Archivio di Aprile, 2007

Un mare d’arte – Le notti bianche dell’arte a Palermo

Venerdì, Aprile 27th, 2007

A guardare il manifesto ti viene già uno strano presentimento. Una lunga elencazione di nomi. I più disparati da Renato Guttuso ad Andrea Di Marco all’onnipresente Piero Guccione (una sorta di prezzemolo che sta bene per tutte le pietanze). La mostra al contrario di quella allestita a fianco e proveniente dall’Ermitage di Pietroburgo nella quale le opere sono disposte con estremo rigore e sapientemente illuminate, risulta confusa e oseremmo dire: faziosa. Ciò non toglie che se la estrapoliamo dal contesto non sia una bella e buona mostra; si tratta infatti di una serie di opere di qualità superiore. Ma ci risulta difficile trovare il nesso tra il titolo “un mare d’arte� e le opere. Un mare in quanto è presente il mare nelle diverse opere? O un mare in termini numerico (circa 60). Chissa! Bisognerebbe chiederlo a Lorenzo Zichichi che per partorire questa mostra è dovuto “scendere in fondo alla Sicilia�, alla ricerca del “santone� del mare. Inoltre lo spazio destinato alla mostra è abbastanza esiguo e non rende il senso della spazialità di certe opere. A una prima e superficiale visione hai la sensazione di diverse note stonate, quadri molto grandi in contrapposizione a quadri molto piccoli, gli uni vicino agli altri. Mentre di tutti gli artisti è esposta un’opera originale, di Renato Guttuso è esposta una acquaforte acquatinta: “unico esemplare intelato�, così si legge nella didascalia che accompagna l’opera, (come se ciò fosse un pregio e ne facesse un’opera particolare, rispetto alle centinaia della stessa opera non intelate. Mah!). Ma le note stonate sono tante. Il mare dipinto dagli artisti invitati è un mare dell’immaginario nostrano, un mare visto dal balcone di casa propria, dalla spiaggia delle vacanze, è, quello estivo di Rimini. Non è certamente il mare di John Constable o di William Turner; ma molto più modestamente quello casalingo di Mondello. Il Mare è un’altra cosa un po’ come la mostra.
Le opere bisogna guardarle e goderle per quello che sono, non senza però quel giusto senso critico che ci deve accompagnare quando si vuole entrare nel meccanismo delle scelte estetiche degli organizzatori. E allora ci chiediamo il perché di tante stranezze: agli artisti non è stato dato a tutti lo spesso spazio; in alcuni casi mancano le didascalie delle opere; molti artisti sono presenti con più opere rispetto ad altri presenti con un’opera sola; bisogna per quanto possibile avere sempre la giusta misura. Certo mi rendo conto che alcuni artisti pur di esserci avrebbero fatto “carte false� ma lo abbiamo detto all’inizio non bisognava fare una scelta faziosa come in effetti invece è. Ma forse alla fine è stato meglio così. Ci spieghiamo quindi perfettamente la presenza delle opere di Hermann Albert e di Werner Tübke di novecentista memoria. Sono infatti d’accordo con quanto scritto da Marco Di Capua, nel suo testo in catalogo: questi artisti non sarebbero mai entrati alla biennale di Venezia. Un appuntamento annuale che dal dopoguerra in poi serve a mettere in risalto esclusivamente personaggi incapaci di un qualsiasi progetto pittorico.
Un sorridente tonno, grondante di sangue, arpionato nella camera della morte da brutti ceffi nella mattanza di Ernesto Lamagna non danno il senso della drammaticità dell’avvenimento. Ma di tonnare ve ne sono altre due quella di Tommaso Cascella e di Bruno Ceccobelli. Sintetiche e riflessive le opera di Mario Schifano “Alto mare� e di Piero Pizzi Cannella “Vivere al mare�; di mondelliana memoria le opere di Andrea Di Marco, Valentina De Martina e dell’immancabile Croce Taravella; datate quelle del grande pittore astrattista Afro “Porto Ercole�, 1952, Fabrizio Clerici “Mare serenitas�, 1967 e Giorgio De Chirico “Nudo�, 1928/1930. Per il resto la mostra corre sul binario dell’ottima pittura. In sintesi possiamo affermare che malgrado le discrepanze prima richiamate è una mostra da vedere anche perché non sono frequenti gli appuntamenti culturali di buon livello ad ingresso gratuito. Bisogna in questo senso dare merito all’Amministrazione Provinciale e al suo presidente on. Francesco Musotto che ha scelto di non fare pesare sui cittadini l’onere di vedere un pubblico palazzo, come il restaurato palazzo Sant’Elia, ma soprattutto gli appuntamenti culturali, in maniera gratuiti e non come da tempo ci ha abituati il Comune di Palermo e la regione siciliana che malgrado spendano risorse ingenti per la “cultura�, i luoghi destinati alle mostre sono ormai a pagamento malgrado ticket e tributi comunale e regionali. Ma questo è problema che interessa solo i meno abbienti. I ricchi sono invitati alle “prime�, alle “inaugurazioni�, hanno titolo per l’ingresso e catalogo gratuiti. Sono “l’imprinting� di questa città. Sono i notabili, quelli che hanno titolo per candidarsi ai diversi appuntamenti elettorali di questa regione, sempre meno autonoma e sempre più dipendenti dai “capricci romani�. La mostra a Palazzo Sant’Elia rimarrà aperta fino al 5 maggio 2007 orari da domenica a giovedì dalle 10.00 22.00, venerdì e sabato dalle 10.00 alle 24.00. Ingresso gratuito, catalogo ed. Il Cigno € 20.00.

