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	<title>transontology  sublyme</title>
	<link>http://blog.teknemedia.net/gpdimonderose</link>
	<description>Nuovo Blog Blog.teknemedia.net</description>
	<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 13:27:00 +0000</pubDate>
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		<title>ontopologia</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 13:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpdimonderose</dc:creator>
		
		<category>sublyme</category>

		<category>transontology</category>

		<category>ontopology</category>

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		<description><![CDATA[&#8230;&#8230;.notte sublime si nascose nel letto delle nuvole e si rivelò all&#8217;alba con il raggio di luce sublyme di un tempo che fu e che sarà: oh quante volte gli occhi hanno visto l&#8217;invisibile sublyme senza scorgere la disvelanza sublyme dell&#8217;essere? A chi si rivolga il tempo quando pensi alla destinanza e giochi con le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;&#8230;.notte sublime si nascose nel letto delle nuvole e si rivelò all&#8217;alba con il raggio di luce sublyme di un tempo che fu e che sarà: oh quante volte gli occhi hanno visto l&#8217;invisibile sublyme senza scorgere la disvelanza sublyme dell&#8217;essere? A chi si rivolga il tempo quando pensi alla destinanza e giochi con le sorti degli universi? La dea sublyme non gioca mai con la mondità, ma soffia le sue auree sublymi nei pensieri delle stelle che mai guardano a ieri, ma illuminano i sentieri della destinanza sublyme dell&#8217;essere. Madre della sublymanza ed eterna eventuanza che guardi e contempli senza parole e getti e lanci i segni degli ewenti sublymi della destinanza senza deklyni, come il volgersi dell&#8217;eventuarsi astrale degli immensi ed infiniti universi, né replicante o klonante come le stagioni del cuore della natura, o le intermittenze sublymi della notte o del giorno in disperanza disanimata della destinanza della sublatione sublyme. Ma solo lì la singolarità sublyme dell&#8217;evento dà alla luce la destinanza dell&#8217;excstasy sublyminare che dagli abyssi sublymi sorge, si dà in risplendenza, si ewentui quali luci della vivenza sublyme delle aurore senza più le scorie di ieri e senza più le pre-visioni del domani: oh madre sublyme della destinanza dia all&#8217;essere l&#8217;ewentuanza o l&#8217;invisibile sogno sublyme, affinchè l&#8217;esserci possa raggiungere le lontananze sublymi delle luci boreali e naufraghi nel sublymynare abysso degli ewenti waghi, ewanescenti ma pregnanti di miraggi della desideranza sublyme. AH ascoltai la sera sublime con i pensieri rivolti verso le veglie ed ora si è qui ad attendere gli ewenti sublymi velati di presagi e ricordi. Non saprei quando possa durare l&#8217;attesa dei sogni sublymi, né se la notte sublyme della destinanza salvi dalle spire degli abissi della sublimanza, ma se la madre dell&#8217;eterna sublymanza e della destinanza sublyme disvelasse agli sguardi il tramonto e giammai invocasse il deklyno eterno degli abissi sublymi, l&#8217;eternità abiterà le menti sublymi quale gioia sublyme senza fine e senza fini, e grazia sublyme fluttuante nelle tempeste di tutti i wenti degli ewenti abissali della destinanza sublyme. Ora si è oltre gli ewenti sublymi della destinanza abissale, trascorsi all&#8217;ombra degli abyssi tenebrosi e il sentiero abissale non svela radure sublymi della transplendenza, ma solo abyssi sublymi ove possa naufragare la destinanza senza ritorni ewentuali. Oh che i volti sublymi che giungano in-contro siano l&#8217;eventuarsi dell&#8217;esserci, e se così non fosse e mai vada si sia preda della destinanza abissale sublyme, altro tempo non è più necessario per calpestare il nulla sublyme o il niente abyssale che svuoti le sfere della mondità abissale senza anime né sensi. SI attenderà che l&#8217;ewento sublyme dell&#8217;essere si sveli dagli abyssi sublymi con le luci delle aurore delle destinanze: meglio il bagliore sublime della sublazione dell&#8217;ewentuanza dell&#8217;essere che la lenta transcendenza negli abissi kaosmici: così parlò Kalypso la sublime dea o musa o transmusa dell&#8217;eventuanza.<br />
Le interpretazioni della transestetica transestatica &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.
</p>
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		<title>eventuanza</title>
		<link>http://blog.teknemedia.net/gpdimonderose/2008/09/07/eventuanza/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 23:17:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpdimonderose</dc:creator>
		
