nell’ambito di una conoscenza dettata dall’impulso del proprio “istinto domestico�. Una giovane artista molti anni addietro rivolse una domanda a Vittorio Sgarbi durante una serata del Maurizio Costanzo Show: “Prof. Sgarbi, cosa deve fare una giovane artista se vuole farsi conoscere?� La risposta fu lapidaria “si preoccupi di lavorare seriamente, se nel suo lavoro c’è qualità qualcuno se ne accorgerà�. La mostra esposta in questi giorni alla Galleria di Villa Niscemi, con il patrocinio del Comune di Palermo, a un primo e sommario impatto si presenta scenograficamente perfetta. Colori, fiori, agrumi, fichidindia e poi agavi, paesaggi, piante della macchia mediterranea ne fanno l’impianto, anche se con qualche imperfezione, di una mostra godibile ma perfettibile, se si considera che si tratta della prima esperienza di Luisa Fenoaltea (37 anni, diplomata al liceo artistico di Palermo, insegnante di decorazione e design). All’artista, che ci ha acconto con molta disponibilità e con il timore che la mostra non potesse piacerci, vogliamo indirizzare il nostro compiacimento per l’apertura manifestata ad accogliere suggerimenti e indicazioni per potere crescere. L’impegno c’è e vogliamo sperare che lo metterà in pratica. Mi piace spesso citare la teoria del giudizio: “nessuno di noi ha la verità certa. Il giudizio, spesso è un dato controvertibile ed è mutevole con il mutare dei tempi�. In relazione a questa nostra teoria, vogliamo dare a Luisa Fenoaltea un appuntamento ad un prossimo evento (visto che le potenzialità le ha tutte) per verificare il suo lavoro, a condizioni che diriga la sua attività e produzione artistica verso ciò che le è più congeniale perché non possiamo, in assoluto, sostenere a quali sbocchi l’artista potrà approdare nel caso in cui decidesse per un figurativo di tipo neorealistico o al contrario di tipo informale. L’analisi che abbiamo fatto vedendo la mostra è positiva. Ci sono infatti dei lavori di buon effetto sia coloristico che prospettico quali ad es. le opere: “molo e frangiflutti� e “farfalle�. La mostra esposta alla Galleria di Villa Niscemi potrà essere visitata fino alla fine della prossima settimana. Orari dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.30, domenica dalle 10.00 alle 13.00.

Palermo,15/07/2007
Francesco M. Scorsone

Gilda Gubiotti alla Fondazione Mazzullo di Taormina

Lunedì, Luglio 9th, 2007

Gilda. Io non so se la Gubiotti canti splendidamente “Put the blame on Male� o danzi meravigliosamente “Amado Mio� ma se devo azzardare un parere penso proprio di no come peraltro penso che Rita Hayworth non sapesse dipingere. Sono passati oltre 60 anni da quando il regista Charles Vidor girò il film “Gilda� interpretato dalla ineguagliabile rossa dello schermo: la Hayworth con a fianco due attori eccezionali quali Glenn Ford e George MacReady. Ogni qualvolta sento questo nome non posso fare a meno di pensare a questo straordinario film degli anni quaranta.
Sarà quindi il nome, sarà il riferimento alla foresta Amazzonica, spesso presente nei suoi quadri, ma Gilda Gubiotti scegliendo di rappresentare questo straordinario pianeta attraverso le sue visioni satellitari mi ricorda sempre più prepotentemente il film di Vidor, forse perché nei suoi quadri c’è un grosso riferimento all’America del Sud, forse perché più semplicemente associo in una sorta di veglia ipnotica, la pittrice (per il suo nome: Gilda) alla Hayworth e di conseguenza al film e all’America Sud Tropicale. Chissà. Ma forse non è importante. E’ invece da sottolineare il lavoro di quest’artista che riesce a fondere in un armonioso equilibrio di materia e colori tutto il proprio sentire dell’arte. In lei si fondono gli accesi colori dei fauves e non solo. La Gubiotti interviene con le mani nella stesura del pigmento sulla tela. Non usa la tavolozza in senso classico. La sua tavolozza è la tela. Il colore viene versato direttamente dal tubetto sulla sua superficie. Lì la materia viene impastata fino ad assumere le tonalità desiderate alla maniera di un vasaio che “modellaâ€? fino a raggiungere l’effetto desiderato, compiacendosi del risultato ottenuto. Mi invita a spesso per farmi vedere delle sue ultime “creatureâ€?, aspettando un mio commento. Mi telefona, mi comunica progetti, si elettrizza per alcune telefonate che mercanti e galleristi le fanno per avere sue opere o sue mostre. Gilda è una persona amabile e il suo entusiasmo è contagioso. La sua ingenuità, la richiesta di consigli, la classe, sono elementi che conquistano. Questa mostra alla Fondazione Mazzullo di Taormina, preparata con cura maniacale, si può a ragion di logica considerare come una esplosione di colori in un ambiente il cui peso della “Storiaâ€? ha avuto una rilevanza notevole per Taormina. Quattordici opere tutte di grande formato fanno bella mostra di sé dando una maggiore solennità al palazzo che fu della famiglia dei Duchi di Santo Stefano. La mostra si concluderà il 21 luglio 2007. Orari delle visite dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30 tutti i giorni. Catalogo bilingue gratuito con presentazione di Vilma Costa e un testo sulla pittura della Gubiotti di Vinny Scorsone.

