I Verbi del Corpo
I VERBI DEL CORPO
a cura di Dina Pierallini
Una mostra in esterni sull’espressività del corpo umano come prima forma di comunicazione che precede la parola
Mostra promossa e coordinata dall’associazione Zero gravità Villa Cernigliaro per Arti e Culture
direzione artistica Carlotta Cernigliaro
direzione amministrativa Pierluigi Perinotto
testi critici Riccardo Rabaglio
ufficio stampa Art&Design
organizzazione Buonsegno
direzione tecnica Christian Lampis
segreteria Sara Molon
Comunicato della mostra
I VERBI DEL CORPO
Una mostra in esterni sull’espressività del corpo umano come prima forma di comunicazione che precede la parola Zero Gravità Villa Cernigliaro per arti e culture associazione presenta nell’orangerie La Serra dei leoni di Villa Cernigliaro a Sordevolo la nuova mostra d’arte contemporanea multidisciplinare sulla relazione tra corpo umano e sistema segnico. Le opere saranno affiancate da testi critici scritti appositamente dal critico Riccardo Rabaglio.
MAURIZIO CAIAZZO - ENZA CLAPIS - PAOLO FACCHINETTI - PAOLO FORLIN - SERENA FAZIO - CATE MAGGIA - ANGELO ZUENA -
Un’esplorazione delle origini della dimensione umana della comunicazione, rappresentata dallo “strumento” corpo, che l’uomo ha usato per manifestare pensieri, paure ataviche, desideri.
Una ricerca di segni che il corpo porta su di sé rivelatori di appartenenze, di identità, del tempo che scorre.
Così la maschera di Maurizio Caiazzo, che puntualmente ricorre nelle sue opere non è uno strumento di nascondimento; non tende a celare porzioni di aspetto esteriore del soggetto rappresentato ma è piuttosto una parte dell’intimo che emerge con prepotenza. Mentre Enza Clapis, possente, quasi violenta nella espressione corporea dei suoi soggetti, pur rappresentando di preferenza corpi umani e apparentemente in posa, non riesce a fissare la staticità. I corpi, pur essendo formalmente fermi non fanno che guizzare da un lato all’altro del quadro. Rimarrete affascinati dai cromatismi conflittuali di Paolo Facchinetti, che non sono mai un fine, un’obiettivo raggiunto, anzi uno strumento di emancipazione, di secessione da un mondo asfittico destinato ad un impietoso e ineluttabile oblio a favore di una nuova realtà senza tempo e senza costruzioni spaziali. Non ci si accorge che ad un certo punto il quadro finisce; questa nuova realtà non termina mai, ai confini con l’assoluto. Le opere di Serena Fazio sono spesso, figure del silenzio, dense, inserite in una nicchia protettiva… in una dimensione atavica. Il testo sul corpo nelle foto-dipinte di Paolo Forlin, è un complesso di segni illeggibili, una ragnatela di lettere che avvolge la pelle e la sostituisce. I magici mondi di Cate Maggia dove permane la consapevolezza di una gracilità come a dire quasi un ‘retrogusto’ di desiderio di protezione, di calore, di positività. Per finire le opere pittoriche bidimensionali create sui territori di una ricerca percettiva, ai confini della fisica e della matematica di Angelo Zuena.