		<category>Uncategorized</category>

		<category>sublyme</category>

		<category>transontology</category>

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		<description><![CDATA[   la  dea  del  sublime  inabissò tracimando con moti  ondosi  altisonanti  mai  visti, né  uditi   in  transonanza  transudita:  quel  che  fu la  più  transtabile  che  si  conoscesse s-pro-fondò  negli  abissi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>   la  dea  del  sublime  inabissò tracimando con moti  ondosi  altisonanti  mai  visti, né  uditi   in  transonanza  transudita:  quel  che  fu la  più  transtabile  che  si  conoscesse s-pro-fondò  negli  abissi   con la  sua  sublime    transvivenza  glaciale.  Ah  la  catastrofe  sublime:  un soffio può far capovolgere  le  immensità  più  eccelse,  tanto da  generare  l&#8217;attante  della  transmorfia  sublime   che  farà  naufragare  l&#8217;esserci: è    il soffio  dell&#8217;essere  sublime che  genera  la  catastrofe   sublime   per  mutarsi  in essere  abissale  sublime.   Ah  il soffio di  desideranza dell&#8217;essere sublime  si  dà  quale  catastrofe sublime,  prossimità  del naufragare, quale  destinanza  dell&#8217;essere  per la  morte  sublime.  Alla    presenza  dell&#8217;essenza  sublime   della  transonanza   dell&#8217;incanto,  al balenare    del  miraggio  sublime  immenso   e  transinfinito  l&#8217;essere   sublime    è   in  diafana  transvedenza  quale  estasi  sublime, quale  respiro    che  sente  la  vicinanza  del  sublime,   ma  quel  soffio   farà  vacillare  l&#8217;immensa    la  sublime  e  transinfinita  esistenza  glaciale.   L&#8217;equilibrio  fondante  la  transtabilità  dell&#8217;esistenza  dell&#8217;essere sublime si  svelerà  oscillante e  transonante.   Una  transonanza  transinfinitesima  genera  l&#8217;abisso sublime  ove  l&#8217;essere  sublime   naufragherà: dall&#8217;incanto  sublime    alla  morte  sublime:  dal miraggio  sublime   al  naufragio  sublime.   Ah  l&#8217;abisso  sublime   che  si  disvela  nella  sua  ellittica  curvatura   sublime: si vive solo la  superfice  del mondo trafitti dal raggio del nulla sublime    ed è  subito  morte   sublime,   l&#8217;essere  sublime   è  solo  sulla transvarietà  transferica trafitto  dal raggio  abissale sublime   ed  è  subito  sublime  abissale   in  diafana aldilà.       La  dea    sublime distese  le  sue  intime  essenze  mentre  disvelò  al  transtempo  il suo   essere  nuda  al  mondo.  Ahah   essere  in     nuce, ah  essere  in luce:  lunghi  anni sulle  ali dell&#8217;estate  sono state  le  sole  volte  in cui  la vita  sorse  senza  dinieghi  né divieti.  Ah  le  ore  grandi come  un secolo, ah  le  cose  piccole  come  galassie,  si  svelarono  diafane  in  transvedenza animate  come  nuvole  d&#8217;un  giorno  assolato  e  solo,  scorto dietro  l&#8217;angolo della  morte  sublime.  Lì    la sorte  verrà  ancora  a  spiegare  la  transmente,  mentre  le  nubi  lanciano  al  mondo ombre  colme d&#8217;attesa  e  di  tormenti.  Si   transente  già  la  gioia  che  s&#8217;avvicina  a  passi  lenti.  Ma  menti?  Ah  le  montagne  viola  o  lillà,   la  notte   sublime lì  là  in prossimità  della  mondità  con la  velocità  della  destinanza,   più  rapida d&#8217;un uccello  da  preda,   prenda,    prenda,   predante  la  preda  fuggitiva  lì  là, che  al  fine  si  dà,  giacchè non ce  la fa.  Si   farà  ancora  in tempo  a  spengere  le luci  prima del sonno  dell&#8217;attesa  e  del riposo: denso di  sogni  ed incubi  e  vuoti  di  mente.  Lì   è  ancora  giorno e  il sole  tarda a  tralasciare, sarà  ancora  preda  della  nostalgia della  bella  estate  che  si svela alla sera  sublime  con l&#8217;abito delle  stelle  fisse, mobili, cangianti  ma  senza  tanti allori  per  piangere  e  per sognare: con la  sorte  oltre  la morte  sublime.   Avrò  ancora  sogni  da  vendere  e  gioie  da  acquistare, ma  non so più se  c&#8217;è  la  diafana  tranvedenza   o  se la  luce  segua ancora il destino  dei  viventi  o  la  nostalgia  dei  morti.      Proverò  ad  essere  una  tranvedenza con la sera  dietro  le  spalle   e  la  notte sublime e buia quale transvivenza,  ma  sarà una  nube  nera  come  l&#8217;incanto  della  morte  sublime  ad  avvisare  le  ultime speranze  con il  fascino  del nulla sublime.  Ahah  udrò ancora  il sole  cantarmi  le  melodie dell&#8217;armonia  afenomenica  della  transonanza  in   diafana  tranvedenza che  lascia al  mondo il mistero dell&#8217;evento  sublime,  ma  all&#8217;ultima  ora la  destinanza  sublime   sorprenderà  con la  fantasia  dei  fiori  e  la  luna  da  sola apparirà  all&#8217;orizzonte  degli  eventi  sublimi:  lascerà  sognare  senza  fare  del male: con la  follia  sublime   negli  occhi:  ah  come  è  vuota la  notte sublime senza  i  sogni  del  transdicibile.    Ora  son trascorsi  millenni  luce   e  dell&#8217;attimo  del cosmo  e  dell&#8217;universo  non c&#8217;è  traccia:  nulla, né  del  destino, né  della   transvivenza così  densa, così  tersa, così  casta, così  vicina  al nulla  sublime   e  senza  fasti.   Qui   correrò ancora un&#8217;altra  volta per   raggiungerla  con le ali del   destino  sublime    e   l&#8217;ultimo raggio che  provenga  dall&#8217;aldilà  sublime   e   insegua  senza  sosta  una  luce sublime  e  misteriosa  e  senza  transenso,    poi mi  volterò ancora una  volta  per  vedere  gli  occhi  di  chi  decise  la  sorte  del mondo,   prima  che  sia  fuori per sempre  e  transenta il  transaudibile  con la musica  della  transonanza  o  la  la  transcordanza  sulle   note  del nulla  sublime,  o  con i  sogni  sublimi   abitati dagli occhi  dell&#8217;essere  sublime:  lei  è  sublime,  è  la risonanza  della  transonanza  in  transcordanza,  amante  del  disordine, in lei  c&#8217;è  la  leggerezza  ma  anche  la  tristezza  d&#8217;una  nuvola  a  primavera,  lei  è  sublime  amante  della  transvedenza,   in lei c&#8217;è  la  luce  ma  anche  il buio  atroce  d&#8217;una  nebbia  subliminare,  lei  è  sublime  nemica  delle  tenebre:  è  caotica come  il sole,  ma  le  piace  il  perielio  sublime  di  venere,  non saprei  bene  se  le  piace  la  nostalgia  della pace  o  l&#8217;ira  della  vittima  che  tace,  ma  sublime  lei  è  e  sarà,   non  mi  sogni   più,  ho  le  labbra  grosse  da  attraversare,  la  sera  o  al  mattino:  non fa  differenza,  tanto  ci  sarà sempre  chi  avrà  gli  occhi  per  ridere  e  lo  sguardo  finto  metallo.   Ogni  sera  al tramonto  alzi  gli  occhi  al cielo  e  pensi:  quando  era  sublime  la  mia  giornata,   tant&#8217;è  che non riuscivo  mai  a  sapere  quando  il lunedì   venisse,  c&#8217;è,   ci   sono?   Sì, sì, ancora  un  altro  poco  ed andrò  a  dormire,  sognerò gli  occhi  tristi  della  sera  e  la  luna  sublime   mi  farà  compagnia,  col  raggio  blu dell&#8217;estate  e  col raggio   rosa  dell&#8217;autunno,   ma  non mi  sogni più,    non  farà  bene sostare sulle  piazze  di  notte  e  cantare come  i  grilli  dei  conventi   e  le  sere  passate  ad  urlare: dio, dio, non molestare  gli  organi e  i  letti  e le  strane  passioni  dei  gatti.   AH  gli  occhi di  metallo lucido li  ho  visti  una  domenica  pomeriggio  in vitro,   in vetro,  dietro  le  vetrate  virtuali,    ma  non mi  sogni    mai  più,   o  i  sogni  sublimi  non ci  lasceranno  più.    Sublime  è   il tramonto  dei  sogni:  è  il tramonto  sublime  dei    sogni. Fra  un  poco  verrà  la  sera  ed   uscirai  di  qui  libero  come gli   uccelli  del mare  che  vanno a  pescare di  notte  il  sangue  blu,   ma    non ci  sarà  più.   Adoro ancora  la  sera restare  a guardare la  notte sublime  e   più  buia,  con le  stelle annoiate  d&#8217;essere fisse  e il  creato che  è  lì che  attende  i    desideri  dei  nostri  sogni  sublimi.   Ancora una  volta  e  tutto  sarà  scomparso sulla  faccia  della  terra:   non c&#8217;è  più  pioggia,  non c&#8217;è  più  luce,  non c&#8217;è più  un   dio    che    produca un miracolo stanco  o  appena più  in linea con l&#8217;orizzonte e  l&#8217;universo,   ah    mi  sentii   persa  tra  le  sublimi   transcordanze   come  una  gru  a  primavera,   ma  c&#8217;era  il  sole  e  c&#8217;era  il  mare  e  a  me  veniva  voglia  di  cantare  le  nenie  da  bambina, quando  l&#8217;età  incrina  e  la  soglia tra  la  vita  e  la  morte   torna  a  vacillare.   E&#8217;  la  transonanza  sublime.  Ancora  un solo attimo  e  poi  si  potrà  morire: mi  guardò   per  l&#8217;ultima  volta  con  gli  occhi  più  lucenti  della  transfera  del  circolo  polare  artico ,  ma  non si  smosse  dalla  destinanza.  Subì  ancora  una volta la  sorte  avversa:  aveva  un  diadema  con la    veste   più  vaporosa  della  serata,  di  quelle  che  quando  ballano  fanno  vacillare  il  mondo  e  il  cuore,  e  si  inizia  a  tremare  come  se  si  fosse  sottozero  all&#8217;equatore.  Oh  la  musica    era  bella  sì,  ma  si  cantava  da  folli,  si  suonava la    transonanza   dell&#8217;infanzia  maledetta  e  le  vesti  che  volavano  sublimi      e  senza  senso,   ma  quella notte  sublime non si  lasciò  alla  sorte  il  privilegio  di  fare  le  scarpe.  Capii  all&#8217;improvviso  che  il tempo  della  giovinezza  era  pallido  e  il tempo  del sorriso  già  dietro le  spalle  dei vecchi  platani  d&#8217;un giardino  verde  e  rosa,  blu  e  glicine,  sublime  lillà,   lì   là  quando  sorgerà ancora  il tempo  della  pazienza  fuggitiva  e  secolare,  quando  la  sorte  guarirà  gli  incubi  che  accompagnano  la  luce  del giorno.  Quando  verrà?  Ora  che  non ci   sarò  più?  Oh    spinga,  spinga    forte:  la  navetta    dovrà  tremare  con la  forza  d&#8217;urto  delle    corazze    e  la  bellezza  sublime   degli  sguardi  di  fanciulle  prima  che  per loro  sia  già  sera  o  notte  sublime   e   fonda:    addio,  addio,  affondi  pure  negli  abissi  sublimi   del tempo,   tanto non ci  sarà  mai  più  chi  le  darà  la  luce  sublime    dell&#8217;inverno  a  sole  spento,   oh  mare,   mare   non  mi  lasciare  di  notte  a  naufragare,  con  le  stelle  della  notte  sublime   che  guardano  le  volte del  creato  tutte  le  volte  che  il loro  sorriso  si  volge  al passato,  oh  non gridi  invano,  tanto  gli  astri   sono  tutti  folli,  oggi  ti  dicono  che  potrai  trovare  i  tuoi  sogni  nel  cassetto, domani  nel letto  e  un altro  giorno ancora  non si  sa dove  o si  speri  o  si  spara.    Oh    attenda  pure  un altro  anno,  tanto  dovrà  arrivare  ancora  con lingue  piene  di  vento  e  la  chioma  nera  e  china  e  bianca,   come  l&#8217;alba  sublime,  ah  ci  sono  giorni  in cui  la  sera  non arrivi  mai  e  il tramonto  duri  il  transtempo  transinfinito  che  serve  per  morire, nascere  e  rivivere  in altri  luoghi,  in altri  mari, in altri  mondi   o   in  altri  universi  sublimi,  senza  sentirsi  persi,  né  tremanti  di  gioia  o  di  paura, ma  solo  vuoti,  soli,  come  il sole  nella  transradura  abissale   della  foresta  sublime  e    nera,  nel cuore  del  continente  più  antico  d&#8217;ansie e  di  timori  sublimi,   come  quando  pare  che  non ci  sia  più  niente  da  fare  per  restare  ancora  in vita.   No,     non mi  sogni  più   con la  gioia sublime   del cuore  e  il  sorriso  perso  per  strada   mentre  si  cercavano  le  viole.    Non  è  ancora giunto il transtempo  in cui  la  notte  sublime   avrà  lasciato  le  sue  spoglie  alle  stelle  e  vestirà la corolla  con i  fiori  roridi di  pianto.   No ,  non mi  sento  stanca:  è  solo  il  soffio  della  vita  che   accompagna  la  notte  sublime  con il dolore  della  morte sublime   e  al  mattino  fugge  via,  con  la  velocità dei    sogni   sublimi.   