Palermo, 04/07/2007
Francesco M. Scorsone

Francesco Gallé - orizzonti in pericolo

Lunedì, Luglio 9th, 2007

L’uso di pigmenti vegetali per realizzare il frutto della creatività dell’uomo è sicuramente tra i più antichi che la specie umana conosca. Le pitture rupestri cosi come i graffiti hanno accompagnato l’uomo dal neolitico ai nostri giorni. Tutt’ora infatti artisti tra i più interessanti del Novecento da Caporossi a Hering e ancora Celiberti a Basquiat hanno utilizzato questo straordinario mezzo espressivo per comunicarci le loro emozioni, il loro modo di essere artisti. Ho conosciuto diversi artisti che in occasione di fugaci apparizioni pubbliche, magari seduti in un bar intenti a sorbire una birra o un caffè, hanno utilizzato ketchup, senape, fondi di caffè e quant’altro per realizzare dei piccoli souvenir da omaggiare a quanti, facendo capannello intorno a loro, li pressavano per avere un piccolo ricordo di quell’incontro. E’ una maniera come un’altra per manifestare la propria generosità, il proprio affetto verso il pubblico che li ama. Sicuramente il pittore è il più generoso tra gli artisti. Raramente si scansa all’affetto del suo pubblico e quando è invitato a donare un suo quadro o scultura per una causa giusta lo fa con piacere perché sa che il suo contributo sarà utile alla realizzazione della finalità prevista dall’organizzazione che lo ha invitato.
Francesco Gallé, pittore professionista (italo-canadese)di origine calabrese,di passaggio attualmente a Palermo, dell’utilizzo dei colori vegetali ne ha fatto la base per realizzare una serie di lavori che in questi giorni sono esposti allo Stand Florio di Via Messina Marine. La mostra dal titolo “orizzonti in pericolo� si avvale di un testo in catalogo di Vinny Scorsone e una presentazione di Salvatore Ferro. Sono tutte opere la cui tinta organica ti fa riflettere sull’offerta gratuita che ti mette a disposizione la natura. Il ricorso a materiali plastici e sintetici cui fanno spesso utilizzo gli artisti per realizzare i propri lavori (dalle istallazioni alle sculture, spesso in vetroresina quando non addirittura in plastica), non è tra le scelte operate da Francesco Gallé. Allineati nello spazio espositivo, che fu luogo di sollazzo dei Florio e della borghesia palermitana (i quali utilizzavano la “nobile arte� della caccia servendosi di poveri e malcapitati piccioni come tiro a bersaglio), troviamo quattordici suoi splendidi piccoli quadri la cui freschezza è paragonabile all’acquerello, anche se la superficie della tela non gli consente l’assorbimento come nel caso della carta. Egli ne utilizza la tecnica accompagnando il colore con piccoli tocchi di pennello, forse utilizza anche le mani per direzionare il colore. Il risultato è pregevole e accattivante. Sfruttando le potenzialità cromatiche del pigmento Gallé realizza i diversi piani dell’opera. In questo suo ipotetico viaggio, che ci fa fare attraverso i paesaggi di un paese lontano, il Canadà, l’artista ci mette in contatto con la natura, con il verde di piccoli affioramenti di alberi tra le candide distese nevose invernali. Il colore bruno della miscela di un caffè che non conosciamo (quello americano), da bere un po’ come il tè in grandi tazze e in grande quantità, è quello delle tinte dei suoi splendidi acquerelli. In essi, al di là dei possibili interventi dell’uomo che continua a distruggere la vegetazione, è catturata la poesia magica di un paesaggio silenzioso, forse anche senza animali, ma che ti invita alla riflessione, lontano dai clamori di una società sempre più imbarbarita da messaggi mediatici sublimatici e menzogneri. La mostra è visitabile fino al 23 luglio 2007 Stand Florio Via Messina Marine n. 40, orari dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 19.00, da lunedì a sabato.