Palermo, 25/04/2007
Francesco M. Scorsone

IGOR MITORAJ - Angeli, Miti ed Eroi

Mercoledì, Aprile 18th, 2007

Erano anni insospettabili quando, per la prima volta, Mitoraj, scultore franco-polacco, arrivò a Palermo. Era il 1985, esponeva allora alla galleria “La Tavolozza�: una galleria tra le più in e potenti di Palermo. Frequentata da politici, collezionisti, artisti, intellettuali come Leonardo Sciascia, era considerata il centro di gravità della cultura palermitana; chiusa ormai da tempo, perché con la fine della cosiddetta prima repubblica molte cose hanno cessato di esistere, forse perché trascinate inesorabilmente e senza colpa in qualcosa che stava cambiando la storia d’Italia o forse perché sono finiti i politici e gli intellettuali di razza a Palermo.
Ricordo perfettamente quella mostra e ciò che scrisse Sergio Troisi, sul quotidiano Giornale di Sicilia del 5 febbraio dello stesso anno, titolando l’articolo “L’archeologo della psicheâ€?. Credo proprio che nel termine “archeologo” stia tutta la grande passione che ha questo artista per gli eroi e per i miti. Un artista nato e cresciuto lontano dalla terra del mito, distante geograficamente dal Mediterraneo e dalle sue leggende, egli ha trovato in questo mare, e nelle terre da esso bagnate, tutta la forza della sua scultura e del suo essere scultore. La mostra “Angeli, Miti ed Eroiâ€?, che si è inaugurata il 13 aprile 2007 al Loggiato San Bartolomeo di Palermo, è un omaggio all’arte di Igor Mitoraj. Occupando i tre piani dell’intero complesso, gli organizzatori hanno voluto mettere in risalto alcuni momenti dell’arte creativa dello scultore. Al piano terra troviamo i bozzetti e gli studi preparatori delle monumentali Porte degli Angeli, eseguite nel 2006 da Mitoraj per la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, e le scenografie create dall’artista per le opere teatrali “Manon Lescautâ€? e “Toscaâ€?di Giacomo Puccini esposte insieme ai bozzetti delle scene e dei costumi. Salendo al secondo piano del Loggiato ci coglie impreparati la visione - così come accade a Charlton Heston nel film “Il pianeta delle scimmieâ€? quando alla fine scopre, dopo il naufragio e tante difficoltà, l’enorme busto della statua della libertà di New York affiorante dalla sabbia - di due gigantesche teste di “bronzoâ€? che, proprio come nel film, affiorano dal piano calpestabile. La patina che le riveste è quella tipica dell’ossidazione del bronzo: le rende immortali. Noi piccolissimi, rispetto alla maestosità di quell’apparizione, ne rimaniamo meravigliati, quasi smarriti. Mitoraj ci ha colpiti ancora. La bellezza delle porte e delle sculture che avevamo viste al piano inferiore erano “ben pocaâ€? cosa davanti alla maestosità di ciò che abbiamo ora di fronte. Non senza qualche interrogativo ci avviamo al piano superiore e la luce accecante che entra dalle grandi finestre ci fa riflettere in questo ambiente magico ricreato dagli allestitori della mostra. Le sculture assumono una dimensione più umana; ne percepiamo la sensazione fisica e il rapporto che intercorre con questo elemento della creatività umana. Sentiamo il bisogno tattile di toccarle, le circumnavighiamo cercando dei punti di contatto visivo, con gli occhi ne accarezziamo le forme. E’ un godimento per i nostri circuiti cerebrali.