E&#8217; sveglio? sono le otto del mattino e la sua sorte sta partendo,   non so più dove andare ed ho una gran voglia di morire,  ma fra poco sognerò di entrare in quella luce che fin allora mi uccise  tutti i sogni   a occhi chiusi e a occhi aperti. Ma, la prego, non apra,    perchè è la morte che attende con l&#8217;arma bianca e nera vicino al mare, oh no, no, non so soffrire,   ma fra poco morirò e mai più la rivedrò,   la sogno sempre, sempre, oh come è dolce il tempo, oh come è forte il vento,  ma  fermare non si può e dove andrà,  non lo so,   ma non si volti mai, non si giri e ri-giri mai,   giammai vorrò che i suoi sogni siano spenti come i miei,   non si fermi più. Sento già suonare. Quella porta è già aperta e il sole del   transinfinito già splende in altomare,  mi vien voglia di gridare, ma la mia voce non suona più, le mani e i piedi sono immobili,  come il respiro,  il mio povero cuore non mi batte e ri-batte più ed il mitico corpo già si sente giù,   giù, giù fin nell&#8217;abisso,  da dove non non si sale più su,   sussù non lasci,   non  lasci, ma non si fermi,  continui almeno lei a sognare,  ad occhi chiusi o ad occhi aperti,  tanto per sognare il  sublime   non serve guardare.   Oh   mi spinge  oltre quel tempo della vita mortale,  lì   ove le  onde  fuggitive e stanche varcano le soglie dei sogni  e sostano  un istante transinfinito per contemplare le bellezze  sublimi  lunari  o   lunatiche?    Oh si lasci guardare,  è     bella solo come il sole all&#8217;alba,   che  non guardo  mai,  perchè  mi piace  di  più  sognare  il sole  tramontante,  con i suoi raggi  sublimi   ultraviolentiviola  che  volano da qui  a  lì  senza il timore delle distanze  o degli  ostacoli  o  delle remore  o  dei dinieghi .    Lei ci  ri-penserà,   si dà?  si  darà ? si  sottrae,  si  kripta,   si dekrypta,   si  vela   e  si  disvela,  è  la verità    bellezza,   la legge  dura  della  dolcezza  del  sublime,   un nobile  fenomeno  della  seducenza  astrale,  le stelle  son lì  solo  per  farsi  con-templare,   guai  a  chi pro-getti  la  prossimità,   ikaro-docet? così la  finirà di  farsi  del  male  da  soli?  così parlò   Kalypso  prima del diluvio universale,  niente  male,   aldilà   delle stelle e non solo  quelle,   ma di  sola  bellezza non si salva  il mondo. Oh   non è  così?   Oh  è  dolce  come  il mare  salato,   ma di  dolcezza si vive una sola volta.  Oh   si  regali  un  sogno  sublime  abissale  o   vuoto come la grazia pregnante dell&#8217;universo denso  d&#8217;incubi e di orrorose tragicità.  Oh   faccia sognare  il  sublime  della  transplendenza  per irradiare l&#8217;intermittenza aurorale  del  miraggio  boreale  quale brillanza astrale,  ma di luci  soffuse e terse  si può   anche  perire o svenire,  o sbranare dall&#8217;eroina  versus semidei.Ohh,   oh si lasci  affondare:   è sublime  come le stelle,  ma quelle  non se  ne stanno  lì   a  guardare:  son  fisse,  mai  fesse,  ma fissate, replicanti,   in  armonia  afenomenica  transonante la medesima melodia armoniosa e tediosa  mormorante:  domani,  domani?  sì, domani,   potrà   annegare  o volare,  o  morire  o  soffrire,   ma  non  lasciare,   non  lasci  mai  più,   le stelle  amano essere  viste a  distanza  siderale,   guai  a  toccare il  fondale  universale,  si  può    s-pro-fondare  nell&#8217;abisso   sublime,  senza  mai  più  tornare tra  l&#8217;aurora  e  l&#8217;infinito  o  transinfinito:  è  finito?  è  già    tutto irreversibile  abissale?   Oohh  non  lasciare,    anzi  si  lasci  attraversare senza  fiatare,  come  già  si lasciano oltrepassare  i suoi  occhi  dalle intermittenze  delle  desideranze,   che  danze!   E&#8217;   finita:   con il sorriso  sornione  della perfida albione,  appena  baciata  dalla fortuna  bendata, anzi  cieca   come la sua anima  dis-animata,  che  corre e fugge  via, per  non tornare  mai alla deriva,  strane onde fuggenti,  saranno le  superonde  della stranezza   sublimi   che  spezzano e frantumano la transpazialità -transtemporale,  ma  così difficili  da catturare  dai  miti  sublimi?  Quanti  quanti  ancora?  Chissà,   è l&#8217;indeterminatezza  sublime   della  stranezza,    bellezza,  che   spro-fondatezza.   Ora  e  mai  più   non ha più senso ascoltare le voci degli abissi sublimi  della memoria dei ricordi diafani,   non ha più senso alleviare con il miele eterno   l&#8217;eterno  ritorno,  sì  ma  dove?  Si  è  soli  con la desideranza della morte  sublime,   ah si inveisce ogni volta , quando appare il sublime    ed  abissale    sguardo,   non ha più senso spendere le lacrime della noia senza ascoltare la voce dell&#8217;aurora: che sale saliente ogni volta che l&#8217;esserci   sublime    muore.    Ora   ho anche io lasciato alle luci della notte   sublime   il vago sopore dell&#8217;anima morente, in mente,   ah verrà la morte ed avrà gli occhi dell&#8217;eternità sublime.      Si   ascolta  sempre  la voce dell&#8217;anima: in silenzio: senza il clamore dell&#8217;eternità   sublime.   No   non   ci  sono   più  sogni da vendere, nè vendette da sognare, nè ricordi   sublimi   da regalare a chi viene e và soltanto per mostrare il volto del bene o il volto del male o ambedue anfibologici,   la sapienza   consiglia di sorridere, sempre, o per lo più ogni tanto: almeno quando la presenza della transvivenza sfiora il fiore del   tramonto  sublime: chi rimpiangerà mai più i giorni lontani dell&#8217;infinito ritorno del sublime? In un giorno di maggio  ci  fu   l&#8217;inizio della fine: una sola volta vidi volare la luce dell&#8217;eternità , quando la sera svelò   lo sguardo della morte  sublime, con gli occhi sublimi della divinità:  non c&#8217;è più quella sera rischiarata dalla voce luminosa della tempesta  sublime  e   perciò   perfetta,  non c&#8217;è più tempo per sognare una luce antica e amica che  ri-veli il transenso dell&#8217;essere e, o, la deriva dell&#8217;infinito transinfinito ritorno che mai, se mai, verrà senza arrivi e senza partenza, ma solo una vaga presenza,  come la luce sublime  dei suoi occhi di là , dall&#8217;abysso infinito che mai  lascerà,    libero d&#8217;essere simile ai sogni pensati nel buio della notte  sublime.  Non ha più senso ascoltare il colore dei suoi occhi, se la sera la noia assale ed invade la memoria sognante,  nel vuoto spazio della notte   sublime   c&#8217;è il nulla sublime   che canta con la voce della seducenza astrale  in  transonanza: solo la   transcordanza    della morte ci può salvare,   nel vuoto eterno del nulla  sublime, una sola   transonanza che canti: una canzone   in  transcordanza: su, sussù,   non tremi, le stelle non stanno lì solo a guardare,  la dea  del  sublime non ci ha abbandonato abita lì là    in un campo di  ogigia,   la  xhorà  del  sublime, lillà in un campo di ogigia  la   xhorà   sublime   abita  Kalypso  la  sublime dea  della  diafanè,  lì là  ove  la dea si getta in  transplendenza in  un campo,   in una transradura fiorita di lillà , di ogigia   la  transpazialità  abissale del  sublime,   lì   scende in campo insieme all&#8217;eroe  della  naufraganza,   là   in una transradura luminosa  in  transplendezza  di ogigia,  la  xhorà lillà.   L&#8217;essere   sublime si getta sul campo di ogigia   la  xhoràlillà, lì là la ricamata seducenza della dea  del sublime si svela e disvela nella   transcordanza sublime che seduce la dea    Kalypso-lillà , in una transradura   sublime fiorente di ogigia  la  sublime  xhoràlillà,    lì là ove l&#8217;essenza della dea  sublime si getta, si dà , sì, sissì, la rugiadosa transradura sanguigna, ruggiosa, brillosa, luminosa, transplendente, seduce lì la dea    del  sublime in un campo di ogigia  la xhoràlillà,   lì là si disvela l&#8217;aletheia   sublime, la verità   sublime  si svela in una transradura di lillà , l&#8217; essenza della   dea  sublime si svela sul campo, si dà  in campo lì là,   sì in quella divina transradura sublime   il padre o la madre sono figli dell&#8217;essere  sublime,   o sono figli di se stessi,   la madre è figlia dell&#8217;essere  sublime, o la madre è figlia di sè, così come iddio è figlio di se stesso o il dio è figlio dell&#8217;essere o la dea madre è figlia di se stessa o la madredea madreperlacea è figlia dell&#8217;essere   sublime:   la natura della dea  sublime   è figlia dell&#8217;essere   sublime, la physis sublime   della  divina è figlia di sè e si dà   da sè , sì, si svela da sè , si getta da sè, si pro-getta da sè in un campo di lillà , si fonda da sè in una transradura radiosa in  transplendenza  diafana  di ogigia  xhoràlillà lì là.    Ah essere figli della transradura sublime  vuota, sgombra, libera, disertata,annullata, annichilita, svuotata, diradata,  diafana in eterna diradanza  e  transplendenza,   figli della transpregnanza sublime   della  divina   splendenza,   figli della sua desideranza   sublime,    figli della sua ontogenesi o dell&#8217;essere sublime   transpregnante che si dà   da sè o    dà   sè o     dà   la transpregnanza  all&#8217;essere  sublime. Ah la fanciulla transpregnante dell&#8217;essere sublime  che dà luce e dà alla luce figli dell&#8217;essere sublime  pregnante, o dell&#8217;essere sublime in estasi sublime   in un campo di ogigia  la   xhoràlillà,  lì   là   solo la dea del   sublime    ci può creare.  Ah  essere   disvelanza  sublime   della  transmonade  vuota     in   exstasy   sublime,  quale deliranza  che  danza  nella  diradanza  sublime   dell&#8217;aletheia  dell&#8217;essere  sublime,  senza  il  nulla,  senza  altri   dei,  né   altri eroi,  né  entità  o  superentità,  solo   il  suo evento sublime che si  dà:   viene  in  sogno l&#8217;evento sublime   della  dea sublime   che  si  dà  nella  diradanza  che danza con l&#8217;imago   dell&#8217;eternità  transvedenza.  Viene  in sogno  con la  luce  dell&#8217;eterno  ritorno   della  transvedenza,  all&#8217;alba  di  un  altro  giorno   sublime   con  solo   un  ultimo   desiderio nei  pensieri,   ma  non    viene  mai in  mente,  né  oggi  né  mai.   Lì i   sogni   si  svelano  con  lo  sguardo    della  diafana  transplendenza  del  sublime  nella bellezza,   o  dell&#8217;essere  sublime  nella  bellezza  dell&#8217;ente  ideale,   o   con la  luccicanza  sublime   dell&#8217;exystenza  senza  presenza,  o  solo  con  l&#8217;assenza  sublime,  mentre  sussurra  sempre  ai   transensi  di  svelare  solo l&#8217;imago  della  diafana  transvedenza:   tanto  per  la ricerca  del  tempo  dell&#8217;eventuale  ritorno  c&#8217;è  sempre  innanzi  l&#8217;infinito   o  il  sublime   transinfinito.  Ho  solo  un  sogno  da  raccontare,  ma  non  lo  svenderò  per  qualche  virtù  virtuale,  ho  troppi sensi nascosti  e  silenti e  inauditi  e  indicibili:  forse  un giorno  aleggerà  nella  mondità  la  sua  eterna  presenza,   ma  è  già  sera,  è  già troppo  tardi  per credere  ancora  alle  fabule  con o senza  dormienti,  senza  sogni. Una  sola  volta,  se  mai ci  sarà,  forse  verrà  la  dea  del  sublime  con  in seno  un  sogno senza  senno,  insensato,  ma  non ci  sarà  più  il   tempo  per  sognare l&#8217;imago  imaginaria degli  eventi,   giacchè  non  c&#8217;è  più il  tempo  imaginario dell&#8217;imago eventuale.   A  nulla  pensa  il  nulla sublime  che  sogna  o  immagini  l&#8217;evento sublime   del  suo  infinito  ritorno  dall&#8217;abisso  animato,  ove  la  luccicanza  dell&#8217;evento sublime  si  dà,  senza  nulla  chiedere,   sino  al  terminale  dei  nostri  sogni  insonni  salienti  abyssali,    come una kuspyde sublime   imaginaria che attrae il  chiasma  eventuale,  ahhh   l&#8217;evento  sublime dell&#8217;essere  chiasmale,  sublime   interattanza  dell&#8217;interagenza kuspydale,  ewentuanza  sublime,   l&#8217;essere sublime   s&#8217;eventua  da  sè,   senza  la   legge  che  non  c&#8217;è,  senza   il   translogos   che   non  c&#8217;era,   senza   il   dio   che   mai  ci  sarà.
</p>
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		<title>Direct Link: http://gpdimonderose.mixturtle.com/transonanza.html</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Aug 2008 21:42:53 +0000</pubDate>
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		<category>transontology</category>