Palermo, 09/07/2007 Francesco M. Scorsone

Andrea Cusumano - Toyland – lavori londinesi

Domenica, Luglio 1st, 2007

Il fatto di avere intitolato la mostra in maniera quasi esotica non mette questa al riparo di valutazioni che alla mostra stessa potrebbero essere mosse in un senso o in un altro. Andrea Cusumano ce la mette tutta per lavorare al principio dell’affermazione dell’uomo artista utilizzando tutti i mezzi che ha a disposizione. Mi ricordo ancora di una mostra al limite della dissacrazione nella quale si avvaleva, quale scena per la sua performance, di una chiesa sconsacrata (San Nicolò del Gurgo alla Vucciria), che pure era stata luogo di culto in cui si respirava ancora un clima di sacralità, dissacrata dalle installazioni dell’artista. La casa di Cristo rimane sempre e comunque la Sua casa anche quando gli uomini, con la loro stoltezza, ne hanno fatto un luogo di discarica per cassette di frutta, materiali di risulta e altro, tale da renderla irriconoscibile al culto e quindi, gioco forza, costringere le autorità ecclesiastiche a deciderne la sconsacrazione. Questa operazione viene normalmente effettuata con un decreto della Diocesi di appartenenza rimuovendo dall’Altare Maggiore la Pietra Sacra o reliquia posta al tempo della consacrazione. In questa mostra, esposta alla galleria Prati di Palermo, Andrea Cusumano rimane fedele al suo stile. Egli riprende una istallazione, già presentata a Los Angeles e a New York rispettivamente nel 1997 e nel 1998, in cui un bambino su un‘altalena diventa spettatore dall’alto di un fantomatico e surreale scenario da catastrofe post atomica. Nel suo sviluppo in più tavole, Andrea Cusumano rappresenta una serie di bambini che si dondolano nel vuoto; uno di questi stringe un piccolo giocattolo: un bus ai cui finestrini una serie di orsacchiotti assistono come lui allo spettacolo disarmante della distruzione del proprio pianeta. Sono bambini con evidenti problemi fisici i cui handicap del corpo sono chiaramente visibili. Nei loro atteggiamenti è connaturato l’aspetto più infantile del bambino ma non vi sono sorrisi, non vi è gioia pur in questo strano gioco a cui li ha relegati l’artista.
I segni genetici di una natura umana che ha scelto la strada peggiore per continuare a sopravvivere sono tutti evidenti.
Ma che la mostra volesse essere un atto di denuncia contro tutte le nefandezze dell’uomo è evidente fin dall’ingresso. Una serie di disegni erotici danno un assaggio di quanto poco coinvolgimento sentimentale, quanto poco amore, e al contrario di quanto sesso senza alcun sentimento, vi sia nei protagonisti di questo secolo. Una serie di lavori, collage e disegno a penna su carta, validissimi, accattivanti e invitanti allo stesso tempo, sia sotto il profilo fantastico che artistico, realizzati facendosi guidare dalla propria mano e seguendo il tratto sinuoso di corpi morbidamente rappresentati e presentati in libertà senza inibizioni di sorta. Piccoli lavori di grande raffinatezza estetica e stilistica che, se saputi leggere, danno appieno la consapevolezza che il lavoro di Andrea Cusumano coerentemente prosegue nel verso del suo inizio. La mostra alla Galleria Prati Via Quintino Sella n. 77 Palermo, resterà aperta fino al 14 luglio 2007 con orari: dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 20.00.

Palermo, 01/07/2007
Francesco M. Scorsone