Ciò che ci ha deluso di Mitoraj, dopo tante aspettative, è il dono realizzato per la Provincia di Palermo e atteso da lungo tempo: il monumento all’�Eroe Elimo�. Se ne era parlato molto in questo ultimo periodo e personalmente non sono d’accordo con quanti sostengono che “a caval donato non si guarda in bocca�. Palermo avrebbe meritato ben diversa scultura in dono. La pillola che ha tentato di addolcirci Lorenzo Zichichi, attraverso una sorta di narrazione sulla storia degli Elimi in Sicilia, non fa lievitare la statua (alta in quanto tale circa un metro). Essa rappresenta il busto di un cavaliere forse anche elimo che impugna uno scudo. La statua è sormontata su un plinto di oltre due metri che non ne fa certamente un monumento di tre metri e mezzo. La scultura in questione è stata sistemata nel prato adiacente al Loggiato. La mostra resterà aperta fino al 27 maggio 2007 con il seguente orario: da martedì a sabato; dalle 16.00 alle 19.30 - domenica dalle 9.00 alle 13.00 - lunedì chiuso. Ingresso gratuito. Catalogo € 60,00
Palermo, 18/04/2007
Francesco M. Scorsone

VITTOR - Calde e scure carni generatrici

Domenica, Aprile 15th, 2007

L’impatto frontale della mostra di Vittor (al secolo Maria Badalamenti), allestita nella navata centrale del Complesso Monumentale Guglielmo II di Monreale, non è tra quelli che avrei scelto per tentare di colpire l’immaginario collettivo. Le opere, disposte al centro e appese a dei fili di nylon, penzolano creando una sorta di quinta di palcoscenico. E sì che l’artista è anche scenografa. Sue, infatti, sono diverse scenografie realizzate per il teatro di Verdura a Palermo, ma anche per lo spettacolo teatrale “Li Fimmini di Troia� di Ciccio Randazzo a Carini, per lo spettacolo teatrale il IV Re di Henry Van Dike e altri. Ma la mostra che oggi Vittor presenta è il compendio di una serie di tre momenti della sua pittura, del suo essere donna - e soprattutto mamma - come lei stessa ha dichiarato alla provocatoria e cortese domanda del Sindaco di Monreale Salvatore Gullo nel corso della presentazione della mostra. Quando le ha chiesto cos’altro fosse oltre che pittrice, scenografa e artista, lei ha aggiunto appunto: mamma. Credo che, in effetti, per analizzare la sua più recente produzione proprio queste pomone dipinte, ignare di liposuzioni, diete e defaticanti ore in palestra, rassicurate da tanta carnalità esibita oltre ogni misura quasi a volere bilanciare la magrezza dell’autrice; madri opulente e generose amanti vogliose con le quali gli uomini amano perdersi nei loro molli ventri dal color terra d’africa, abbeverati dal sangue copioso che tracima dai loro capezzoli, generatrici di fecondità primitiva e inconscia, vengono esibite appese a questi fili di nylon in una sequenza decrescente in ordine di tempo. Ci sistemiamo al centro di questa istallazione attirati da alcuni manichini da sartoria imbellettiti e illuminati. Sistemati ai lati della mostra come a fare da contraltare alle prima richiamate “madri natura�. Forse una mise scenografica? Forse una provocazione? O forse un omaggio alla magrezza e alla taglia trentotto. Chissà. Ma la nostra attenzione è captata dal primo ciclo di lavori dedicati ad un periodo del quale, anche se cerebralmente può essere considerato di minor impatto, avvertiamo il rimando alla seconda ondata futurista e ci lasciamo cogliere da forme che decifriamo facendoci aiutare dalla conoscenza e dal ricordo. Sono immagini che ci appartengono maggiormente. Sono in ogni caso “momenti di luce�.
La mostra, corredata da un catalogo con testo di Maria Teresa Montesanto, resterà aperta al Complesso Monumentale Guglielmo II di Monreale fino al 29/4/2007 con i seguenti orari: da lunedì a sabato dalle 9.00 alle 19.00, la domenica dalle 9.00 alle 13.00. Ingresso e catalogo gratuiti.