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		<title>evento  sublime</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Aug 2008 18:58:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpdimonderose</dc:creator>
		
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		<title>transepistemika</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 17:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpdimonderose</dc:creator>
		
		<category>transontology</category>

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		<description><![CDATA[&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. l&#8217;esserci o il dasein o
l’esistenza è una
posizione, è la condizione per avere predicati, non è un predicato; mentre nella Critica della ragion
pura, l’esistenza diventa un concetto puro della categoria di modalità, torna ad essere il dasein: si può considerare
l’esistere un predicato? Se sì, si ha una trascendenza epistemica o transepistemica; se no, non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. l&#8217;esserci o il dasein o<br />
l’esistenza è una<br />
posizione, è la condizione per avere predicati, non è un predicato; mentre nella Critica della ragion<br />
pura, l’esistenza diventa un concetto puro della categoria di modalità, torna ad essere il dasein: si può considerare<br />
l’esistere un predicato? Se sì, si ha una trascendenza epistemica o transepistemica; se no, non è un predicato, è quindi una problematica anche delle categorie di Aristotele, tradotte da Boezio con “praedicamenta” o pre-dire o prevedere : la prima categoria è la sostanza, o l&#8217;essere un<br />
praedicamentum, ma l’esistere non è un predicato e lì si nasconde una ontologica<br />
fondamentale, e fondamentalmente distruttrice dell’ontologia, per cui il gegenstand è<br />
inafferrabile o indicibile o invisibile o inconoscibile, di cui conosciamo soltanto le idealità della transcendenza che spesso sconfina<br />
nella teoria dell’impossibilità dell’ontologia: l’esistenza o la<br />
distinzione tra cose-persone: le cose sono in sé le persone sono per sé,<br />
perché essere come verità e identità è dei trascendentali o summa genera dei medievali.<br />
Essere ed esistere sono la stessa cosa versus il classico problema<br />
dell’esistenza delle cose che non esistono, si pensa che esistano, ma non esistono: si immagina la transcendenza fenomenica, ma non esiste, se ne può parlare, ma non esiste, sono entità non esistenti, ma l’ontologia fondamentale non è<br />
impossibile: esistere come essere, sia nella realtà che<br />
nella mente, ed esistere come essere nella transcendenza. L’essere è una singolarità transepistemica e per ciò transontologica. Il problema della singolarità transepistemica transontologica si svela nell&#8217; esistenza dei numeri o<br />
gli angoli e altre entità matematiche, o le menti e le emozioni, o la bellezza sublime, ma in un modo diverso da come<br />
esistono le transentità del gegenstand.<br />
L’esistenza è un translogos del numero, la cui numeralità si predica o si predice quale intensità kategorica: si dice numero per tutte le transentità<br />
nello stesso senso: qui esistenza e numero sono un essere singolarità della transcendenza. Se sono nomi non c&#8217;è problema. Se sono predicati, l’equivoco c&#8217;è nell’esistere nella mente e nell&#8217; esistere dell&#8217;esserci. È<br />
noto che il problema veniva risolto con l’analogia entis:ma non si può applicare a esistere-essere, perché il<br />
numero sia e possa essere usato come nome e come predicato, oltre che essere interpretabile come<br />
un predicato di predicati, e ciò riguarda tutti i concetti fondamentali o generi<br />
sommi, o trascendentali: dell’essere si può dire che è, della storia si può dire che ha una storia, dell’io si può<br />
dire che è proprio, della bellezza che sia ideale o vaga o aderente o adeguata e ciascuno di essi può essere pensato in relazione agli altri:<br />
l’essere in relazione al numero, e il numero in relazione agli enti, la storia in relazione agli enti, e la bellezza in relatività al vaga o aderente o adeguata o fenemenica o ideale o kategorica. Il significato dell’essere è adeguatamente espresso dalla transcendenza esistenziale della bellezza e per ciò dalla transepistemica fenomenica. Che cosa comporta l’idea che il senso<br />
dell’essere sia adeguatamente colto dalla transcendenza esistenziale? Naturalmente la transcendenza esistenziale sia quale<br />
esistenza in senso ontologico, sia in senso translogico, sia nella transestetica &#8230;&#8230;.  </p>
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		<title>transontologia</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jul 2008 20:27:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpdimonderose</dc:creator>
		
		<category>sublyme</category>

		<category>transontology</category>

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		<description><![CDATA[..transontologia     sublime&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;                                               &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;  si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>..transontologia     sublime&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;                                               &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;  si   è   in presenza  dell&#8217;arkè   o  transpriorità  o   transingolarità  di  una  tesi   sul  sublime .      Si  delinea  una  gestell  o  struttura  o  impianto  dell&#8217;opera  sul  sentiero  di  una  analitica  dell&#8217;esserci o   dasein-analytik  assentemente  presente  in  kant,    per  interpretare  l&#8217;analitica  della  transbellezza  e  l&#8217;analitica  del  sublime.  Si  approderà  infine  ad  una  ontologia  del  sublime  o   sublyme  quale  bellezza-sublime  plotiniana   o  sublime-bellezza  heideggeriana   già  compresenti  nella  prima  ermeneutica  del  sublime  longiniana  o  burkeiana. Si  offrirà  preliminarmente  una  panoramica  delle  contemplanze  del  sublime  nella  classicità  quale  sublime  della  mathesis  o  pitagorico  o  platonico eventuato  già  da  anassimandro  sia  nell&#8217;apeiron sia  nell&#8217;archè,  quale  sublime  dei  quanta  infiniti  o  del senza-fine  e  del  senza-limiti: presente  nell&#8217;analitica  kantiana  quale  sublime  matematico  o  gegenstand  sublime,  ovvero  quale  transentità  sublime  in  transcendenza,  presente  solo  nell&#8217;immaginazione della  transpurezza  sublime quale  eccelsa e  nobile  magnanimità  o  magnitudine  kolossale , sempre  al  dilà  del  sensibile  e del  percepibile   quasi   fosse l&#8217;alterezza   proustiana.  L&#8217;apeiron  dei  quanta  però  non è  mai  irreversibile:  c&#8217;è  sempre  un  senza  fine  infinitesimo  o una  abissalità  senza  fondale  ove  si  autoeventui  il  sublime  quale  klinamen  o  ab-scissa  dell&#8217;archè  o  dell&#8217;evento  o    della  transingolarità  o    transereignis.  A  quella  visione  quantica  si  aggiunse  nel  corso  del  tempo  una  dinamica  del  sublime  interpretata  dal  pensiero  della  dynamis  aristotelica,  quale  coercizione  kategorica  del  panta-rei   eraklitiano:  qui  la  transpurezza  è  transkatarsi  e  la  sua  transfenomenica  suscita  quel  sentimento  o  quella  tensione  o  quella  intermittenza  che  tanta  fortuna  avrà  nel  pensiero  di  Burke  e  di Kant,   tanto  da   eventuare  il  transfenomeno  del  sublime   o  il  noumeno  del  sublime,  ovvero  il  sublime  fenomenico   e  il  sublime  noumenico.   Ma  nessuno  si  è  ancora  chiesto  del  perchè  esista  una  musa  della  bellezza  e  non  ci  sia   una  transmusa  del  sublime.   Forse  il  pensiero  di  Plotino  ci  viene  in  soccorso per  delineare  nel  mito  di  Kalypso  la  disvelatezza  del  transmito  del  sublime,  quale  transbellezza  in  transestasy instabile,  fluttuante, in  contrastanza  transdelirante assentemente  presente  o  che  si  sveli  solo  nell&#8217;infinito  o  nel  senza-fine  o  nell&#8217;abisso  del senza-entità   dell&#8217;etere  o  che  aleggi  sempre  entousiasta , nell&#8217;eventuarsi  sempre  ab-scissa dell&#8217;essere-sublyme   in  transmitica   alterezza   quale  bellezza-sublime  o   sublime-bellezza.  Le  interpretazioni  della   transestetica     transestatica   quell&#8217;eventuarsi    dell&#8217;abissalità   transgettano  nel  pensiero  della  mondità.  Quel  che  seguirà  è  intriso  di  quella  pregnanza  e  salienza.</p>
<p>                                   a)  transestetica   estatica</p>
<p> Il sublime dilata il cuore   in  sistole  e  diastole  e   costringe  l&#8217;attenzione  nella  stabilità   e    nella  tensione. È stancante. La bellezza   discioglie   la   transpurezza dell&#8217;anima : si  percepisce   qui    una   differenza  transfenomenica   o  una  incongruenza  spaziale   nella   transestetica  ,  presente  nell&#8217;epigenesi    longiniana     del sublime,  ma  non  ancora  una  differenza  noumenica  nella  transbellezza  o  nel  sublime. Qui      il sentimento  o  l&#8217;intenzionalità sublime consiste in una  vibrazione o    alternazione rapida dei  sentimenti   o  alterità  o  alterezza  dell&#8217;esserci.<br />
Il dinamicamente sublime è simile   alla          transpotenza  osservata in natura  irresistibile   e terribile,  ma    se  si  è  al sicuro,    si   rimane disinteressati   e  perciò   non c&#8217;è   più   un ob-getto  o  gegenstand  che  incuta   la   paura.      Dio è terribile ma l&#8217;uomo  non ha paura.   Anzi   solo  il  dio  del  sublime  ci  può   salvare   o   solo  il  sublime   salverà  il   mondo.   Quella    è la differenza:     il sublime è il coraggio  della  transpurezza     dell&#8217;anima     e     consente     di scoprire      un&#8217;abilità di   stabilità    e  comprendere,   ma  solo  perchè  c&#8217;è  l&#8217;alterezza   dell&#8217;esserci.    La natura   è   sublime      perché eleva,  innalza  l&#8217;immaginazione all&#8217;esposizione    eccelsa,   là   ove    la mente può essere    l&#8217;unica  facoltà  capace  di  comprendere    la sublimità, anche    al  di   sopra della  stessa  natura,    quale sublimità appartenente    alla    libertà    transestetica   dell&#8217;alterezza.     Tale  libertà      è    al   di   fuori del naturale:    interagenza    intima    tra il sublime  o      il dinamicamente sublime e l&#8217;ontologia   della  libertà.      C&#8217;è  il sublime   quale   libertà  che  trascenda    la     natura.                       Il sublime       possibile      o                                   La sublimità,     la    sublime   transpurezza,    il    dinamicamente sublime  è   sempre    in     relatività    o  in  reciprocità   transkategorica    o  in  interagenza      con la libertà.                              E&#8217;       la problematica     della  differenza   transkategorica    tra     il matematico e    il     dinamicamente sublime,   o  della  differenza   analitica   tra   la  transbellezza   e  il  sublime:        entrambi    presuppongono    l&#8217;inclinazione   o  il  klinamen    di trans-essere   e   sensibilità, come quella  del  piacevole;     il     trans-essere    è      pensato       nella   transpurezza  della  transvivenza      o   l&#8217;analitica  della    transbellezza  della natura interessante        la forma del  transente, che esiste      che  c&#8217;è,   che  si  dà   quale   esserci   o  dasein-analytik ;        il     sublime invece   si   trova   di  fronte   un   gegenstand,    sempre   non-ente  o  transente   infinito   o  transentità  abissale  senza-fine,   senza   fondo,   un ni-ente,  un  nulla  o  un   essere    che  ci  viene   in-contro    quale     transente informale,  l&#8217;infinità,   o       completezza      transkategorica   della  transmonade   o   dell&#8217;arkè   o   della   transingolarità   infinitesima   nel  suo  subliminare   ed  infinitamente  irreversibile  nell&#8217;apeiron,   nell&#8217;essere    sempre  senza  fine  e  senza   un  fine  o  un  transtelos:   è      in   interagenza      la  piacevolezza   del        trans-essere      con la qualità,     o    la quantità   kolossale  e  magnanima   e  perciò   alta  e  nobile  quale  eccellenza    o  quale   alterezza.     Nell&#8217;analitica   della  transbellezza      c&#8217;è  la  seducenza   quale     attrazione      transfenomenica,     senza   la  presenza  di  un&#8217;immaginazione;                     la   transestetica  transestatica    sublime  invece     è      presente    immediatamente   quale    compresenza   di  immaginazione   pensante  o         come emozione  dell&#8217;immaginazione dell&#8217; esserci   o  del  non ente,  niente,  nulla   o   sacra   superentità  divina,     incongruente        e     incompatibile con le attrazioni   e  con  la   seducenza,   anzi  prossima  al  timore   e  all&#8217;angoscia;  la mente lì     è     costretta non soltanto      alla    presenza  stabile   dal   transente, ma   è  spinta     anche  fuori ,    tanto   da  non    afferrare    o   percepire     la     completezza    transkategorica   dell&#8217;arkè    quale  transingolarità   e  dell&#8217;apeiron  e  per-ciò  impossibilitata  nel  contenere    il     trans-essere   o  un    desiderio    solo    positivo,      ed  allora   si  evidenzia   anche   il  transenso,   contrastante,     di   ammirazione     o   tensione    o attenzione,  quale desideranza   anche    negativa,   o  non  desideranza   o   dispiacere   o  timore   o  tremore  o  paura  ed  angoscia.      La differenza più importante e più interna,  sempre   transfenomenica    o  transkategorica ,    è    quella     dell&#8217;analitica   del   sublime    o   della    transbellezza   dell&#8217;esserci   o   dasein-analytik :      qui   il   sublime   si    pensa quale               transensibilità che si esprime nella  sensibilità estetica,   la  quale    non desidera essere ricondotta  alla corrispondenza con una  transidea che  non   si   possa sacrificare nell&#8217;apparenza:   l&#8217;occhio richiede  la bellezza come     se  ci  fosse insistenza dello stesso ob-getto,    la  transpurezza     desidera  un&#8217;armonia completa fra il principio e l&#8217;inclinazione, perché tutta  la   tensione    o  l&#8217;attenzione    si    impegna,  giacchè   si  sente       ancora   in   incompletezza, quale virtù non  perfetta.<br />
 Trovare il sublime nella transbellezza    è la transbellezza filosofica.    Quale   analisi di Aristotele della tragedia nella    Poetica, specificamente la sua identificazione delle   salienze   o  pregnanze della tragedia;     come  nell&#8217;esperienza di paura e compassione  conducenti ad una catarsi delle emozioni.      Aristotele   appare   poco chiaro circa quel che accada nella    catarsi.     C&#8217;è bellezza e c&#8217;è  la bellezza-sublime   o  plotiniana:        due transingolarità   in   continuità:  la transbellezza  è  leggerezza in   equilibrio  stabile,  è   una qualità debolmente decorativa . Nell&#8217;alterezza   c&#8217;è la    più ob-scura   bellezza-sublime che si   dispiega    in   profondità e  verità,  o transbellezza  sublime. La differenza tra   le  due estremità,   o  meglio  la  differenza  tra  due  spazi topologici che  si   incontrano   come  in  un  nastro  di  Mobius,   svela    l&#8217;analitica   della   transbellezza   dell&#8217;esserci: se un fiore, un tramonto, un poema, un dipinto, o un brano musicale:     qualsiasi  bellezza  possa essere visto anche come bellezza   sublime,  se l&#8217;attenzione  è diretta ed adeguata   alla   transfenomenica  ermeneutica. Il differenziale  nel continuo è costituito dalla consapevolezza dell&#8217;analitica   transfenomenica del sublime nella bellezza  o  della  transbellezza  nel  sublime.</p>
<p>La   transfenomenica  ermeneutica    della   transbellezza è   ontologicamente  connessa con  la profondità e la verità,  l&#8217;abisso  e  la  svelatezza,   e non è una  transbellezza che   si  adegui  nelle transcategorie  della transbellezza    quale sublime-bellezza.    L&#8217;analitica   del sublime   eventua   una  complessità   della transbellezza  .   L&#8217;analitica  della   transestetica  del  sublime    emerge  come  una   più complessa     ermeneutica  della transbellezza,    quale transbellezza filosofica  o    trascendenza  della  transbellezza  o  sublime   bellezza.       Quella   transinterpretanza   dell&#8217;analisi della transbellezza connessa  con   alcuni dei commenti di Aristotele sulla  tragedia  possono  delineare  l&#8217;emergere  di  un  nuovo  transparadigma  .</p>
<p>Nell&#8217;Analitica  si   distingue il sublime   dalla   bellezza     transfenomenica:   è bella    la bellezza  modello in un ob-getto,  quale principio di organizzazione  di pensiero  nell&#8217;ob-getto,  senza  che l&#8217;ob-getto stesso   abbia utilità.  Qualcosa è bella, contrapposta   ad utile,   con  caratteristiche che si possano identificare   con l&#8217;utilità, ma l&#8217;ob-getto   in  sè è inutile,    è disinteressante severamente,  mentre  dà il  piacere. Un fiore è bello per la sua organicità, la sua simmetria i suoi colori come caratteristiche utili in un  transente , ma la   transentità  è essenzialmente inutile , e così   si  pensa la   transbellezza senza telos.</p>
<p>Il sublime,   in contrasto,  è un principio di   turbamento. È il transfenomeno  intuente  o la  comprensione che incontrino qualche   transentità   che non si  possa organizzare o contenere. Non si possa determinare un principio di organicità che delimiti    la  transentità,   giacché non  si possano determinare limiti all&#8217;entità   quale   ob-getto  sublime. Non si  possano determinare limiti al   transente  che  si  sveli  da  sè,  perché    quell&#8217;entità,   quale   gegenstand, sfidi i poteri di presenza dell&#8217;immaginazione.e grandi virtù con le quali  ha adornato la  mente e   il  coraggio  conquistatore è incompatibile con la bellezza,  incompatibile come il  più grande  quasi infinito:  apparirà   il sublime  quale grande terrore   e stupore;  eventi  e varietà d&#8217;immaginazione  possibili idee  con   più alterezza  di quella bellezza fatale. Loro piansero, Nessuno si chieda fascini così celestiali, Per nove anni lunghi ha messo il mondo in armi;<br />
 Che grazie vincenti! che aspetto maestoso!<br />
 Lei trasporta una dea, e lei guarda una regina.<br />
Ecco una parola non disse del particolare della sua bellezza; nulla  o  alcuna idea precisa della sua persona;  nessuno ha detto  una sola parola  in tutta l&#8217;immaginazione  o immagina brillanti colori,  o immagina la fragranza di una rosa  immagina  l&#8217; origine  della sublymanza,<br />
nel senso della sublyme-bellezza: il costruire un determinato tempio di Zeus, oppure   la  svelatezza   ab-scissa, ovvero il portare-in-posizione una determinata statua di Apollo, oppure il portare in scena una tragedia:   non è soltanto l’alterezza di una sublymanza: disposizione in quanto alterezza è   mitopoiesis . Consacrare    o  mitopoiesis   significa “rendere sacro”, nel senso che nell’offerenza del sublyme il sacro viene   svelato  in quanto  ciò che è sacro è il Dio e viene cercato   extraendolo  dentro la  disvelatezza  della sua presenza. Alla   mitopoiesis:   omaggio alla dignità e allo splendore del Dio. Dignità e splendore   vengono   svelati  nella sublyme-bellezza, non  accanto o dietro alle quali   si  sia  il Dio, bensì esso si dà  alla presenza nella dignità e nello  splendore.<br />
Ogni disposizione nel senso dell’alterezza   mitopoietica è anche sempre   ab-scissione  eventuata   in quanto modalità di collocazione dell’edificio e della statua, in quanto dire e nominare all’interno di un   linguaggio. All’inverso   una collocazione e una sistemazione non sono già una disposizione nel senso dell’alterezza  che pone-in-costruzione;  infatti,  si   presuppone che il sublyme da erigere, da disporre, possieda già in sé il tratto essenziale della disposizione,  sia cioè  se  stesso, in ciò che  sia più   la  risonanza.<br />
Ma in che modo si   coglie la  risonanza  autentica,<br />
che   dispieghi      l&#8217;ab-scindere   e  l&#8217;eventuarsi   dell’essere-sublyme?
</p>
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		<title>transonanza</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 22:25:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpdimonderose</dc:creator>
		