Palermo, 15/04/2007
Francesco M. Scorsone

FRAMMENTAZIONE 2 - Tre modi di essere – tre modi di fare

Giovedì, Aprile 12th, 2007

Non mi aspettavo ad onor del vero una mostra così compatta. Tanina Cuccia, Salvo Messina e Pierluigi Tantillo espongono i loro lavori alla nuova Galleria Art Gallery di Via P.pe Paternò n. 46 di Palermo. Si tratta di un ciclo di opere già presenti in internet e facenti parte del lavoro che diede inizio al gruppo “framment-azione�. Questa mostra, dal titolo Frammentazione 2, mette in risalto il nervo scoperto dell’arte contemporanea. Avevamo visto nel corso della mostra Eretica, tenutasi a Palermo nello spazio “Sant’Anna�, come molti artisti si servano dell’immagine sacra cristiana per rappresentazioni al limite del blasfemo. Non è questo certamente il caso di Tanina Cuccia. Questa artista, formatasi all’Accademia di BB.AA. di Palermo sotto la guida di Salvatore Provino e originaria di Piana degli Albanesi, ha assimilato la lezione dei maestri dell’arte sacra bizantina. L’artista opera inserendo nelle “icone�, che nella fattispecie sono per lo più tavole volutamente asimmetriche - come nel caso di Empireo disordine o Sinassi - elementi di chiara matrice informale. Elegante e raffinata, nelle sue opere non vi è mai un eccesso di elementi, al contrario sembra che lei usi il detto della cucina dei grandi chef del levare, e in questo contesto i risultati sono ottimi. I suoi “affreschi� su tavola, l’utilizzo dell’argento meccato ne fanno un’artista che lascia ben sperare. Di natura diversa è l’opera di Salvo Messina. Questo artista per lo più predilige il disegno. Nelle sue opere esposte in mostra, al contrario di quanto accade in quelle di Tanina Cuccia in cui l’occhio indagatore accetta in maniera quasi soggiogata la contemplazione, seguiamo le linee del disegno come a volere cercare il punto di partenza che ha scelto l’artista per iniziare il suo omaggio alla spiritualità, alla rappresentazione iconica della Passione di Cristo. Per un attimo il pensiero ci porta a Cornelius Escher, alle sue intricate e complicate linee e piani che si intersecano dando volume e consistenza ad ogni cosa. Nel caso di Salvo Messina, però, la soluzione grafica operata dall’artista è di tipo rappresentativo. Egli si lascia condizionare dall’immagine religiosa, ne accetta il complesso e delicato meccanismo della rappresentazione. Tutto è riconducibile all’immagine Principe di Gesù e della Sua sofferenza. Completamente diverso è il rapporto di Pierluigi Tantillo. Sostiene l’artista: “l’opera è metafora di una realtà soggettivamente vissuta e sofferta. A ribadire questa forte coesione appaiono frammenti del fenomenico che si rendono tangibili nella loro oggettiva concretezza.� Se dovessimo giudicare il lavoro dell’artista attraverso questa premessa contenuta nella brochure, faremmo fatica a capire le istallazioni che completano la mostra. Una serie di totem disposti negli spazi recuperati della galleria non rendono “giustizia� alle opere di Tantillo siamo certi dell’inequivocabile valore “concettuale� che ogni istallazione ha, del suo personalissimo e complicatissimo modo che ha l’artista di raccontarsi e di raccontare vicende legate ai martiri di Srebrenica, al cervello, al nudo e soprattutto al potere evocativo che può avere la fotografia applicata ad una struttura totemica nella quale diversi possono essere i termini per una lettura attenta e senza possibili fraintendimenti. Siamo certi che le opere di Tantillo decontestualizzate permetterebbero una più attenta e certamente positiva valutazione. La mostra si concluderà il 21 aprile 2007 orario visite dalle 17.00 alle 20.00 escluso i festivi.