		<category>sublyme</category>

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		<description><![CDATA[  &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.al  di  là   del  pensabile:   inaudito,  insondabile,  inedito,   indecidibile,  indicibile:    si  dà   nell&#8217;ossimora   contrastanza   dell&#8217;eristica,    da nessuno  disegnato     o  progettato   [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.al  di  là   del  pensabile:   inaudito,  insondabile,  inedito,   indecidibile,  indicibile:    si  dà   nell&#8217;ossimora   contrastanza   dell&#8217;eristica,    da nessuno  disegnato     o  progettato   prima   o   gettato   quale  gettatezza  dell&#8217;essere  per  la   morte  sublyme: essere    l&#8217;apeiron     ontodynamica  qualitativa    dell&#8217;archè   quale   situazione  emotiva,  in  moto  infinito,    al  di  là  del  piacere  o  del  dispiacere    dell&#8217;anima  o  del  corpo  animato,    nella  transpurezza    della   transautenticità:    assenza      presente   del piacere  del dolore,   o  compassione    del  dolore    piacevole   o  dispiacere      considerevole   del  disdolore. La differenza    dell&#8217; essere extraordinaria    del  sublyme,     mai   guidata dalla ragione nel tempo,  o  del  tempo,   o  del  contempo,  o  dalle  occasioni  ma  sempre  al  di  là   del  tempo,  o  dell&#8217;ordinario  tempo   e   quindi    sempre   in  transcendenza,  in  transestasi  aldilà  delle  paure    e   dei  timori  e  degli  orrori   e    dei  semplici  piaceri   ordinari   ed  ordinabili,  o  ortogognali, o  ortodossi  in maniera da   appagare   le  transvertigini,   le  sommità  e  gli  abissi,  le  transcuspidi    iperboliche  e   transellittiche,  paraboliche  e  metaboliche   ab-scisse,   a-syn-totiche,   transeccelse,  transeccedenti,  sublimi. Se qualcun  dolore fosse sorto dalla mancanza di qualche soddisfazione,    o   ragione,      quale  angoscia   per  il  nulla  o  in  niente,  o  il  non-ente,  che  si  dia  in  contrastanza    la    paura   o  la  vertigine   dinanzi  al  baratro  o  all&#8217;abisso  sublime    troverebbe nelle   grandi difficoltà lo spettacolo dell&#8217;essere  per  la  morte,   dell&#8217;essere  nella   transautenticità  dell&#8217;esserci  nobile,  in  transalterità   o  in  transalterezza   quale  essere-sublime-nel-mondo-abissale  o  in  transdecostruzione  o  in  autodynamica  dissipazione  o       dissoluzione    irreversibile   o  in instabile    apokatastasi  dell&#8217;apokalisse,  senza  fine   e  perciò nella  più   transautentica     transkatarsi  del   klynamen   sublime:   non è improbabile che quella sensazione di mancanza     sia   molto fastidiosa, perché alla fine    si   pensa   si   sia perso  il  transenso  e  il   senno  per sempre,  quasi   non  si  possa  più  intravedere   il  sentiero   del  ritorno  dall&#8217;abisso   o  dall&#8217;odissea  del  tragico,   o  che  non ci  sia   alcuna  transmusa  Kalypso   o   transmito    al  termine,  al  limite,  lì  nella   radura  sublyme   in  attesa   del   naufragio   ed  in  prossimità   dell&#8217;abitare  poeticamente  l&#8217;evento,   quale  sublyme-bellezza  dell&#8217;essere-eroe   o  dell&#8217;essere-nel-transmito   o  dell&#8217;essere-per-la-nike.                   L&#8217;epigenesi del sublime è l&#8217;infinità,      o   il  transfinito  o   l&#8217;infinito  dinamico  qualitativo. L&#8217;infinità ha una tendenza a riempire la mente con quel genere di orrore delizioso che è l&#8217;effetto più   autentico   della   disvelatezza  del sublime:   il  gegenstand che possa divenire  ob-getto dei transensi   è  nella  natura infinito. Ma all&#8217;occhio che non è capace di percepire i confini,   possano   sembrare essere infiniti, e  produrre gli stessi effetti come se lo fossero veramente,   si   è   ingannati nel piacere, se le parti di un   grande ob-getto sono continue   quasi indefinite, tanto   che l&#8217;immaginazione non incontri nessun   limite  o  confine   o   controllo che   ne  possano   delimitare  l&#8217;estendibilità.    Dopo avere girato come  una  trottola    da  fanciulli     e  poi  immediatente   ci si   distenda   con  gli  occhi  chiusi, gli ob-getti  sembrano   girare   intorno  e  così    il   mondo. Dopo una successione lunga di rumori, come la caduta delle acque ,  nell&#8217;immaginazione   la    transonanza  debole   continua,   anche  quando  il  transfenomeno   sia  finito  o  terminato. I sensi, colpiti fortemente in  maniera   dirompente  entrano  in  transonanza  o  in  sinestesia  aldilà  dei  transfenomeni  o  della  razionalità,   quale   intuizione  della  transpurezza  senza  il  gegenstand,    giacchè  non riescono  a cambiare rapidamente il loro tenore, o non   si adattano  immediatamente   alla  contrastanza,    continuano nella loro  transonanza   oltre    la    dinamica    dei  quanta: è    la   frenesia, ogni ripetizione la rinforza con  nuova    dinamica,   quasi  qualitativa  o  aldilà   o  in  transcendenza  della  dinamica  dei  quanta  infiniti  o  infinitesimi,   non presuppongono senso, ma un translogos di riflessione: quindi  una transensibilità    senza   sensi, quella piacevole  o  dispiacevole   quasi  indifferentemente, o   una  transpurezza   dell&#8217;immaginazione. La   bellezza della natura interessa la forma dell&#8217;analityk-dasein    esistente solo   nella delimitazione;   il  sublime   invece    è  l&#8217; essere  transinformale,   quale   infinità  dei  transensi   o  della  mente  che  sveli  i  transensi  della  transpurezza  infinita,   quale  dynamis   qualitativa:   qualità  infinita  dei   quanta   o   un&#8217;immaginazione di  desideranza    quale essere-sublyme  dell&#8217;immaginazione:   transdesideranza   anche   negativa. La differenza più importante  tuttavia tra   il  sublime    e  la   bellezza   è :     la bellezza della natura   è    una convenienza nella  forma, per cui l&#8217;analitica    sembra essere  predeterminata  o  preformativa, la   bellezza  conduce alla   conoscenza     dell&#8217;argomento   e  si   discopre nella vista, che eccita la sensibilità  per l&#8217;immaginazione, ma  soltanto se   l&#8217;esserci     vede immediatamente    o   tautologicamente   o   riempie la mente  sintonizzata  ad una sensibilità, stimolata per interessarsi alla   convenienza.  Non estende così  la    transvisione    della natura, o  la transpurezza della natura, cioè   della  dinamica ,   o  della  transpurezza  transdinamica:   è   l&#8217;adattabilità  che l&#8217;immaginazione attua     in   relatività  con  una più grande varietà e complessità,  transeidetica descrittiva  o un’ossimorica transfenomenica naturalizzata; distinzione della transfenomenica descrittiva da una geometria esatta,   sussunte   dalla transfenomenica come epistemica    transeidetica, concreta e descrittiva,    orientate verso l’analisi delle essenze morfologiche vaghe,    ovvero quelle caratterizzanti, ciò che si danno concretamente nell’intuizione immediata  alle scienze esatte,   dipendenti dalla geometria come epistemica sì transeidetica  ma astratta ed esatta,    classica     per   l’analisi di essenze geometriche.</p>
<p>La geometria non  esprime con dei concetti di geometria esatta quello che si esprime in maniera semplice, comprensibile e pienamente appropriata, con parole come frastagliato, intagliato, dalla forma    cuspidale; questi semplici concetti sono inesatti per essenza e non per caso; anche per questa ragione non sono matematici:   le teorie matematiche   sono   essenze esatte   assiomatiche, complete e categoriche, perciò la geometria     euclidea   non coglie le differenze eidetiche ultime, le discontinuità qualitative costitutive degli schemi sensibili, né tutte le forme spaziali che sono oggetto di possibili intuizioni singole, non le descrive, non le classifica,    deriva al contrario ogni sua forma da assiomi.     Così facendo   si confondono  costruzione di oggetti e deduzione di formule,   i vissuti come essenze inesatte connessi nel flusso eracliteo della coscienza temporale e i vissuti       o  transerlebniz   eraklytiani   che  si  convertono   attraverso la correlazione noetico-noematica in  transformali essenziali, distinguendo fenomenologia e geometria quali   incongruenze   kantiane: concepire la fisica come indirettamente evidente in quanto basata sulla presunzione della matematica di essere adeguata al reale; disgiungua la  svelatezza fenomenica a priori dall’essere fisico transformale e per questo privo di senso;  critichi l’empirismo della fisica, sussuma la fisica alla  fenomenica,  senza  risolvere la problematica   dell’origine della spazialità  né quello di una geometria morfologica che conferisca un contenuto matematico preciso al sintetico a priori. Una  impasse della teoria fenomenica  che  consista nella morfologia della lingua naturale, per descrivere le singolarità eidetiche inesatte appartenenti alla sfera descrittiva:   la fenomenologia, che voleva essere una scienza eidetica del futuro post-matematico e post-fisico, regredisca   verso una descrizione linguistica arcaica pre-matematica e pre-galileiana.    Manca nel pensiero   kantiano   una geometria morfologica che colmi tale divario,   anche  fenomenico    o   nell&#8217;apriori    dei caratteri fondamentali della fenomenica,   quali le essenze  o le ontologie regionali;  il sintetico a priori    corrisponde  essenzialmente a una tesi di modularità  degli ob-getti; oppure al flusso temporale dei vissuti, le regole eidetiche che lo vincolano corrispondono a degli algoritmi, a dei programmi,   implementati :   la correlazione tra atti mentali e noesi e tra strutture ideali di senso e noemi, la convergenza del solipsismo. Le ultime teorie fisico-matematiche,    la teoria delle catastrofi e delle biforcazioni, degli attrattori di sistemi dinamici non lineari, la teoria dei fenomeni critici e della rottura di simmetria, la teoria dell’auto-organizzazione e degli stati critici auto-organizzati, la termodinamica non lineare,  sono in grado di spiegare come singolarità  microscopiche possano organizzarsi in strutture emergenti macroscopiche, sulla base di fenomeni d’interazione   mesoscopici,   quasi  fossero    meson   o  creodi   autodinamici:  epistemiche   che elaborano aspetti qualitativi delle morfologie fenomeniche   o macrofisica qualitativa dei sistemi complessi   senza separare la fenomenica   estetica,   come analisi qualitativa  della  bellezza,  dalle scienze esatte,  si possono modellizzare geometricamente le essenze morfologiche vaghe e schematizzare i loro a priori sintetici .   I vissuti estetici possono essere simulati  ed essere morfodinamicamente modellizzati,   quale  kategorie   dinamiche  qualitative  post-kantiane   del  sublime.   La transbellezza   è   una qualità     della  dynamis,   così  anche   il  sublime   si  dà   sia  nelle  kategorie   quantitative  sia  nelle   kategorie  dinamiche  qualitative ,  e  si     dà    con   un transenso di  gioia e piacere   in  vista  della grande finalità,   sia  pure  non   si  possa percepire distintamente quello che c&#8217;è. Il cielo stellato non riesce   a  svelare un&#8217;idea   di grandiosità,  le stelle giacciono in confusione  apparente,    con   impossibile occasioni    di  senso  e   di   calcoli:    ma   se  si   dà   un  transfinito  o  una     infinità   o    qualche genere di grandiosità che consiste in moltitudine   c&#8217;è l&#8217;essere    sublime: una  transinfinità  dell&#8217;infinità  senza la magnificenza. C&#8217;è comunque un   transfinito  veramente transeccelso:    molte   narrazioni  poetiche e  mitopoietiche   disvelino la  sublimità  immaginaria  come la stella del mattino nel mezzo di una nube, e come la luna  piena; come il sole che splende sul tempio di    Kalypso, e come l&#8217;arcobaleno, luce generosa nelle brillanti nubi,  come le  rose nella primavera, come gigli dai fiumi  e  l&#8217;albero di incenso in estate, come fuoco in   un vaso  d&#8217;oro con pietre preziose; come  alberi   di cipresso   fluttuanti   in  dissonanza  con   la  transonanza  della  transvarietà   delle   nubi:   è   la   sublime   transonanza.                Tutti i colori   sono  la   luce  fenomenica   mentre   il  contrario, l&#8217;oscurità,  è il sublime,    ma   senza una  transfenomenicità  nulla può essere sublime:   il   lampo è   sublime  grandiosità    grazie   alla velocità estrema del suo movimento,   della  sua  dynamis. Una transizione rapida dalla luce all&#8217;oscurità, o dall&#8217;oscurità   alla  luce,   è ancora  più grande  sublimità . Ma l&#8217;oscurità   disvela  sempre   transidee sublimi della luce:  nel descrivere l&#8217;aspetto della Divinità,  di  Kalypso  quale  transmusa  del  sublime  immaginario,   tanto da  far  dimenticare le   oscurità che circondano gli esseri,  la luce e gloria  fluiscono alla presenza Divina; una translucenza che dal transeccesso è convertita in una specie di  oscurità. Luce estrema,    che   superando la  sensibilità visiva   sveli  la  translucenza di tutti gli ob-getti, così   quella  transmorfia  somigli all&#8217;oscurità. Dopo aver  osservato   il   sole,   lo   sguardo   è   oscurato   da  due macchie nere, l&#8217;impressione che lasciano sembrano   danzare     dentro  gli  occhi:   può essere immaginata   una  contrastanza   eristica, o   nonostante la loro natura opposta una  paradossale  coincidenza nel produrre il sublime,   gli extremi opposti operano ugualmente nel  disvelarsi del sublime,  quale  notte più sublime e solenne del giorno. Una sublimità deve essere dedotta dalle  origini   ove  si  sveli  il dolore, l&#8217;angoscia, il   tormento e   l&#8217;estasi   sublime,    attraversanti le cause del sublime con referenza in  tutti i transensi,  ma che l&#8217;emozione più forte sia un&#8217;angoscia   sublime,   per   niente piacevole,  una priorità   che può essere una bellezza-sublime molto impressionante,   dismisure di eccellenza gettati in figure regolari,  trasformanti  figure matematiche, con esattezza e transimmetria,   ma le idee matematiche non sono le vere misure della transbellezza  e  del  sublime   in tale transvarietà infinita di tranlucenza,  se  si   immagina   la  transcendenza  della teoria Platonica di  adeguatezza ed attitudine,    l&#8217;archè  dell&#8217;idea di adeguatezza: quella Perfezione  è   l&#8217;epigenesi costituente della transbellezza.  La bellezza in angoscia  è la transbellezza più  transensibile:   è  la  bellezza-sublime  in  trascendenza  o  contrastanza  eristica   con  l&#8217;archè  classica  quale  apeiron  nell&#8217;arkè, la transvarietà nella superficie che non è mai per il più piccolo spazio la stessa; il labirinto ingannevole attraverso il quale scivola storditamente l&#8217;occhio instabile, senza sapere dove riparare o dove è  condotto. Non è questa una dimostrazione di quel cambio di superficie, continuo ed ancora appena percettibile  che transforma la transbellezza?  Ma la   transidea di varianza  o  transvarianza ha portato a considerare figure angolari come belle: queste figure  variano in una maniera improvvisa e interrotta:   c&#8217;è una transvarietà infinita,  in  varietà  diversificata sempre, ove  sia  impossibile  ritrovare i confini,   intenzionalmente  la bellezza consiste   nella   chiarezza  e transparenza,   nella  transdinamica,  nel movimento  quale  transbellezza  che  sposta continuamente la sua direzione&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..
</p>
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		<title>sublime-poetante</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jun 2008 18:43:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpdimonderose</dc:creator>
		
		<category>sublyme</category>

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		<description><![CDATA[&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..una   sibilla dalla bocca delirante   che  disse cose di cui non si ride, non addolcite né da ornamenti né da  profumi.   Il signore che   svelò  l’oracolo in Delfi non dice e non nasconde, ma   pro-getta  il  sublime:   tratti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..una   sibilla dalla bocca delirante   che  disse cose di cui non si ride, non addolcite né da ornamenti né da  profumi.   Il signore che   svelò  l’oracolo in Delfi non dice e non nasconde, ma   pro-getta  il  sublime:   tratti in inganno nella conoscenza del visibile, simili  a Omero, trassero in inganno : tutto quel che   si   contempla   e apprende  si lascia  lì, tutto quello che non   si  vede  o  che  è  indicibile  o  inaudito    lo   si  porta  via  giacchè  è  sublime.    La presenza in Eraclito dell&#8217; oracolo si spiegò   con l’intenzionalità di offrire una  sacralità al pensiero, quasi si trattasse di una rivelazione ermeneutica  sublime.   Eraclito    svelò  la verità  sublime  nel  logos, benché la  verità   sublime  eterna,  non la  si  comprenda   mai, né prima di udirla né<br />
dopo:   così  è   il   mondo,   svelò,   ma  si   è   ignari  da svegli,  come nei  sogni  sublimi,   tale verità riflette la physis  sublime  in ogni ente,  quale   stabilità della physis-archê ontologica,  ma  non  c&#8217;è  risonanza   anche se si  ascolta: sì  è  presenti, ma assenti.    Sublime  è   il   pensiero,   è  l&#8217; ascolto   della  risonanza   dinamica   della physis sublime  che   raccolga l’intima natura della   physis   kryptata,  giacchè ama nascondersi. E   si   dà   o  si  eventua  solo nella  dynamis sublime.  Si dovrà sapere che   anche  la guerra è   sublime, e che la giustizia è contesa   sublime,  tutto avviene   nella  sublime contesa o  eristica  sublime.   Polemos  sublime o  l&#8217;eristica  dinamica  della  physis  sublime    è   l&#8217;ontogenesi  che   rivela  la  fenomenica  degli  dei  e  l&#8217;ontologia  della  libertà  dell&#8217;esserci,  quale  fondamento della   mondità  eleusina.     Eraclito  svelò  la  dinamica  sublime  dell&#8217;eristica in accordo    o   in  discordanze   discordi,   quale   bellissima  e  sublime   armonia,   concorde pur discorde: armonia   sublime di tensioni contrastanti,  come nell’arco e nella lira: questi infatti trasformandosi sono quelli, e quelli a loro volta, trasformandosi, sono  la  dynamis  sublime, concorde e discorde, armonica  e disarmonica,   dinamica   sublime  ontologica-cosmologica   che svela   la struttura ontologica  della  dinamica   sublime  cosmica;  il suo apparente caos  trova  nella  singolorità    sublime la  dinamica strutturale latente, profonda, invisibile: l’armonia sublime   invisibile è   più   pregnante  o  ontologica  della visibile.  La via in su e la via in giù sono  identiche  o  invarianti  nella  dynamis   sublime   ontologica,  così  come  è   sempre  lo  stesso  sia  il principio e sia  la fine nella  sfera.  Quella  dynamis  sublime   del mondo  è la  stessa per tutti, non  c&#8217;è  né una  per  gli dei né una  per  gli  esseri  animati  o  inanimati, ma c&#8217;è sempre stata ed è e sarà fuoco vivo in eterno, che al tempo   sublime   si accenda e al  tempo  si spenga.   Dinamica sublime    reciproca di tutte le cose col fuoco e del fuoco con tutte le cose,  con  l’oro e dell’oro.    Mutamenti   sublimi dinamici  del fuoco: dapprima mare, del mare una metà terra, l’altra soffio kosmico della  dynamis    o   cosmogonia   della   physis  sublime.   Il   kosmos dinamico sublime  è    la   physis   sublime  che  si  dà,  si  eventua   in  una propria   sublime   dinamica  strutturalmente  stabile,   si rivela in  dynamis  sublime   della physis-archê    sublime , interpretate come   sublimi metamorfosi fenomeniche dell&#8217; ontogenesi  dinamica   abissale :  come   sono  gli  insondabili confini   sublimi  dell’anima. Eraclito   svelò   così   gli  inesauribili   movimenti  dell&#8217;essere dell&#8217;ente, quale  dynamis  della physis sublime  cosmica,   quale struttura  ontologica   della bellezza-sublime della divinità o assolutezza dell&#8217;armonia  fenomenica    così  interpretata  nell&#8217;ermeneutica  eristica  della  dynamis  sublime:   le fanciulle  lungo la via che appartiene alla divinità,  con il proprio desiderio sublime  si  inoltrano nella Notte verso la luce. Alla porta dei sentieri della Notte e del Giorno le fanciulle persuadono  Dikê   nel consentire il passaggio   sublime, per la strada maestra che  porta, infine, alla  sublime dea  o  Verità  sublime, la quale  svela   la  sublime   rivelazione:    o  sublime  che  giungi,<br />
rallegrati, poiché   una sorte  sublime  ti ha condotto a percorrere  il   sentiero  sublime. La divinità   sublime   parmenidea è  rivelazione della Verità  sublime. Le qualità  dinamiche   dalla dea  sublime della Verità o della Alêtheia   sublime  si  svelano  nella  sua  ontologica  disvelatezza   della   dinamica    sublime.<br />
La dea è   e  si  manifesta,  si  dà  o  si  eventua  nella  dynamis  sublime.  Essere è pensare  la  dinamica  sublime:  quali siano le vie di ricerca  sublimi:l’una  è    e     non è possibile che non sia,   è il sentiero della Persuasione, perché     svela  la  dynamis  sublime  della Verità, l’altra  non è ed è necessario che non sia:  è un sentiero   ove  nulla si apprende: non  si  può conoscere ciò che non è, né  esprimerlo.  Infatti la stessa  dynamis  sublime è pensare ed essere.   La rivelazione della   dinamica   sublime della  Verità, affidata al mythos afferma l’essere, l’altra il nulla  che non è; indeterminatezza dinamica  dell&#8217;eristica  sublime   solo apparente   giacchè   svela l’essere   sublime  come vera e unica possibilità, e  l’essere che non può non manifestarsi nel pensiero   quale  fenomeno  dinamico   sublime  esistenzale   dell&#8217; esserci.<br />
Essere la  dynamis sublime  o  essere  la  verità  dinamica  della  disvelatezza: to on o to eon,  indica per un verso l’ente, ciò che è, per altro tutto ciò che è, per altro ancora significa quanto è immutabile, imperituro ed eterno, in ciò contrasta  l’instabile physis   sublime,  come  assenti, alla mente, siano saldamente presenti,  non si  può recidere l’essere dal suo essere congiunto con l’essere  sublime, né come disperso dappertutto in ogni senso nel cosmo, né come raccolto   insieme  nella  dynamis  sublime   dell’essere, qui:<br />
l’essere to eon è  pro-posto come lo sfondo che accoglie, stringe tutte le entità, la  dinamica   sublime che dà significato al molteplice degli enti presenti e assenti, lontani e vicini; l’instabilità   dinamica  della physis-archê  sublime   disvela l’assoluta   dynamis nell’essere  sublime:  annichilisce il nulla, risolve la problematica  del passaggio dal nulla all’essere  o  della  transcendenza  dinamica   sublime<br />
 dall’essere al nulla  o dispersione e concentrazione dell’essere nella cosmologia  sublime   o     sublime  proximità   accanto all’essere, un non-essere   quale  entità  fenomenica  di modelli cosmogonici   sublimi.<br />
In    relatività  con l&#8217;epistemica   cosmica dell’essere  sublime in relazione con Senofane,  il  quale  contrappone al<br />
politeismo e antropomorfismo  un  monoteistico incentrato sulla  singolarità  dell&#8217;essere  sublime  e divinità della mondità  nei segni dell’essere.    È necessario il dire e il pensare che l’essere  sublime    sia: infatti l’essere   sublime    è,<br />
il nulla non è: vi  esorto alla  contemplatezza  del  sublime,  da questa prima via di ricerca  si  deve  essere in   lontananza,<br />
ma    anche da quella su cui   gli  esseri  che nulla sanno<br />
vanno errando:  è  l’incertezza che guida una dissennata mente,  si  è  trascinati, sordi e ciechi , sbalorditi   e  senza giudizio,<br />
dai quali essere e non-essere sono   sublimi    e non  sono la medesima    sublimità, e perciò del  sublime c’è un cammino reversibile: che sia   il  sublime  che non   è!<br />
Ma    il  sublime  è   l’occhio che non vede, l’orecchio   che  non  sente  le  risonanze   e la lingua   che  non  parla, ma con la purezza   estatica  del  sublime  dinamicamente   disvela la  sua<br />
consistenza ontologica  sublime.<br />
È la dea   della  verità  del  sublime  che  soggiorna  senza eclisse,  senza  tramonto    che  svela  la purezza  dell&#8217;essere  sublime&#8230;..
</p>
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		<title>ontologia   del   sublime</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 20:43:01 +0000</pubDate>
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		<category>sublyme</category>