Palermo,12/04/2007
Francesco M. Scorsone

FRANCO LO CASCIO e le sue “misteriose seduzioni”

Lunedì, Aprile 9th, 2007

Non è la prima volta che mi interesso al lavoro di Franco Lo Cascio. Sono passati ormai oltre venti anni da quando, con il patrocinio del Comune di Isola delle Femmine, organizzai la mostra “Nei giardini del quotidiano�. Fu una mostra che trascinava quella coda rivoluzionaria che lo aveva contraddistinto e fatto apprezzare come giovane artista a ridosso degli anni della contestazione giovanile, “del tutto e subito�. In altre parole: del mitico ’68. In questi ultimi anni però, la sua produzione artistica si è “imborghesita�, forse complice l’età ma soprattutto quella voglia che ti prende e che ti fa pensare di avere già dato e che forse è giunto il momento di iniziare il “raccolto� perché altri dovrebbero sostituirti nella fatica della contestazione e della rivendicazione nell’ambito di un processo di rinnovamento della società. Lo Cascio quindi, abbandonando definitivamente lo schema che lo aveva contraddistinto, accetta questo nuovo ruolo di pittore da cavalletto e trova nella figura femminile e in particolare nell’aspetto erotico che emerge dalla femminilità la sua nuova strada.
Egli si compiace. La sua pittura non è più caratterizzata dai toni freddi del celeste e del grigio che pervadevano tutta la sua opera. Oggi egli usa colori caldi quali: l’arancione, il giallo, il verde e il rosso in particolare con il quale spesso inguaina le tornite e sensuali gambe di una ballerina o di una contadina distese, magari, in un interno e alle cui spalle si intravede un paesaggio di turneriana memoria. Ma i suoi personaggi sono anche: studentesse, suonatrici di violino, operaie, mamme con i loro bambini e soprattutto ammiccanti donne. Strane attese aleggiano nei quadri di Lo Cascio, “misteriose seduzioni� le ha definite l’artista; sono più propenso a pensare che l’atmosfera che si avverte nelle sue opere ha qualcosa di “vietato�, al di fuori del comune sentire della seduzione, di quel “gioco� tipico che spesso nella seduzione ha come punto di riferimento l’eterosessualità. In questo contesto però, assume poca importanza la natura della stessa. La seduzione infatti non ha sesso. L’atteggiamento degli angeli presenti nelle opere di questo ultimo ciclo confermano, se mai ce ne fosse bisogno, come questo nuovo elemento androgino che Lo Cascio introduce nei suoi lavori è un’ulteriore presenza “inquietante� (già in passato, accompagnava le sue opere con l’ “intervento� di un felino predatore).
L’artista cattura l’interesse dello spettatore introducendo l’angelo. Diventa una sorta di psicologo. Si fa portatore degli strani pensieri che percorrono i labirinti dell’immaginario umano. L’angelo non in quanto custode delle umane vicende, ma presenza ermafrodita per rafforzare l’aspetto più misterioso dell’erotismo. Ma la mostra è anche una sorta di inedita rivelazione. Un Franco Lo Cascio proteso e catturato dall’informale. Una serie di opere esposte tracciano una personalissima quanto difficile e impervia strada del suo essere artista informale. Egli non è nuovo a queste sperimentazioni da tempo infatti i suoi lavori, lasciavano presagire la necessità che l’artista più volte aveva manifestato trattando i diversi piani delle sue opere e cioè: rendere libero dal vincolo della figura la sua mano, intervenendo nell’opera in una sorta di gioco cromatico.
La mostra alla galleria Li Art di Palermo è visitabile fino al 20 aprile 2007 escluso i festivi. Catalogo con testo di Aldo Forbici.

Palermo, 08/04/2007
Francesco M. Scorsone

PRESENTI.ASSENTI. Una dedica per 14 artisti

Martedì, Aprile 3rd, 2007

Con questo emblematico titolo è in corso una mostra presso la Galleria Studio 71 di Palermo curata da Aldo Gerbino. E’ un omaggio a 14 artisti scomparsi con i quali la galleria ha avuto rapporti in una qualche maniera e, in particolare, perché nel proprio spazio espositivo o in spazi alternativi ha curato delle loro mostre personali o retrospettive. La scelta che fa oggi lo Studio 71 di celebrare i suoi 25 anni di attività, avvalendosi delle testimonianze di Lucio Barbera, Mariella Calvaruso, Elisabetta Carta, Nicolò D’Alessandro, Aldo Gerbino, Piero Longo, Anna Maria Schmidt, Vinny Scorsone e Maria Antonietta Spadaro i quali hanno tracciato un profilo del tutto personale dell’artista scomparso, è il giusto riconoscimento a quegli artisti (Santi Alleruzzo, Alfonso Amorelli, Ugo Attardi, Enza Careri, Sebastiano Carta, Pippo Gambino, Tecla Iraci, Ibrahim Kodra, Alba Lo Verso, Willy Martinez, Guido Quadrio, Carlo Scarpari, Antonio Toma e Tono Zancanaro) che hanno avuto fiducia nel lavoro di questa galleria diventata, in questi anni, un punto di riferimento della nostra città. La sensibilità e, soprattutto, l’onestà intellettuale e morale, che l’ha sempre contraddistinta, la colloca tra le più interessanti realtà private di Palermo.
La galleria, pur non avendo mai espresso dichiarazioni di intenti, come spesso accade con realtà che nascono e muoiono o, per meglio dire, si dissolvono in una stagione dopo avere affondato le mani nella tasche dei siciliani, rimane una delle poche realtà verso la quale la Regione Siciliana non può vantare crediti. Ha costruito una micro-realtà di cui sicuramente può andar fiera. La sua biblioteca d’arte contemporanea è costituita, oggi, da circa 4000 titoli acquisiti anche con notevole intervento economico. A questo si unisce una notevole attività espositiva che, nel corso di 25 anni, ha dato alla luce circa 250 tra mostre e rassegne.
Dalla galleria sono passati artisti, giornalisti, attori, mimi, critici d’arte, poeti e personaggi della cultura di fama nazionale e internazionale se ne citano solo alcuni: i pittori Chan Kuochiang e Fons Ras; il mimo Marcel Marceau; i poeti Pierre Roller, Stefano Vilardo e Mimmo Morina; i critici d’arte Francesco Carbone, Renzo Bertoni, e Carmelo Strano; i giornalisti Gregorio Napoli e Bent Parodi; gli attori Elisabetta Carta, Fulvio D’Angelo e Stefania Blandenburgo. Oltre a galleristi e mercanti d’arte, personaggi della politica e del mondo sindacale ma, soprattutto, non sono mai mancati gli artisti, che assieme ai libri, sono l’unico vero patrimonio di una galleria d’arte.
In occasione di questa ricorrenza è stato coniato un medaglione ricordo.
La mostra, corredata da un volumetto in distribuzione gratuita, resterà aperta fino al 14 aprile 2007 con orario dalle 17.00 alle 20.00.

Palermo 01/04/2007
Francesco M. Scorsone