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		<title>erhabene</title>
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		<pubDate>Thu, 01 May 2008 19:07:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpdimonderose</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[c’è una differenza ontologica nell’ontica della verità: c’è una verità epistemica fondata sui modelli della matesis, c’è una verità ermeneutica narrativa ed eterotopica o ontocronica, invece l’essere-sublime eventua l’aletheia ontologica quale sublymanza dell’essere nel sublyme. C’è l’interessere tra le tre varietà di verità e c’è l’interesserci epistemico nel senso che tutte le varietà-verità si danno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>c’è una differenza ontologica nell’ontica della verità: c’è una verità epistemica fondata sui modelli della matesis, c’è una verità ermeneutica narrativa ed eterotopica o ontocronica, invece l’essere-sublime eventua l’aletheia ontologica quale sublymanza dell’essere nel sublyme. C’è l’interessere tra le tre varietà di verità e c’è l’interesserci epistemico nel senso che tutte le varietà-verità si danno, si offrono alla mondità quale comprensione del mondo, dell’essere delle entità e prova ontologica o ontoteologica o ontoteleologica dell’esistenza dell’essere-sublyme , ma anche dell’esser-epistemè-del-sublyme o dell’essere epistemica ontologica del sublyme. Anzi solo la verità ekstatika del sublyme discopre sia l’ermeneutica sia l’epistemica ontologica dell’essere sublyme dell’esseRe. Qualora si desideri comprendere anche l’essere sublyme delle entità mondane è consentito anche privarsi dell’ontologia per affidarsi alla classica ermeneutica epistemica per discoprire solo le verità delle entità della mondanità. Ma che cos’è il mettersi in estasy dell’essere-sublyme? Anzi che cos’è la gettanza dell’essere-sublyme nel sublime? È la gettatezza-della-verità della destinanza templata dell’essere nell’aletheia fondale, grund ed abgrund, del sublyme che si dà, si getta nella mondità ontokronotopica. L’essere si eventua nel sublyme quale aletheia, disvelatezza dell’ontologia dell’essere, dell’esserci, dell’essere delle entità mondane, dell’interesserci, dell’interessere: tutte varietà compresenti nella gettatezza-del-sublyme quale aletheia ontologica dell’essere ontoikona, ontoimagine, ontoimago, ontopoiesis. Il sublime delle varietà topologiche della verità dell’essere si danno, si eventuano, si gettano quale fondale o fondamenta nel corso della sublymanza senza mai abbandonarla anche quando gli dei fuggono e il tramonto dell’occidente si secolarizza, per sempre il sublyme si getta intenzionalmente per essere contemplato dallo sguardo dell’esserci, dal musagete, dall’interesserci delle entità mondane della tecnè clonante: mai la verità tramonta, è sempre presente nel sublyme, nella sublymità al di là della storia, aldilà del bene e del male, aldilà delle entità klonate della tecnè. Come mai solo il sublyme riesce a trascendere il corso della storia o della temporalità o dell’ontocronia? Tra le tante ipotesi quella più ontologica è la messa in cura della verità dell’essere. Solo nel sublyme l’aletheia ontologica si cura da sé, si getta, si fonda e si cura senza gli dei fuggitivi, senza più il musagete preda dell’oblio dei tempi-mala-tempora o del destino cinico e barale, senza l’obsololescenza nihilista della tecnica klonante. L’essere nella gettatezza-della-sublymanza cura da sé l’essere-sublyme, senza la cura ontocronica o ermeneutica, anzi si cura senza l’epistemica ermeneutica e senza la tecnè klonante, getta la sua cura della sua verità da sé quale interessere ontopico che abita poeticamente il vuoto cosmico o la radura ontologica ontokronotopica. È la sublymanza che ci viene-incontro, che si disvela per essere contemplata dall’interesserci dei musageti, così si dà, si cura nella sua futura-anteriorità-gìà-stata e sempre ontologicamente presentemente assente. Nel suo essere già-stata si getta nell’ontokronia anche quale ob-getto, gegenstand, contr-ada, fondale che si getta allo sguardo sempre di fronte quale gettanza della verità dell’interessere non contemplato dalla storia delle entità clonate della tecnè. Il sublyme, la gettanza fondale della aletheia-interessere si dà e si cura da sé quale essere-sublyme o essere-gettatezza-del-sublyme e si eventua sempre quale ontologia dell’evento-verità, aldilà di tutte le interpretazioni infinite o delle clonazioni riproducibili, giacchè nel sublyme è in ekstasy o si getta, si dà, si cura l’evento della verità ontologica dell’interessere o dell’essere dell’aletheia o dell’essere-sublyme-della-verità-nella-physis. Anche quando gli dei fuggono della erhabene e la herabnen non è più una entità mondana ontoteologica o quando il musagete è abbandonato all’oblio dalla mondanità, anche allora la templata-sublyme si dà alla conteplanza, giacché la sua destinanza si getta e si cura da sé, si eventua nella physis quale evento della verità ontologica. È la gestell della erhabene che si dà e si cura e si getta da sé: l’istallarsi poeticamente nella radura della physis eventua l’evento della verità dell’essere-sublyme, ma discopre e dispiega anche la destinanza templata dell’aletheia dell’interessere: il sublyme è la gestell dell’essere-nella-physis, è l’istallarsi della destinanza dell’evento della verità ontologica nella radura fondale ove l’interessere possa abitare poeticamente, anzi l’essere in estasy lascia libertà d’essere al sublyme, ma anche lascia libertà d’essere al mondo, lascia liberi gli dei di fuggire senza perdere la sua originalità, lascia libero il nihilismo della tecnica di clonarsi senza decostruirsi nella sua gestell, nella sua struttura ontologica, lascia libera alla mondanità il suo percorso e il suo tramonto, giacchè l’evento della sua libertà si getta e si cura quale libertà ontologica dell’essere-sublyme della verità-destinanza che si eventua nella physis per lasciare libera la physis di esserci anche quando gli dei fuggono e la tecnè si cura solo di klonare le entità mondane. Anche quando il sublyme si sottrae per lasciare ampia libertà di dispiegamenti mondani delle entità epistemiche nella loro volontà di potenza imperativa, anche allora non fugge insieme agli dei ma abita dis-ascosto, assentemente presente l’essere-sublyme nella sua varietà d’essere-evento-della-verità quale aletheia della destinanza della libertà. Il suo essere dis-ascosto si eventua nel sottrarsi, il porsi aldilà, il gettarsi oltre il nihilismo della tecnè mondana, oltre il tramonto dei paradigmi epistemici ed ermeneutici per essere sublymanza ontologica dell’interessere-nella-physis. Ma il sublyme si eventua non solo nel fondale, nel grund quale ekstasy degli eventi della verità, ma anche nel contempo simultaneamente, anzi kairos-logicamente, nell’abgrund, là ove gli dei non hanno mai soggiornato e gli imperativi categorici delle entità epistemiche non si sono mai avventurati, né il nihilismo della tecnè si è mai sospinto oltre, anzi l’abisso ontologico ha sempre diffuso il senso di timore del nulla o del niente, invece l’abisso è proprio l’assenza del non-ente, l’annichilirsi del nulla per lasciar liberi d’essere la mondità e l’esserci delle entità epistemicamente comprensibili. L’essere-sublyme dell’abisso, dell’ab-grund eventua l’ikona della radura ontologica quale ontopia dell’essere inenarrabile, inaudita, indicibile, indecidibile, mai completamente interpretabile, né epistemicamente fondabile nelle categorie imperative della volontà di potenza della tecnè-klonica o della ermeneutica metafisica trascendentale pre-post-fenomenologica. Per gli eventi dell’essere abisso ontologico della physis c’è solo la comprensione dell’essere sublyme, in attività, in interagenza tra l’essere e la sua radura vuota ontopica. Solo la erhabene, l&#8217;ekstasy dell’essere del sublyme consente al musagete di accogliere l’ascolto del sublyme che si getta nell’abisso della radura ontologica per gettare le fondamenta del fondale dell’essere-sublyme quale ikona della physis, del mondo, dell’interessere, dell’interesserci, dell’interagenza ontopica. Ma quella ikona non è mai epistemicamente presente, si disvela solo nel suo essere indisascosta o dis-ascosta ontologicamente inaudita per i più ed indicibile: solo al musagete presente evidentemente, solo l’interagenza del musagete consente all’evento dell’essere abissale di gettarsi nell’estasy dell’aletheia dell’essere-sublyme. Solo il musagete disvela il mistero o l’enigma del sublyme: la sublymanza ama nascondersri o essere sempre indisascosta, ma nel medesimo istante, per paradosso epistemico o ermeneutico, l’essere-sublyme ama disvelarsi, ama discoprire la sua radura abissale, la sua physis ontopica, la sua gestell ontokronokairoslogica o ontokairostopica. Solo così l’essere-sublyme si dispiega all’infinito nell’a-peiron, nel senza-limiti mondani, nel sub-lime, ma la sua gettanza fonda il fondale topologico, ontopico altrochè epocale ontocronico, si dà per raccogliersi-in-un-confine, si getta per eventuare la gestell, la struttura ontologica dell’interagenza con la physis: delimita la spazialità del sentiero ininterrotto della destinanza dell’essere configurazione ikonica della radura ontologica ove l’essere possa abitare poeticamente. Solo con l’essere-sublyme si eventua la disascosità dell’aletheia, mai adeguata onticamente o epistemicamente o ermeneuticamente, ma sempre sottratta all’evidenza della mondità, ma visibile alla contemplazione del musagete, inaudita ma udibile, paradossale o eristica ma morfo-genica per la destinanza e l’interagenza dell’interessere e dell’interesserci. Lì in quel apparente paradosso o eristica epistemica o ermeneutica la verità stessa è dis-ascosta, anzi l’aletheia si disvela quale dis-verità o essere opera della dis-aletheia dell’essere-sublyme, si discopre quale dis-inveramento della gestell-sublyme o struttura ontologica dis-inverata della dis-verità del sublyme. La verità nel sublyme ci appare quale aletheia-della-dis-invelatezza-dell’essere, o meglio quale verità-dis-ascosta-della-dis-inleratezza dell’essere-sublyme, giacchè il sublyme ama la disinvelatezza, ma ama anche la dis-ascosità della disvelatezza dell’aletheia dell’esseRe. Nella sua eristica epistemica ed ermeneutica del nascondersi e disvelarsi la disascosità della verità dell’essere-sublyme getta nella radura le fondamenta del sentiero della destinanza ontokronotopica, quale gestell dell’essere-sublyme o meglio nell’essere-sublyme     è     in   estasy    la verirà dis-ascosta della dis-in-velatezza o che nell’essere-sublyme    vi è custodita e curata l’aletheia-dis-ascosta della dis-in-velatezza dell’essere-sublyme. Quando si legge o si ascolta una poesia, quando si contempla una immagine nelle sue relativa varietà dimensionali palesi o nacoste, quando l’inaudito aleggia dalla voce dell’esserci dal talento geniale del musagete è     in  estasy     la verità dis-ascosa della dis-in-velatezza dell’essere-sublyme     ed è quell’aletheia che si disvela nella radura vuota e che traccia il sentiero ininterrotto della destinanza dell’interessere. L’interagenza e l’eristica di quella verità-dis-ascosità getta le fondamenta dell’epoca dell’imagine della mondità o della sua bellezza o della sua classicità o della sua rinascenza o della sua surrealtà: la bellezza è, sarà, fu la varietà della verità-dis-ascosità custodita e curata nell’estasy    dell’essere-sublyme. Quella interagenza consente al   sublyme     di essere-sublyme     dall’esserci-musagete o meglio solo quando la   sublymanza   è    in     estasy        quale    essere-verità-dis-ascosa della dis-in-velatezza o che almeno quell’aletheia vi abiti poeticamente, solo allora la verità è    sublyme     e    il   sublyme     è la verità dell’essere-sublyme. Lì si dà    il   sublyme   o     il   sublyme      si dà quale      estasy: l’origine o l’originalità del    sublyme     o del musagete è     il sublyme    della verità dis-ascosa della dis-in-velatezza dell’essere-sublyme, custodita e curata nella radura ove si disveli la destinanza dell’interessere. Si può intuire che la verità ontologica sia anche in opera nella mitopoiesis o forse nel mito quale aletheia dell’essere-sublyme    almeno in apparenza, ma una più approfondita ermeneutica ontologica ci svela come non sia così semplice: nel mito la verità non è in     estasy    quale aletheia-in-dis-ascosità-dis-in-velatezza, ma quale verità-adeguatezza ontoteologica che conforti il sacro senza creare ermeneuche eristiche, anzi quella stabilità epistemica può dispiegare metafisiche influenti&#8230;&#8230;..
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